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UN RICORDO

L’indimenticabile Gino Carlin

Fondamentale la sua attività per la rinascita del Teatro Sociale

di Carlo Piombo

Ventaglio Novanta n. 28 2004 pp. 78–79

Nel mese di marzo scorso per le conseguenze di un terribile incidente stradale veniva a mancare, all’età di 82 anni, Gino Carlin, persona conosciutissima in città soprattutto per la sua appartenenza al Teatro Sociale del quale era stato per tanto tempo protagonista.

In effetti Gino Carlin ha operato per tanti anni a favore della rinascita del Teatro Sociale con spirito di servizio, silenziosamente, com’era nel suo temperamento, senza toni sfarzosi ma con molta decisione, coadiuvando il Comune nell’azione di consolidamento del carattere di “tradizione” dell’opera lirica, ricollegandolo al luminoso passato che ha visto al Sociale il debutto di artisti del calibro di Beniamino Gigli, di Renata Tebaldi, di Giulietta Simionato e le apparizioni di una giovane Maria Callas e di un giovanissino Luciano Pavarotti.

L’attività del Teatro, dopo la gestione dei privati condotta brillantemente, seppure con tante difficoltà economiche, dal compianto Dino Stefani dal quale imparò il mestiere, subì una pausa che rischiava di compromettere il futuro della lirica a Rovigo. Cosicché nella seconda metà degli anni ’60 il Sindaco Zorzato affidò a Gino Carlin il gravoso compito di ridar vita al Teatro, usufruendo dei benefici della Legge 800/1967 sul “Nuovo ordinamento degli Enti Lirici e delle attività musicali”.

Furono anni difficili sia per la cronica difficoltà di poter contare su risorse sufficienti per l’opera lirica sia per le carenze strutturali del Teatro, privo com’era di personale, di attrezzature e di mezzi.

L’Amministrazione comunale credeva, tuttavia, possibile un rilancio del Teatro e trovò in Carlin un convinto sostenitore della necessità di mantenere la tradizione lirica a Rovigo attraverso una propria autonoma stagione autunnale da programmare in concomitanza con la Fiera d’Ottobre.

Gino Carlin ebbe anche il merito di favorire la presenza in Teatro di giovani cantanti, di valorizzare gli autori contemporanei, di ricercare forme di collaborazione con gli altri Teatri di tradizione, primo fra tutti quello di Treviso (l’altro Teatro di tradizione del Veneto), di semplificare la fase di preparazione della programmazione con la creazione di un’apposita ristretta Commissione, di regolare i rapporti con la storica Società del Teatro, di tenere stretti contatti con il Ministero dello Spettacolo, con l’Ufficio distrettuale del lavoro che aveva sede a Milano, di inserire Rovigo fra i Teatri di produzione.

Un gran lavoro svolto fra Rovigo, Milano e Roma e fra le sedi dei Teatri di tradizione del Nord Italia, con particolare riferimento a Mantova, Bergamo, Cremona, accompagnato dal mitico Paolo Balaustra, l’autista che il Sindaco gli metteva sempre a disposizione con l’auto più bella del Comune, consapevole del ruolo di rappresentanza che il Teatro doveva svolgere quale messaggero di Rovigo verso l’esterno, e cioè non soltanto verso chi contava nel mondo musicale italiano.

Ed il Teatro di Rovigo, partito quasi in sordina nel 1967, fu riconsegnato da Gino Carlin al Comune nel 1978 con caratteristiche di maggiore solidità grazie ad un organico specifico, composto da persone che ancor oggi ne sono le colonne portanti, e con un accreditamento a livello regionale e nazionale di tutto rispetto.

Certo non è possibile dimenticare per gli amanti del Teatro con Gino Carlin i tempi epici dell’inizio della gestione diretta del Comune, con la Gina ed il fratello Pasquale, i factotum del Teatro, che si occupavano dei servizi più umili con vera passione, seguendo il loro capo con affetto e stima, coi fratelli Benazzo, abili macchinisti, con gli elettricisti Baratella e Borella, coi musicisti locali, dal M° Amelio Rigolin, mitico Direttore del Coro del “Sociale”, al M° Piero Piombo, chiamato a mettere in piedi le Orchestre per le stagioni liriche e con Umberto Romani, prezioso consigliere per la formazione dei programmi.

Il legame di Gino Carlin con il Teatro Sociale non è mai cessato, nemmeno dopo il suo pensionamento e dopo l’esperienza della direzione artistica del Teatro Comunale di Pisa, tant’è che spesso passava a salutare le “sue ragazze” che egli aveva formato per dare un futuro certo al Teatro, pronto a dispensare consigli e suggerimenti.

Così com’era legato all’Orchestra Filarmonia Veneta “G.F. Malipiero” che stimava molto e che considerava uno dei suoi sogni fortunatamente avveratosi, convinto com’era che un Teatro serio dovesse disporre di una sua Orchestra, di un suo Coro, di proprie masse, di persone cioè in grado di dare colore e calore alla programmazione rendendo più agevole il lavoro e migliori le produzioni.

Gino Carlin, dopo la pensione, ha messo a disposizione la sua esperienza a favore del Teatro Comunale di Pisa, del quale è stato Direttore Artistico per molti anni per poi occuparsi della Direzione musicale degli spettacoli di Albarella.

Infine è stato chiamato ad occuparsi della segreteria dell’Associazione Amici del Cuore, compito che ha saputo espletare con sensibilità, discrezione e generosità convinto dell’utilità dell’azione rivolta alla lotta alle malattie cardiache.

Gino Carlin è stato un vero personaggio, un polesano doc, un impareggiabile appassionato di Teatro e di musica, e per questo mancherà molto a Rovigo.

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Come citare questo articolo

Carlo Piombo. “L’indimenticabile Gino Carlin”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/lindimenticabile-gino-carlin/

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