VOCI VENETE NEL MONDO
Il libro, pubblicato col patrocinio della Regione Veneto, si presenta in una veste tipografica accurata ed elegante. E’ ben rilegato, conta 421 pagine, e l’autore si avventura in un campo estesissimo perché il patrimonio lirico veneto è sempre stato molto fertile per la forte e numerosa presenza di appassionati, di artisti e cantanti, di esteti. Si è insomma contraddistinto per una innata creatività ed una geniale intraprendenza.
Per riassumere tutto questo, Padoan ha compiuto un corposo lavoro che abbraccia un periodo storico che va dal 1500 ai giorni nostri, frutto di ricerche accurate e scrupolose durate vent’anni. Comprende circa trecento profili biografici di artisti, ma sono più di settecento quelli nominati e centosettanta le fotografie. Un omaggio a tante voci venete, scrive Padoan, note e meno note, prestigiose o semplicemente modeste, che in vari modi hanno operato nei teatri di tutto il mondo, mantenendo alto il prestigio e la gloria dell’arte melodrammatica.
Quattrocento anni di melodramma esaminati con competenza e professionalità da uno studioso che, oltre al suo grande interesse per le pubblicazioni scientifiche (si è laureato in scienze naturali presso l’Università di Padova), sin da giovanissimo ha coltivato questa sua passione per il melodramma ed in particolare per i cantanti lirici del Veneto.
(Nicola Berti)
LA GUERRA SUL PO
Diversi gli studi apparsi negli ultimi tempi (ai quali si fa riferimento anche di seguito in questo spazio dedicato alle recensioni) che lumeggiano aspetti di storia, cultura ed arte della zona rivierasca del Po.
Alberto Astolfi fa precedere il titolo del suo libro (che ha visto la luce grazie al contributo dell’Amministrazione Comunale di Polesella, dell’Amministrazione Provinciale di Ferrara e della CoopSer di Ferrara) da un occhiello in cui si specifica “Polesella 22 Dicembre 1509”, chiaro riferimento al mitico episodio d’arme, in cui un manipolo di armati di Casa d’Este, guidati dall’intrepido cardinale Ippolito, distrusse la potente flotta fluviale veneziana, acquartierata presso il porto di Polesella.
Ma “La guerra sul Po” va ben oltre al conflitto che, avviato dal patto sottoscritto nel 1508 a Cambrai, si concluse nel 1512 con l’estensione del territorio polesano sotto il dominio della Serenissima. Il volume dà infatti conto di una lunga serie di conflitti che dai primi anni del secolo XIV al XVII videro opposte Venezia e Ferrara, senza che mai la prima riuscisse a raggiungere il suo obiettivo di eliminare la Casa d’Este, che anzi in più occasioni trovò l’appoggio più consistente per la propria salvezza proprio nel popolo del contado.
Nel volume viene innanzitutto dato particolare risalto alla “Guerra del Sale” 1482-84, di cui vengono riportate tutte le fasi, con la conclusione a favore di Venezia, che assicurò il dominio sul Polesine di Rovigo da parte della Serenissima. Segue di pochi anni l’accennato conflitto scaturito dalla Lega di Cambrai, in cui Venezia si vide costretta a difendersi da una forte coalizione capeggiata dal papa, riuscendo alla fine a capovolgere la situazione a lei sfavorevole grazie alla sua diplomazia e ad alcune circostanze propizie. L’ultimo grande conflitto, che per più anni vide il Polesine percorso da eserciti contrapposti, fu quello denominato “Guerra del Castro” o dei Barberini, consumatosi con consistente spargimento di sangue e notevoli distruzioni tra il 1641 è il 44, senza approdare ad alcun cambiamento dell’influenza delle potenze belligeranti.
Lo studio di Alberto Astolfi chiarisce dunque la situazione politico militare lungo le rive del Po, di cui Polesella ha rappresentato un punto chiave, con la contrapposizione dei due stati confinanti. Un contrasto politico ed armato durato quattro secoli, di cui vengono ricostruite soprattutto le vicende militari, evidenziando come, dalla secolare stagione di conflitti, Venezia non sia mai riuscita a conseguire l’obiettivo principale di sottomettere Ferrara e nemmeno quello più limitato di portare i confini della Repubblica fino alla riva sinistra del Po. Una situazione questa concretizzatasi solo quando il territorio nel XIX secolo passò sotto il dominio dell’Austria, che fece sancire dal Congresso di Vienna il nuovo confine del Veneto e la nascita della provincia di Rovigo, ratificata poi, dopo la terza guerra di Indipendenza dal Regno d’Italia.
AA. VV.
TRA ACQUA E TERRA
L’opera, che si presenta con il sottotitolo, “Storia materiale in Transpadana”, nasce come secondo volume della serie “Transpadana Ferrarese, Terra e Genti di Confine”, a completamento della seconda edizione del Premio “Francesco Ravelli”, promosso dal Comune di Ficarolo con il Patrocinio della Regione Veneto, dell’Amministrazione Provinciale di Rovigo, nonchè del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il libro si apre con “L’assedio di Ficarolo”, uno studio di Sergio Mantovani che ricostruisce le fasi salienti della Guerra del Sale, le cui sorti si decisero nel giugno del 1482 proprio con la caduta della fortezza di Ficarolo, strenuamente difesa dagli estensi. Le truppe della Serenissima guidate da Roberto Sanseverino, dopo una fulminea azione su Melara e Bergantino, trovarono infatti una dura resistenza nel bastione di Ficarolo che, affiancato dalla dirimpettaia fortezza di Stellata, vide tra gli strateghi della difesa anche Federico di Montefeltro duca di Urbino. Solo la pervicacia del Sanseverino, nonostante alcune fasi sfavorevoli della guerra, portò alla vittoria veneziana e alla successiva pace di Bagnolo bresciano.
Paolo Tommasi e Raffaele Ridolfi sono gli autori del saggio successivo dal titolo “Il possesso fondiaro in Transpadana, alla luce el Catasto Caraffa del 1779”. Voluto dal papa Pio VI per un accurato censimento del territorio ai fini fiscali, il catasto, redatto dal cardinale Caraffa, è oggetto di studio e riflessioni da parte dei due ricercatori. In particolare, per quanto riguarda la Transpadana vengono evidenziati aspetti contrastanti circa i possedimenti fondiari: mentre nei comuni di Canaro, Occhiobello e Raccano i terreni censiti sono in larghissima parte appannaggio della nobiltà, a Melara Bergantino e Calto la situazione si capovolge, con un grande frazionamento della campagna, nelle mani non tanto di una ricca borghesia, ma di piccoli proprietari con scarsissime prospettive di crescita.
Il terzo studio, dal titolo “Il regime delle acque negli statuti ferraresi del basso medioevo”, opera di Federica Cimino, ricostruisce l’organizzazione gerarchica preposta al controllo delle acque del territorio estense, caratterizzata da molteplici figure, quali il podestà, il giudice degli argini, il notaio e il sovrastante degli argini, fino al cavarzelano. Vengono inoltre descritte le caratteristiche cui dovevano uniformarsi gli scolatori delle varie acque, comprese quelle di tipo fognario. Infine una descrizione dei mestieri legati all’acqua, tra cui quello del barcaiolo, del pescatore e del mugnaio.
Tutte le ricerche si presentano corredate da un ricco apparato bibliografico e di note, in grado di stimolare ulteriori studi ed approfondimenti relativi alla fascia rivierasca del Po nota come Traspadana ferrarese.
I GIORNI DEL GRANDE FIUME
Tra le pubblicazioni realizzate in occasione del 50° anniversario della grande alluvione del ‘51, una particolare citazione merita l’accurato volume edito dalla Minerva, ricco di 180 riproduzioni in bianco e nero realizzate, nei “giorni del grande fiume”, da Walter Breviglieri, uno dei più valenti fotografi del ‘900 che immortalò, in immagini di grande forza comunicativa, i momenti della tragedia vissuta dal Polesine.
L’autore, che in attesa del cinquantenario aveva iniziato a riordinare il suo poderoso archivio di documentazioni visive, è stato anzitempo strappato dalla vita nel corso del 2000, per cui non ha potuto assistere alla realizzazione della pregevole iniziativa editoriale. Il cui completamento è stato possibile grazie all’impegno della figlia Paola e dello stesso editore che, in una postfazione al volume, pensando al tempo dell’alluvione, ricorda il suo personale interesse alla realizzazione editoriale, legato all’origine polesana della madre.
La parte fotografica dell’opera è preceduta da un intervento di Sergio Zavoli che ricorda alcuni concitati momenti dell’epoca, tra cui l’operazione simultanea delle varie sedi RAI, unite “per lanciare nell’etere, tutte insieme, la sigla della ‘Catena della fraternità”.
Altre testimonianze sono offerte da Franca Varignana, Pierluigi Cervellati, Antonio Faetati, e dai sindaci del tempo: Nerio Campioni di Occhiobello, Sante Tugnolo di Adria e Giancarlo Morelli di Rovigo. Ma il pregio fondamentale del volume – quello che sta alla base dell’opera e ne qualifica l’importanza – sta tutto nell’eccezionale repertorio fotografico che, con le 180 immagini pubblicate, costituisce una documentazione visiva di eccezionale importanza, utilissima per comprendere il dramma che, a metà del XX secolo, colpì la provincia di Rovigo, impegnandola per anni in un’immane azione di riscatto, i cui frutti sono oggi chiaramente riscontrabili.
(Lino Segantin)
SANT’ANTONINO PRETE E MARTIRE
Un importante contributo per agevolare la conoscenza del patrimonio architettonico ed artistico del Polesine ci giunge dall’opera di recente pubblicazione, composta da saggi di vari studiosi interessati a fare piena luce su uno degli edifici sacri più originali della nostra terra, quale si configura la chiesa di Ficarolo. Un tempio dalle notevoli valenze artistiche, unico per la pianta ovale, in cui si fondono più figure ellittiche, e caratterizzato al suo interno da elementi modellati con stucco forte.
Il volume, terzo della serie “Transpadana ferrarese, Terre e Genti di Confine”, si apre con l’intervento del curatore, Massimiliano Furini “La parrocchiale di Ficarolo: storia e tratti salienti di un gioiello architettonico altopolesano”, in cui l’autore, dopo aver ricostruito la storia della prima realizzazione del tempio nel X secolo e della sua riedificazione alla fine del XVI, tratteggia l’attuale costruzione avviata nel 1763, opera geniale dell’architetto ferrarese Gaetano Barbieri. Il tempio si presenta originale per la pianta e per l’interno, reso solenne dalla presenza di 11 statue di santi accolte in nicchie delimitate da slanciate paraste culminanti con capitelli corinzi.
Stefania Malavasi e Paolo Pezzolo sono gli autori dello studio successivo “Note per la storia Politica e religiosa di Ficarolo dalle origini alla pace di Bagnolo (1484)”, in cui vengono ricostruiti i momenti più significativi della storia del centro rivierasco, noto in particolare per la rotta del Po del 1152 (che diede vita al nuovo corso poi denominato Po di Venezia( e per la Guerra del Sale che vide le truppe veneziane concentrate nell’espugnazione della fortezza eretta dagli Estensi.
Giancarlo Crepaldi con “Il miracolo della lacrimazione dell’immagine della Beata Vergine dei Magi” si sofferma sull’evento prodigioso, verificatosi nel giugno 1602, su un’immagine della Madonna dipinta su una tavola lignea, tuttora custodita e venerata nella parrocchiale.
L’aspetto achitettonico ed artistico viene approfondito in vari interventi: Fabrizio Fiocchi nel suo contributo “Gaetano Barbieri, un architetto ferrarese per la chiesa di Sant’Antonino” traccia il profilo della formazione artistica e professionale dell’autore del tempio; Daniele Milan e Daniele Paggio con il saggio “Dal rilievo architettonico ai principi compositivi del progetto di architettura”, evidenziano i precedenti borrominiani e barocchi ispiratori dell’opera del Barbieri; Francesco Amendolagine con lo studio “Ultimi intrecci tardobarocchi: architettura e decorazione a stucco forte nel duomo di Ficarolo”, analizza il ricco modellato interno, opera probabile dello stuccatore Alessandro Turchi; Ilario Bellinazzi con l’intervento “Pittori Ficarolesi nella chiesa di Sant’Antonino”, si sofferma sulle opere di Ercole Sarti, Giuseppe Ghedini e Alberto Mucchiatti conservate nel tempio, sulle quali offre il suo contributo anche Donata Samadelli con “Il restauro delle pitture: tecniche e metodologie di intervento”.
Il volume, fondamentale per conoscere ed apprezzare il tempio di Ficarolo, ricco anche di illustrazioni fotografiche che permettono di focalizzare gli apetti più pregevoli sotto il profilo artistico ed architettonico, si chiude con l’interevento Ida Maria Fuggetta “Vasi e suppellettile sacra nella chiesa di Sant’Antonino Martire”.
GIUSEPPE E FERMO BELLINI
“Giuseppe e Fermo Bellini intellettuali traspadani dell’800”, questo il titolo completo del libro, di Luigi Lugaresi edito da “Minelliana-Comune di Bergantino 2002”.
In alcuni periodi storici, in particolari concomitanze “politiche”, di concerto, spesso, con eventi e fatti eccezionali che ne hanno provocato l’ascesa, si è assistito al fiorire ed al prosperare di vari personaggi e personalità, originarie di piccole comunità, o di zone ben definite, di frequente “terre di confine”, che si sono distinte in vari campi culturali, del tutto impensabili, date le umili origini e la mancanza di precedenti addentellati.
Tale fenomeno di fioritura di personalità eccezionali si è concretizzato, per quasi tutto l’800, anche per parecchie eminenti figure originarie della cosiddetta “Traspadana Ferrarese” e, dopo l’istituzione del Regno Lombardo-Veneto, nell’appena costituita “Provincia del Polesine”.
La ricerca del Lugaresi si incentra su due straordinari personaggi, nativi di Bergantino, fratelli, che hanno illustrato con le loro opere e la loro attività personale, in vari campi, sia la propria famiglia, sia il paese d’origine, che anche tutta la “Traspadana”, sempre al centro dei loro pensieri ed interessi.
Ci si riferisce appunto ai due fratelli Bellini: Don Giuseppe e Fermo. Il primo, sacerdote, ha descritto attraverso i suoi studi e le sue pubblicazioni tutta la Traspadana, fu il primo ed originale divulgatore delle vicende storiche e sociali del territorio, tanto da apparire quasi il “deus ex machina” di ogni manifestazione culturale. Il fratello, Fermo, divenne affermato cultore di musica, visse a Milano gli anni della Prima Guerra d’Indipendenza, distinguendosi anche come patriota, giornalista, scrittore ed editore. In tale accezione l’analisi delle vicende dei due Bellini serve a comprendere la personalità di tali figure ispiratrici di più di una generazione.
VIVIAMO CON IL PO
Da anni impegnato nell’ambito della produzione poetica, Giuseppe Pietroni ha voluto raccogliere in un volumetto dedicato al grande fiume le sue più significatve liriche a soggetto polesano. Nel realizzare l’opera l’autore, milanese di nascita ma abitante a Ficarolo fin dall’infanzia, afferma di essersi reso conto improvvisamente e con chiarezza “di avere il Polesine dentro il cuore” e di non poter sfuggire al fascino della terra dei fiumi e della sua storia.
Di qui l’idea di realizzare la raccolta di poesie che, partendo dal Po, il fiume …ricco di ghirlande/ e ancor di fior e di sogni…, si dilata sul territorio della provincia per cantare aspetti paesaggistici, urbani o sociali: Rovigo, …coi muri arroccati d’edera/ e filande a primavera nel mite sapore della campagna…; Lendinara …illustre castello di nobil viso..; Castelmassa …ospitale patria d’artigiano…; Ceneselli, paese in cui …i fratelli Gazzi accendon molte luci della fede…; Calto animata dalla …”Zingaresca” popolare festa d’un paese savio…; Trecenta …Annejanum dai molti angoli spesso ritrovati.
Altri versi sono dedicati alla campagna o alle iniziative di animazione del territorio, come la lirica dedicata – caso davvero unico nella storia della poesia – alle APT, inneggiando all’attività di promozione turistica. L’intento oltre che poetico, anche “sociale” della raccolta, è espresso chiaramente dallo stesso autore, che auspica che la lettura dei propri versi spiani la via ad una idea positiva del futuro del Polesine nel cammino della civiltà umana.
UVA BIANCA
Versi precisi, relogari e densità di dramma nelle liriche della Sivieri, che manifesta nelle proprie composizioni la sua apprezzabile formazione classica.
A ragione insignita di vari riconoscimenti per le sue liriche (Premio Serra ad Abano Terme, Premio Alte Ceccato), Delmina Sivieri si propone con una poesia esistenziale, venata qua e là di pessimismo, che, dietro la superficie liscia e fluida della forma, fluttua con emotività e svapora nel gioco del paradosso.
L’amore, la tensione dell’attesa sono la punteggiatura di una vita che ha il linguaggio della fugacità delle occasioni, delle catene del quotidiano e della fatica inevitabile del discernimento e del confronto.
L’amore è il codice di decifrazione privilegiato della vita e dell’esperienza, tant’è che l’autrice dedica il volumetto, nitido e sobrio come la sua scrittura, “A coloro che amano, alla loro nascosta fatica”.
Piccoli gioielli stilistici “Irrisione”, “Nutrimento”, “Memoria” “Evoluzione”, limpidi e trasparenti come acque sorgive e nel pari mobili, duttili nei loro significati. Talvolta ironica, la Sivieri rende al Polesine pagine di sofisticata e gradevolissima poesia, lanciando le sue piccole perle aggraziate con modestia e saggezza.
PENSIERI DI CARTA
Si tratta veramente di pensieri, come suggerisce il titolo della silloge poetica proposta da Chiara Converso, giovane insegnante elementare che, nella prefazione all’opera esordisce affermando che le parole sono fragili momenti, pensieri che non afferrano mai le vere emozioni. Sta a noi decidere se fermarli sulla carta o meno. La poesia dunque è un momento di scelta ed il foglio bianco la vita, avara di certezze, ma che può essere in qualche misura “controllata”.
Tema dominante delle composizioni la fugacità delle emozioni e delle sensazioni. Nella lirica di apertura “In silenzio”, il paesaggio malinconico di contorno scivola impercettibilmente da funzionale ambientazione a stato d’annientamento: rapide e silenziose sono le mutazioni dell’anima. Qualche pagina dopo “Tango” descrive il tempo come una nota furtiva, nostalgica e “Frammenti” rinforza l’idea di una scansione temporale che assurge a codice storico, difficile da decifrare come un idioma antico, perchè la vita si perde nel passato dei ricordi.
La quotidianità è la fonte primaria di ispirazione con voci, sguardi, gesti, filtrati con parole semplici come i concetti che le sottendono: la relatività del tempo, l’attesa, l’incertezza della vita, l’abbandono, l’indifferenza.
Chiara Converso continua ad esplorare sensazioni, con parole asciutte, quasi mai descrive paesaggi; si limita a registrare fedelmente le emozioni, dando vita ad un intimo diario che la fa crescere giorno dopo giorno.
(Erica Tiozzo)
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Autori Vari. “Libri in redazione”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/libri-in-redazione-2/