Le belle sale di Villa Rezzonico a Sant’Urbano, ospitano, da alcuni mesi, numerose opere pittoriche di una giovane artista rodigina: Stefania Schiesaro.
Pittrice e architetto, poco più che trentenne, Stefania Schiesaro ha già al suo attivo varie ed importanti mostre personali. Con l’opera dal titolo “Racconto rosso” ha partecipato all’iniziativa ideata dall’Accademia dei Concordi “Un dipinto al mese”, che ha riscosso notevole successo.
I suoi dipinti, affascinanti e originali, nascono dalla profonda attrazione dell’artista per il mito, rappresentato nella sua dimensione classica, sia nella letteratura che nella pittura antica.
Ed è proprio la passione per il mito che ha spinto Stefania “verso il concepimento di superfici di grandi dimensioni nelle quali, unitamente al caos primordiale, costituito da un rilevante uso di materia pittorica, si inseriscono dialetticamente alcuni frammenti di dipinti della pittura rinascimentale e barocca, in un’alternanza di astrazione e figurazione finalizzata ad una sorta di spiazzamento visivo. Ritorna quindi incessante – afferma l’artista – la contrapposizione tra due realtà e dimensioni dell’essere, in un difficile gioco di antinomie nel quale, giorno dopo giorno, si consuma l’inquietudine del vivere”.
Stefania Schiesaro, molto riservata, è poco loquace. “Per chi, come me, è timido ed introverso, – spiega l’autrice – risulta quasi più spontaneo e naturale esprimersi con la magia dell’espressione grafica, con la forza della parola scritta o con la gestualità e l’energia della danza.”
Le chiediamo come sia nata la sua passione per l’arte. “Mio padre dipingeva, – risponde l’artista – mia madre mi regalava tavolozze e colori, tele e cavalletti; un pittore, amico di mio padre mi ha insegnato i primi rudimenti. In seguito, ho ricevuto in dono degli acquerelli ed un quaderno per scrivere i miei pensieri. Ero in un periodo di forti tensioni interiori, difficili da esprimere, ma che sentivo di dover esternare per liberarmi dal loro peso.
Ho iniziato a rappresentare il mio mondo interiore attraverso il simbolismo delle parole e del disegno. Sono nati così i miei primi acquerelli e le mie poesie; entrambi carichi di elementi simbolici: la sfera perfetta, centro gravitazionale incorruttibile, la ciclica luna che, in un abbraccio celeste, tenta di adeguarsi alle forme della sfera fondendosi con questa; la spada che, con un taglio lacerante, irrimediabilmente li divide; l’idea quasi ossessiva dei “quattro elementi”, interpretati ad acquerello, decritti, studiati ed analizzati in prosa. Quasi contemporaneamente, nella mia professione di architetto, ho “incontrato” un materiale particolare, quale la fibra di vetro, che mi ha catturato per la sua trama aggrovigliata e per il suo modo di riflettere luce”.
“E’ così che ha avuto origine la tua prima serie di quadri?”
“Sì, erano quadri neri, lacerati, divisi fra due sentimenti contrastanti nei quali si giustapponevano due metà contrapposte: una geometrica e chiusa e l’altra instabile e aperta alle sollecitazioni cromatiche più disparate. Era la lotta tra due mondi, tra due stati d’animo, che si rivelava anche nei titoli apposti in calce: logica e istinto, dubbio e certezza, tempesta e sereno, passione e ragione.”
“La tua prima personale?”
Da allora, l’arte di Stefania Schiesaro è un susseguirsi di rinnovamenti, di ricerca, di prove sull’analisi accurata di ogni dettaglio che l’artista prende in considerazione.
La facilità con la quale intuisce e sviluppa i suoi soggetti è sorprendente. Non si riscontrano ripetizioni o edonismi, ma una capillare messa a punto dei mezzi espressivi che mostrano tutta la loro elasticità davanti alla mirabile composizione. Una composizione a largo respiro, complessa e risolta nei minimi dettagli, preziosa in fase realizzativa ed affascinante per l’originalità cromatica.
Il colore riesce ad accentrare nei soggetti tutta la vastità delle emozioni, dei suggerimenti lirici che ne seguono. Il pigmento di Stefania è musica; delicato e ambrato nei toni, fuoriesce a volte con impeto studiato e sapientemente contenuto dal gioco dei cromatismi.
Nel tempo, l’artista si è rivolta a materiali quali rame, legno, sabbia, carta, mosaico, frammenti di vetro, polveri d’oro. Alcuni presenti fin dalle prime realizzazioni, ma utilizzati in modo via via più libero a creare paesaggi d’anima.
“In seguito, – sottolinea Stefania – alcune riflessioni sulla pittura contemporanea ed alcune necessità interiori, mi hanno gradualmente avvicinato ad una nuova espressione nella quale era più visibile il tratto figurativo, interpretato e rivisitato alla luce della tradizione e della memoria delle grandi opere del passato.”
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Come citare questo articolo
Angioletta Masiero. “I percorsi pittorici di Stefania Schiesaro”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-percorsi-pittorici-di-stefania-schiesaro/