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PERSONAGGI ILLUSTRI

Francesco Ortore (1846-1905)

Nell’anno de “la boje”, il socialista adriese mise in luce il meglio delle sue capacità di polemista e organizzatore

di Vittorio Tommasin

Ventaglio Novanta n. 32 2006 pp. 76–79

Un secolo fa, il 26 giugno 1905 moriva ad Adria Francesco Ortore, una delle figure più significative dell’anarco-socialismo polesano della seconda metà dell’Ottocento, di cui è doveroso preservare la memoria.

Nato ad Adria il 3 settembre 1846, “sufficientemente fornito di mezzi di fortuna” come egli stesso ebbe a definirsi, lavorò come agente privato e pubblicista; saltuariamente patrocinò presso la Pretura di Adria. Aveva compiuto studi universitari in matematica superando tutti gli esami, senza peraltro laurearsi. Per quanto attiene alla sua vita privata fondamentale fu il matrimonio con Santina Donà, dalla quale ebbe nove figli.

La sua esistenza fu però in gran parte dedicata all’impegno politico e sociale, ad iniziare dalle lotte risorgimentali: nel 1866, ventenne, partecipa infatti alla terza guerra d’indipendenza nelle file garibaldine. Nel 1867, quando Garibaldi giunge in visita nel Veneto, Ortore capeggerà la delegazione di garibaldini e patrioti adriesi che si recano a Venezia per ascoltare le parole del generale e per invitarlo nel Delta del Po a Cà Tiepolo, nel luogo dell’uccisione di Ciceruacchio.

Nel 1873 è cofondatore e membro del direttivo dell’associazione Nucleo Repubblicano di Adria, costituita in gennaio sul modello della società mazziniana Pensiero-Azione di Genova: il motto dell’associazione adriese è “Rispetto alla donna, rispetto alla libertà, educazione per tutti”. Il Nucleo Repubblicano organizza una scuola per i soci, promuove manifestazioni in memoria di Angelo Brunetti “Ciceruacchio” e della defunta Repubblica Veneta. L’associazione adriese in realtà non mira ad una semplice attività di diffusione dell’educazione tra le classi popolari ma propaganda l’ideale repubblicano, ostile alla monarchia.

All’inizio dell’agosto 1874, assieme ad altri anarco-socialisti locali, incontra ripetutamente ad Adria gli anarchici Andrea Costa e Alceste Faggioli; il 15 agosto 1874, sospettato di partecipazione al moto insurrezionale promosso da Costa, viene arrestato per “attentato contro la sicurezza interna dello Stato mediante cospirazione” assieme all’adriese Pietro Belloni e ai rodigini Pietro Turazzini, Gherardo Perocco, Guglielmo Pasotto, Vincenzo Rizzieri, Antonio Chilese e Gaetano Brancaleon. Ortore verrà rimesso in libertà per non luogo a procedere dopo 2 mesi di carcere preventivo. Nel 1877 incontra ad Adria il monselicense Carlo Monticelli, leader degli internazionalisti veneti, che sollecita un sostegno economico per la progettata pubblicazione del giornale Il Diritto.

Nel 1882 Ortore presiede, in rappresentanza della componente socialista, il Comitato Radicale Provinciale costituito a Rovigo da repubblicani, radicali e socialisti per sostenere le candidature di Bertani, Bovio, Cavallotti e Ceneri nelle elezioni politiche. Il comitato riunisce i rappresentanti più autorevoli a livello provinciale delle correnti democratiche: accanto ad Ortore figurano Alberto Mario, Odone De Paoli, Francesco Mantovani, Achille Tedeschi, Luigi Doralice, Guglielmo Panzacchi, Vittorio Fattori, Nicola Badaloni, Amos Occari, Giovanni Azzi, Pietro Turazzini e Gaetano Arcangeli. Anche in tale occasione giunge l’immancabile denuncia del Procuratore del Re che ritiene il programma elettorale del Comitato “una minaccia di distruzione dell’attuale ordine monarchico costituzionale”. Nelle dichiarazioni rese in istruttoria Ortore dichiara di non appartenere “al partito Radicale ma [..] al socialista, la cui direzione è affidata qui in Italia all’Onorevole Bovio il quale, per essere più esatto, è riconosciuto da noi come il capo scuola”.

Nell’ottobre 1882 partecipa a Trecenta, in casa Badaloni, ad una riunione di due giorni con repubblicani, radicali e internazionalisti per tracciare un comune piano di lavoro. Nel novembre 1882 costituisce ad Adria il Comitato Operaio per sollecitare “provvedimenti governativi” a favore dei “non abbienti” danneggiati per la rotta dell’Adige e in particolare per il taglio artificiale di Fossa Polesella; denunciato e processato per “contravvenzione alla legge sul bollo”, viene assolto il 10 luglio 1883.

Dall’ottobre 1883 al settembre 1884 Ortore conduce una vivace polemica contro il prefetto Mattei che caldeggia l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche. Denunciato dal prefetto, viene condannato in primo grado a 6 mesi di carcere e a 200 lire di multa: nel novembre 1885 la Corte d’Appello di Venezia dichiara il non luogo a procedere per desistenza del querelante.

Nel corso del 1884, l’anno de la boje, Francesco Ortore mette in luce il meglio delle sue capacità di polemista, di organizzatore, di dirigente politico. All’inizio del 1884 promuove la costituzione nel basso Polesine di numerose Società Democratiche, associazioni popolari che organizzano lo sciopero bracciantile. In questo periodo scrive sul veneziano Barababao, in dialetto o in lingua italiana, articoli polemici e sarcastici contro i rappresentanti del governo e gli agrari ricorrendo a vari pseudonimi: Uno per tuti, tuti per uno, Brontolon, Veritas, Marco II. Per questa attività Ortore – secondo il prefetto “anima del partito socialista in Adria” – viene processato nella primavera del 1885 assieme ad altri 20 protagonisti dello sciopero e condannato dal Tribunale di Rovigo a 4 mesi di carcere, pena ridotta poi in appello ad un mese.

Protagonista per un trentennio delle lotte elettorali che si susseguono ad Adria, nel luglio 1887 si presenta candidato per il consiglio comunale: il prefetto, nella relazione semestrale al Ministro dell’Interno, scrive sollevato che “mancò per un voto che non riuscisse consigliere il noto Francesco Ortore, uno degli individui più esagerati e torbidi della Provincia”. Ortore riuscirà eletto due anni più tardi e dai banchi del Consiglio condurrà efficaci battaglie amministrative e politiche, tra le quali spicca per vis polemica la difesa della laicità della scuola.

Nel 1888 pubblica Il vagantivo. Considerazioni e Proposta di risoluzione, un opuscolo in cui affronta la controversa questione dell’antico diritto civico sottratto ai valligiani con le bonifiche e le privatizzazioni delle valli e che, come scriverà nel ‘90 al deputato Andrea Costa, “ferisce una popolazione che fu tradita nel diritto e muore di fame nelle più fertili terre d’Italia”. Nel 1889 pubblica l’opuscolo Per un patriotta, venti intense pagine di note biografiche sull’adriese Pietro Pegolini che per la generazione di Ortore ha impersonato “i sacrifici, i pericoli, gli ardimenti e gli eroismi del nostro risorgimento”.

Pubblicista versatile e polemista sarcastico, scrive su molti periodici del nascente movimento socialista, dal veneziano Barababao, all’estense La Primavera della Democrazia, ai polesani Il Polesine, La Concordia e altri, attirandosi una trafila di querele per diffamazione.

Nel biennio 1893-1894 il suo rapporto con il neonato Circolo Operaio Socialista si incrina, per rompersi poi aspramente, sull’eterna questione dell’alleanza con i radicali, propugnata da Ortore ma avversata dai giovani rappresentanti del socialismo ufficiale. La sua posizione, per così dire più moderata, non varrà a salvarlo dalle misure repressive adottate da Crispi nel ‘94, a riprova che, agli occhi degli apparati statali, indipendentemente dalle feroci qualifiche che gli venivano attribuite dai propri compagni, Ortore apparteneva pur sempre alla schiera dei sovversivi.

Amministratore della Società Cooperativa fra gli Operai e Braccianti del Comune di Adria, Francesco Ortore muore a 59 anni, il 26 giugno 1905.

A ricordarlo nel momento dell’estremo addio sono Pietro Belloni, vecchio anarchico compagno di tante battaglie e il giovane socialista Lucio Cavallini, già direttore della Concordia, quasi a voler suggellare l’appartenenza di Ortore all’intero movimento anarco-socialista. Una terza orazione funebre sarà tenuta da Giovanni Marinelli, all’epoca sindacalista rivoluzionario che aderirà in seguito al fascismo, divenendo segretario amministrativo del PNF e membro del Gran Consiglio e finendo fucilato a Verona per aver votato l’o.d.g. Grandi.

La Lotta per parte sua non dedicherà una riga alla scomparsa di Francesco Ortore, schedato come “socialista” nel Casellario Politico Centrale fino al 1911, quando finalmente il prefetto di Rovigo, sei anni dopo la morte, deciderà di radiarlo dallo “schedario degli affiliati ai partiti sovversivi” della provincia.

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Come citare questo articolo

Vittorio Tommasin. “Francesco Ortore (1846-1905)”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/francesco-ortore-1846-1905/

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