Pubblicità

ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

Festival dei Popoli

Riuscite iniziative per lo sviluppo e l’integrazione

di Donatella Traniello

Ventaglio Novanta n. 26 2003 pp. 172–173

Nell’ultima settimana di luglio si è svolto, presso l’Abbazia della Vangadizza, a Badia Polesine, il XIX Festival dei Popoli: “un festival per dare voce agli oppressi e ai diseredati”, come lo definisce Sergio Garbato nella sua presentazione sul Resto del Carlino (19 luglio 2002). Un atteso appuntamento estivo per chi s’interessa di diritti umani, anche perché il Centro Documentazione Polesano, l’associazione che organizza la manifestazione, è legata alla figura di don Pier Antonio Castello, conosciuto in vari contesti culturali del nostro territorio.

Nei quasi 30 anni che lo separano dalla sua nascita, l’associazione (oggi onlus) ha assistito, documentandolo, al cambiamento di prospettiva con cui si guarda ai diritti dei popoli: lontani, separati, sconosciuti, i popoli del Terzo Mondo venivano guardati come se fossero in attesa della nostra civilizzazione. Al massimo veniva riconosciuto loro il ruolo di vittime della colonizzazione e si andavano denunciando i danni del neocolonialismo. Oggi i popoli sono qui: ci pongono davanti il loro diritto ad una identità diversa, c’interpellano, ci chiedono giustizia, ci ricordano il nostro debito, quello che sta alla base del nostro sviluppo: uno sviluppo, peraltro, che, insieme alle sue incredibili conquiste, sta manifestando anche le sue contraddizioni, la sua insostenibilità, la sua violenza in quanto produce divario.

“I nomi dello sviluppo – Popoli nella globalizzazione” era infatti il titolo di quest’ultimo Festival dei Popoli.

Secondo la formula ormai consolidata, lungo i lati del chiostro è stata allestita la mostra fotografico-documentaria con la funzione, attraverso un taglio quasi didattico, di rappresentare il filo conduttore dell’intera manifestazione, che ha visto succedersi azioni varie e diverse: dibattiti, teatro, musica e danza.

A Gianni Tognoni, il Segretario generale del Tribunale permanente dei Popoli, noto a Rovigo anche per la sua professione di medico ricercatore presso l’Istituto Mario Negri e per questo spesso interpellato nell’ambito della Sanità, il compito di aprire la manifestazione parlando della fatica dei popoli: in estrema sintesi, questa globalizzazione è un affare, ma solo per pochi e richiede l’impegno di tutti per uscire dalle contraddizioni.

Con sfaccettature diverse, gli altri dibattiti hanno trattato l’economia, le difficoltà dell’Africa, le speranze che sono nate a Porto Alegre, vedendo la partecipazione di personalità come Leonardo Asta, docente di geografia economica all’Università di Padova, padre Gino Barsella, direttore di Nigrizia, Alfredo Somoza, presidente dell’Icei (Istituto di cooperazione economica internazionale) e hanno attirato un pubblico numeroso in modo soddisfacente, interessato e partecipe, suscitando negli organizzatori l’impressione di un risveglio dell’attenzione verso problemi che sembravano ormai relegati agli “addetti ai lavori”.

Coinvolgenti e suggestivi i momenti dedicati alla drammatizzazione, da “Parole per l’uomo”: lettura di brani assai “densi”, accompagnata da uno sfondo musicale originale, frutto di sperimentazione di due giovani ferraresi, il dramma argentino “La perdita de mi Alhama” proposto dalla compagnia sudamericana “Periplo”, dove la comunicazione avveniva oltre il linguaggio verbale.

Grande e consueto il richiamo provocato dagli African Brothers, il gruppo di percussionisti composto da africani di diversa provenienza e da polesani: hanno offerto un repertorio rinnovato, per celebrare il decimo anno di partecipazione al Festival dove, appunto, rappresentano non solo la voce dei popoli, ma anche l’integrazione, dato che la loro presenza ha arricchito la nostra cultura.

Assai prestigiosa risulta, da ormai nove edizioni, la performance di Thierry Parmentier, il danzatore-coreografo che ha costituito un motivo di vasto richiamo per la chiusura del Festival. Con il suo “Fra terra e cielo”, creato per l’occasione, Parmentier, accompagnato da Martina Danieli, ha offerto uno spettacolo di arte ad alto livello.

Mostra nella mostra: il Refettorio dell’Abbazia accoglieva una personale di Laura Marra dedicata allo Yemen: 42 foto in bianco e nero stampate in proprio mediante le quali “ha raccontato a tratti con delicatezza a tratti con convincente incisività, uno Yemen ricco soprattutto di grande umanità e di profonda dignità” (Paolo Aguzzoni, Il Gazzettino, 7 agosto). Laura, lucana di nascita ma bolognese di residenza, era alla sua prima esposizione personale e, per sigillare la collaborazione con il Centro Documentazione Polesano, ha fatto dono all’associazione delle fotografie esposte.

Un Festival, per concludere, che ha suscitato attenzione anche sulla stampa, che ha coperto tutte le iniziative, e che ha lasciato un segnale di incoraggiamento a far sì che l’appuntamento estivo non venga interrotto.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Donatella Traniello. “Festival dei Popoli”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/festival-dei-popoli/

Pubblicità