E’ sempre gradito, caro amico, il nostro periodico incontro, ghiotta occasione per apprendere, dalle tue labbra, antiche memorabili storie. L’ultima volta mi parlasti di Catullo, della sua discesa lungo la corrente del Po assieme allo storico Cornelio Nepote per raggiungere Adria e poi imboccare la via Popilia con destinazione Roma.
So che Cornelio Nepote a Roma ebbe ad incontrare la splendida Cleopatra per scriverne la biografia…
“Con piacere ti parlerò di questo incontro e lo farò, con le parole dello stesso Cornelio Nepote che così si espresse¹:
“La Regina stava in fondo alla stanza, era illuminata dalla luce cinerea del cielo invernale ed era assorta a guardare di fuori. Io mi fermai, ma l’ancella proseguì e le disse qualcosa prostrandosi, allora lei si voltò e tese ambe le braccia, di certo perché non m’inchinassi, “Ed ecco chi scriverà anche di me – disse – se ne sarò degna. Chiesi a Cesare di vederti, ero sicura che non m’avresti negato l’incontro.”
Vestiva di verde, l’abito era lucente e la copriva dalle spalle sino ai piedi, aveva una maglia d’oro sul collo sottile e molti gioielli piccoli e preziosi sulle candide mani. Se avessi visto la statua di una dea² scendere dal suo piedistallo e camminare verso di me, ad essa sarebbe rassomigliata e uguale sarebbe stata la mia commozione.
Gli occhi, che mi parvero colore dell’ametista, brillavano dentro lunghi tratti di bistro e di ombreggiature violette che li dilatavano. I capelli erano lisci e neri, ma con riflessi bronzei per la luce dei bracieri e le chiudevano il volto come dentro le valve di una conchiglia. Mi è difficile ricordare quel viso così diverso e inatteso; la bocca mi è presente, piccola ma non minuta e il taglio delle labbra morbido e rotondo come un anello di corallo.
Seguii la Regina verso un angolo della sala dove pochi divani erano disposti intorno a un tavolo e grappoli di lucerne spandevano una luce dorata. Non mi sentii di sederle di fronte e colsi l’occasione di muovermi chiedendo all’ancella le mie carte che avevo depositato sul tavolo: “Sono i carmi di Catullo” le dissi.
Ella svolse diversi fogli soffermandosi a guardare, ne scelse uno e mi chiese di leggerlo. Poichè mi capitò di parlare greco, tanta era l’abitudine di usarlo in casa di Attico, lei mi fermò chiedendomi di non tradurle Catullo e io molto ne risi.
Mi avvicinai alla luce e recitai lentamente, scandendo gli accenti e le cadenze.
Era il carme della “Chioma di Berenice” che Catullo aveva tradotto meravigliosamente da Callimaco:
Omnia qui magni dispexit lumina mundi qui stellarum ortus comperit atque obitus, flammeus ut rapidi solis nitor obscuretur ut cedant certis sidera temporibus, ut Triviam furtim sub Latmia saxa relegans dulcis amor gyro devocet aerio, idem me ille Conon caelesti lumine vidit e Beroniceo vertice caesariem fulgentem clare, quam multis illa dearum levia protende brachia pollicita est ….
Colui che nel vasto universo conosce le luci, chi il sorgere sa delle stelle e il loro tramonto, e quando s’oscura la fiamma del rapido sole, e come tramontan nel tempo fissato le stelle e come un amore dolcissimo distolga la luna dal suo cammino celeste e furtivamente la porti a nascondersi fra le montagne di Letmo lui stesso, Conone, me vide splendente di luce, pur me, la chioma che Berenice recise per porgere un dono, un’offerta a tutte le Dee, tendendo le tenere braccia…
La regina seguiva la mia lettura assorta e, dal moto del capo, capivo che ripeteva nella memoria l’originale greco.
Leggendo mi veniva di guardarla e di compiacermi della sua attenzione, io stesso godevo recitare quel carme che mai mi sembrò tanto bello. Ma anche senzazioni e pensieri, rapidi come baleni, si inserivano nel mio respiro: erano gioia, curiosità, orgoglio, timore di sbagliare e infine anche paura che qualcosa annullasse il momento che stavo vivendo. Perché, se era vero che io leggevo la mitica storia della chioma di Berenice assunta in cielo fra le stelle, mi era altrettanto presente che Cleopatra, seduta dinnanzi a me, da quella discendeva.
…
Sed quamauam me nocte premunt vestigia divom lux autem canae Tethyi restituit, … non his tam laetor rebus, quam me afore semper, afore me a dominae vertice discrucior. …
Sebbene di notte mi calchino passi di Dei e l’alba che viene mi renda al candido mare …
non tanto m’allieto di questo, di quanto mi cruccio di stare lontana, lontana per sempre dal capo di te mia signora.
Cleopatra, per chiudersi meglio nell’attenzione, si era raccolta sul divano congiungendo le mani sulle ginocchia adagiate ai cuscini; dalla sua veste spuntavano i piccoli piedi chiusi da verdi calzari orlati di perle. Le piacque il carme che disse di preferire all’originale di Callimaco, ma trovo strani quei versi che Catullo aggiunse a condanna delle mogli infedeli, e lesse:
…
nunc vos, optato quas iunxit lumine taeda, non prius unanimi corpora coniugibus tradite nudantes reiecta veste papillas, quam iocunda mihi munera libet onix vester onix, casto colitis quae iura cubili. Sed quae se impuro dedit adulterio, illius a mala dona levis bibat irrita pulvis; …
Ma voi, che la face nuziale nel giorno segnato congiunse, i corpi non date ai mariti bramosi gettando la veste, il seno scoprendo, se prima su voi non vi versi i profumi e gli unguenti, su voi che la fede teneste d’un casto giaciglio. Ma quella, che a impuro adulerio si diede, si beva la polvere lieve gli amari suoi doni.
“Forse l’ideale di Catullo era una donna casta di stampo antico.” dissi
“Pare abbia avuto molte passioni amorose.” proseguì la Regina sfogliando le mie carte.
Risposi che la sua vita fu breve ma sufficiente a concedergli il dolce amaro di molte donne e a donargli l’incontro con quella che gli riempì la vita e che lui chiamò Lesbia. Una donna che tutta Roma conobbe perché a Catullo piacque cantarla, adorarla, insultarla e implorarla pubblicamente”.
Queste le parole di Cornelio Nepote, il cui racconto prosegue con l’arrivo dello stesso Cesare. Ma questo può essere ricordato nel nostro prossimo incontro.
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Come citare questo articolo
Pelopida Tironi. “Quell’incontro con Cleopatra”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/quellincontro-con-cleopatra/