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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

Il Mercato della Centuriazione

Niente è più utile alla comprensione dell’antico come l’esperienza delle cose moderne

di Lisa Cappellari

Ventaglio Novanta n. 26 2003 pp. 150–155

Il sottotitolo l’ho tratto da un mio libro di latino del liceo, che sono stata spinta a riaprire in occasione della VII edizione del Mercato della centuriazione romana, svoltosi nel centro storico di Villadose dal 30 agosto al 1 settembre 2002.

Credo che il significato sia che vi è un collegamento tra l’esperienza moderna e l’antico: riflettere sulla prima, aiuta a comprendere il secondo. Ma si adatta meglio all’argomento dell’articolo pensare che sia vero anche l’inverso e cioè che per comprendere le cose moderne è utile non dimenticare l’esperienza del passato.

So, comunque, di non essere stata l’unica ad aver riaperto e spulciato i libri, le grammatiche e i vocabolari di latino, per prepararsi all’evento all’insegna della romanità. La “tre giorni” di Villadose è iniziata venerdì 30 agosto con la seguita rappresentazione teatrale “Nella follia (tragicaMENTE)” a cura del laboratorio di teatro del Liceo Ginnasio “Bocchi” di Adria.

Più ricchi di eventi sono stati i giorni successivi. Per l’occasione, poi, i luoghi e gli spazi di Villadose, occupati dalla manifestazione, sono stati ribattezzati, per cui “P.zza A. Moro” è diventata il Foro Romano; “P.zza Barchessa”, Piazza della Centuriazione; il “municipio”, Villa; il giardino, Hortus e il corso principale era diventato l’Ager Athesis Parvus.

Le manifestazioni si sono aperte con un importante appuntamento che ha coinvolto studiosi ed esperti della romanità: il IV Convegno di Archeologia Sperimentale. E’ stato poi inaugurato l’accampamento della Legio I Italica, allestito in piazza del Foro Romano; successivamente la visita guidata al Museo della Centuriazione Romana e la mostra intitolata “IL DECUMANO da Mirano a Lubiana lungo la via Annia e la via Gemina” presso il municipio. Anche la serata è stata caratterizzata da uno spettacolo teatrale: “ROMA AMOR BELLUM”, esibizione molto applaudita ispirata alla vita di Zenobia, regina siriana, che osò sfidare i Romani.

Per quanto riguarda l’aspetto culinario, la Taberna del Legionario, collocata in piazza della Centuriazione, ha aperto ufficialmente, dopo la summenzionata performance, con una succulenta proposta chiamata secundae mensae, che consisteva in un piattino abbondante di mellita crustula (biscotti al miele), crustula cum amygdalina et uva passa (ciambelline con mandorle e uvetta) mulsum (vino addolcito al miele), patinam de piris (torta di pere), poma (frutta fresca), nuces, nuces amygdalae et dactyli (frutta secca).

La domenica, il giorno più intenso, ha visto l’affluenza di moltissima gentes (si vocifera qualche migliaio).

Quel giorno io, come molti addetti ai lavori e visitatori, indossavo una tunica, i capelli acconciati (avendoli corti, ero, ahimè!, fuori moda per l’epoca, che suggeriva al contrario: lunghezze e riccioli) un paio di sandali di pelle chiara e qualche monile. Innanzi tutto, comincerò con il dire che il tempo è stato clemente e che Giove, il Padre di tutti gli Dei, ci ha risparmiato la pioggia, lasciando solo Eolo libero di indispettirci con qualche soffio fino al pomeriggio, quando è poi uscito Apollo con la sua biga, trainante il sole splendente.

Già dal mattino era possibile gustare presso la Taberna del Legionario la prima colazione (ientaculum) composta da mellita crustula (biscotti al miele), basynias et encytos (ciambelline), mel (miele), patinam de piris (torta di pere), poma (frutta), mali sucus (succo d’arancia), arabica potio (caffè) Proprio così!!! Lo so cosa state pensando: “All’epoca il caffè ancora non lo conoscevano!!!” Già! Ma vi posso rispondere che, al giorno d’oggi, c’è chi teme che il giorno (dies) inizi sotto cattivo auspicio senza una tazzina di caffé. E i romani, si sa, ci tenevano ai buoni auspici!

La stessa Taberna proponeva una Gustatio, per 5 sesterzi, una Legionarii lista per 10 sesterzi e una Centurionis lista per 15 sesterzi¹.

Una volta rifocillati, era possibile zigzagare tra gli spazi, che riproducevano la vita degli antichi Romani: due ragazzi intenti a giocare con i dadi, una fanciulla che li osservava; una bambina che giocava con un sasso su uno schema simile all’attuale scalone; la parrucchiera, che acconciava con pettinature in voga al tempo, la ritrattista, che successivamente ho saputo aver eseguito ben ventuno disegni; il banchetto della Maga Lavinia, che leggeva le carte, la bancarella dei monili, quella degli strumenti solari (quali meridiane e non solo).

Il mercato, invece, allestito lungo l’Ager dell’Athesis Parvus proponeva una serie di bancarelle e presentava i prodotti dei commercianti, che avevano voluto aderire alla manifestazione esponendo e vendendo la propria merce: le mele (poma), oggetti in ferro (ferrum) con tanto di fabbro (faber ferrarius) all’opera, il pane (panis), l’aglio (alium), la ceramica (fictilia), i tamburi in pelle (tympanum), la frutta secca e fresca, i salami. Poi c’era anche qualche bancarella non del tutto in sintonia con l’epoca, come quella dei limoncelli e sorbetti, proposti da una nota ditta polesana, con le bottiglie di liquore colorato ben esposte. Inutile osservare la scarsa rispondenza con le pozioni romane: una trasgressione, come del resto quella del caffè ben accolta dai contemporanei.

Nel primo pomeriggio un folto gruppo ha cominciato a radunarsi presso un angolo di Piazza della Centuriazione per assistere alla spettacolare lotta greco-romana. Un’esibizione che ha riscosso parecchio successo. I protagonisti erano sei atleti (athleta), che indossando solamente l’indispensabile per proteggersi e coprire le parti intime, mentre le mani erano l’unico strumento offensivo e difensivo. Hanno effettuato ripetuti scontri a coppie, prima proponendo duelli tra giovani di simile corporatura e poi anche tra atleti di peso differente, evidenziando come l’agilità e il saper cogliere l’attimo opportuno fossero determinanti per raggiungere la vittoria. Ciò che più mi ha colpito è stata la destrezza e la velocità con cui si torcevano, una volta a terra, prima di rimanere bloccati dall’avversario, ruotando con colpi netti della schiena. Il pubblico ha apprezzato moltissimo l’esibizione, ma nessuno ha colto poi la sfida lanciata dagli “pseudo-bronzi di Riace” a battersi con loro.

Ogni tanto lungo le vie del paese si incontrava un gruppo di “stranieri”: erano Celti, una dozzina circa e tutti veramente caratteristici: piuttosto alti, vigorosi, con abbigliamento celtico, il volto pitturato, pelli e pellicce addosso e qualche arma o scudo. C’era pure una donna dalle trecce bionde e lunge. Passeggiavano allegri lungo le strade e facevano qualche battuta fino al momento in cui hanno simulato uno scontro con la Legio I Italica tra schiamazzi e fragorose sferzate di spada sugli scudi: 1-0 per i Legionari… almeno in questa occasione.

Sull’Hortus (il giardino di fronte a Palazzo Patella) a metà pomeriggio è stato il momento delle scene di vita familiare in una casa della centuriazione. La scenetta era in mano a tre bambini delle scuole elementari di Villadose, che riproponevano un dialogo vivace tra marito e moglie: lei che gli rimprovera di non valere nulla, di farle sopportare sacrifici e rinunce (“Non abbiamo neppure quattro sesterzi per comprare una tunica nuova e sotterrare quella lacera che ho indosso, così da dare soddisfazione al G.A.V., che la ritroverebbe tra 2000 anni!!!”) e lui che ribatte di essere stato un legionario e che la sua parte la fa, eccome!!! Il tutto presentato in un arguto linguaggio maccheronico in cui l’italiano si mescolava con il dialetto e qualche parola latina. Un vero spasso, che ha entusiasmato il pubblico presente.

Verso le 18.00 è partito il Corteo dei personaggi in costume, che si portava al Circus per i Ludi. Scorrevano lungo le strade, raccogliendo scroscianti applausi dagli spettatori ai bordi delle vie: due consoli, un centurione, legionari, danzatrici (salptationes), Celti, dominae et viri, pueris et puellae.

L’ultimo appuntamento era alle 19.00, di ritorno dai ludi, presso l’hortus della villa per il rito dei Compitalia. Questo rito spingeva i coloni della centuriazione a portarsi all’incrocio fra un cardine e un decumano (le strade principali, perpendicolari fra loro di un terreno segnato da centuriazione) per venerare i Lari (divinità italiche collegate al culto degli antenati, anche se di probabile origine agricola) e i censori ne approfittano per contare gli abitanti liberi e gli schiavi. Io credo di non risultare nel censimento dell’anno 2002 perché, un po’ stanca dalla giornata iniziata alle 7.00, mi ero seduta nei pressi della taverna, rinunciando a rivelare la mia esistenza.

Vista l’ora e ascoltati i morsi della fame, molto populus si è recato presso la Taverna del Legionario al punto di esaurire tutte le scorte per la gioia degli organizzatori. Oltre alla taberna, vi era il thermopolio al Foro Romano che proponeva prelibatissime e calde focacce, sfornate da un forno mobile, allestito per l’occasione e imbottite di salame, porchetta, formaggio a scelta. Una squisitezza!!!

In conclusione mi sembra che la manifestazione si sia svolta nei migliori dei modi, richiamando moltissimi visitatori che, dopo il divertimento e i sinceri applausi alle scene più rievocative della romanità, mi auguro abbiano provato come la scrivente un rinnovato interesse verso il mondo antico riandando magari ai libri di scuola.

Sono inoltre certa che la festa romana è stata per molti l’occasione per conoscere che, anche in terra polesana, i romani hanno lasciato importanti tracce, apprezzabili, oltre che al Museo Archeologico di Adria, anche nella Mostra della Centuriazione di Villadose realizzata dal gruppo archeologico del G.A.V.².

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Come citare questo articolo

Lisa Cappellari. “Il Mercato della Centuriazione”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-mercato-della-centuriazione/

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