Ci sono luoghi, strade, tracciati che non appartengono a nessun luogo. Ci sono parametri più importanti del ‘dove’ o del ‘quando’ per identificare il valore di un atteggiamento, di un modo di pensare, di un’idea. Si è chiusa la “Festa delle sponde Amiche”, gemellaggio simbolico che annualmente accomuna Polesella e Ro Ferrarese attraverso iniziative culturali, gare sportive, mostre e spettacoli. Ma qualcosa nell’aria è rimasto: lo spirito che anima il sentirsi vicini pur appartenendo, sebbene per poche centinaia di metri, a due province, a due regioni diverse. Giovanni Dalle Molle, quarantacinquenne di Guarda Ferrarese, è l’artefice di un “miracolo”. In tempi moderni è difficile trovare qualcuno che ancora crede nel valore dell’essere, più che dell’avere, nell’importanza di un ambiente salubre, in armonia con l’uomo, ‘direttore d’orchestra’ di ogni nota di adattamento della natura con le esigenze quotidiane.
“La Pastoreria si occupa di agricoltura biologica, due parole che oggi sembrano una moda, ma che in realtà rappresentano l’unica agricoltura possibile nel mondo contemporaneo – spiega, illustrando la propria attività Giovanni Dalle Molle – Siamo agli inizi di questo modo di fare agricoltura, ma è importante ricordare il senso di tutta l’esperienza: il rispetto dell’ambiente naturale all’interno del quale si coltiva, attraverso l’utilizzo di tecniche e tecnologie compatibili”. Laureato in Scienze agrarie a Bologna, Giovanni inizia a interessarsi dell’azienda agricola dei genitori dalla metà degli anni ottanta, quando “la sete di industrializzazione porta allo sperpero incessante di ogni risorsa contadina: dagli oggetti ai ricordi, dispersi in un baratto con pezzi di modesto valore – dice -. Ma certe cose non si comprano, né si vendono”.
Vengono risistemati il bosco, il laghetto, le siepi, il fienile, i portoni, il frutteto. Se è vero che le sorprese non finiscono mai, Giovanni Dalle Molle ne è l’emblema. Oltre alle prelibate mele biologiche, nella tenuta del giovane “Don Chisciotte”, perennemente in lotta contro l’indifferenza e la superficialità del mondo moderno, sboccia l’amore per ogni forma artistica, per una cultura da conservare, che si spinge oltre pesanti confini concreti.
Nasce così il “Laboratorio Artistico Ambientale” che accoglie ogni anno, da giugno a settembre, personaggi che espongono nel prezioso fienile le loro sculture, pitture, creazioni più svariate. Ci si incanta ad ammirare i sassi di fiume levigati a mano da Valter Fingolo, i materiali di scarto (tegole, fette di legno, ante di armadi…) rivivificati da Edda Bellesia, i banali contenitori di detersivo per piatti che le mani e l’abilità inventiva di Giampiero Vianello rendono splendidi soprammobili.
Poi c’è “Il Centro Studi”, legato all’esperienza di Riccardo Bacchelli e al suo ‘Mulino del Po’, aperto a chiunque voglia far conoscere idee e scambiare esperienze, in una terra come la nostra in cui la storia di ieri deve far pensare e quella di domani diventare concreta memoria dell’oggi – esclama Dalle Molle -.
Si è inoltre costituita una società chiamata “L’albero delle cipolle”, a cui partecipano aziende di agricoltura biologica di Padova, Portogruaro e Ariano Polesine. Così i consumatori sapranno finalmente da dove arriva il cibo che si porta in tavola”.
Ma perché questo abbinamento tra agricoltura e arte? “Semplice, perché giustamente qualcuno un giorno ha detto: “nulla si crea e nulla si distrugge” – conclude Dalle Molle -. Il filo sottile che collega le due esperienze è l’amore per la natura, per il mondo in cui viviamo, un rispetto per la vita, per la storia, per il passato e per il futuro. Insomma un creare qualcosa di nuovo, di diverso, senza danneggiare ciò che esiste.
Magari recuperando qualche vecchio aggeggio inservibile, apparentemente insignificante ma che potrebbe diventare un pezzo unico, un’opera d’arte”.
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Elisabetta Zanchetta. “La Pastoreria di Ro”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-pastoreria-di-ro/