T era e aqua, aqua e tera! Da putini che da grandi: “Siora aqua ai so comandi, siora aqua buonasera!”
E’ la prima strofa della apprezzata poesia di Gigi Fossati, ben nota anche per essere stata musicata da Sergio Liberovici e armonizzata da Giorgio Vacchi. Con incisività la composizione poetica descrive il Polesine come una continua alternanza di “acqua e terra, terra e acqua”. Oltre che essere compresa fra due grandi fiumi, il Po e l’Adige, la provincia di Rovigo, è infatti solcata anche da numerosi canali che la caratterizzano in modo particolare.
Ed è proprio sulle rive di corsi d’acqua “minori”, quali l’Adigetto e il Ceresolo, che si dispiega un itinerario attraverso i paesaggi, la storia e le tradizioni di una terra ricca di tesori, troppo spesso ignorati e sviliti.
Il percorso cicloturistico, che qui presentiamo, si allunga fino alle estreme propaggini nord-occidentali del territorio comunale di Rovigo e, prima di far ritorno nella città capoluogo, attraversa il territorio di Villanova del Ghebbo e di Costa di Rovigo. La nostra gita in bicicletta, lunga circa 30 chilometri, condurrà alla scoperta soprattutto di piccole frazioni, disseminate nella campagna polesana, con annotazioni di aspetti interessanti sotto il profilo architettonico.
L’itinerario prende il via dal QUARTIERE SAN PIO X, ove l’Adigetto fa il suo ingresso a Rovigo, un’entrata in sordina perché l’alveo è stato coperto, ed oggi è percorso in superficie dalla Riviera S. Pio X. Qui le case sono ancora allineate lungo il canale sommerso. Dalla Chiesa parrocchiale, punto di partenza della nostra escursione, imbocchiamo la vicina via Colombo, caratterizzata da una leggera salita che un tempo dava accesso al ponte che superava l’antico corso del naviglio, per discendere poi in via Chiarugi. Uscendo dalla città, si attraversa, quasi senza accorgersene, lo scolo Rezzinella e poco più avanti il Ceresolo.
La prima frazione che si raggiunge è GRANZETTE, connotata, proprio in corrispondenza con l’inizio del paese, sulla destra, da un complesso statuario che rappresenta l’Apparizione della Madonna ai tre piccoli pastori di Fatima. Percorriamo la strada, che risale lungo la riva sinistra del Ceresolo, oltre il quale si stende un’ampia superficie: tra gli alberi, si intravedono i padiglioni abbandonati dell’ex Ospedale Psichiatrico, complesso ormai da tempo in attesa di un progetto di nuovo utilizzo e valorizzazione.
Arriviamo frattanto ad un bivio: rinunciamo a raggiungere il centro di Granzette, che rimane sulla destra, per proseguire in direzione di CANTONAZZO, lungo via Ottavio Munerati, dedicata all’appassionato studioso, vissuto a cavallo tra Otto e Novecento, che fu un illuminato sostenitore dello sviluppo di una moderna agricoltura. Munerati, proprio in questa zona di Granzette, aveva avviato la Stazione Sperimentale di Bieticoltura che raggiunse obiettivi di grande rilievo nel campo della genetica, apprezzati in tutto il mondo. Qui aveva pure messo radici un rinomato Centro Avicolo finalizzato allo studio e al miglioramento delle varie razze degli animali da cortile. Anche questo oggi appare malinconicamente abbandonato da ormai troppo tempo.
Un’inaspettata vivacità presenta invece ai nostri giorni l’attività edilizia, cosicché caseggiati appena costruiti o ancora in costruzione si alternano a edifici rurali più antichi. Tra questi ultimi la nostra attenzione è attirata da una vecchia stalla che, nonostante l’aspetto cadente, conserva tracce di un passato fiorente nell’armoniosa combinazione di linee spezzate e curve e nelle decorazioni lignee degli archi.
Il centro della borgata è evidenziato da una piazza di recente realizzazione, inaugurata nel 2004 e intitolata a don Arrigo Ragazzi, che per anni è stato attivo parroco di Granzette. Cantonazzo non ha una chiesa parrocchiale, ma un piccolo oratorio dedicato a S.Antonio, fatto costruire nel 1947 da Domenico Rubello per alcuni voti fatti al santo di Padova, a cui era particolarmente devoto. La storia si intreccia con i sanguinosi episodi delle due Guerre mondiali, nelle quali furono impegnati come soldati prima lo stesso Domenico Rubello e poi i suoi figli: padre e figli alla fine tornarono tutti al paese natìo, e pertanto decisero, con la costruzione votiva, di significare il loro ringraziamento al santo protettore. Inizialmente era stato eretto un capitello e solo in seguito vi fu costruito attorno l’oratorio. A lato dell’ingresso nel 1978 è stata posta una lapide che commemora i caduti di tutte le guerre.
Uscendo da Cantonazzo, la strada svolta bruscamente a destra, in via Basse, e prosegue fino ai piedi dell’argine dell’Adige. La giornata soleggiata di una primavera giunta anzitempo, incentiva alcuni lavori di sarchiatura del terreno per le semine stagionali.
Lasciamo per un brevissimo tratto la strada principale per raggiungere il Ceresolo, incuriositi da lavori in corso. Si tratta di un ampio piano di intervento, avviato dal Consorzio di Bonifica Polesine Adige Canalbianco al fine di migliorare il flusso delle acque del canale nel tempo divenuto poco efficiente. Scattiamo una a foto che documenta l’esito dei lavori, inquadrando sullo sfondo un vecchio complesso rurale che appare in buona parte inutilizzato anche per l’abbandono dell’attività zootecnica un tempo inscindibile con l’attività agricola.
Riprendiamo frattanto la via maestra, raggiungendo in breve la frazione di CONCADIRAME. Al centro del paese sorge la sua chiesa dedicata alla Beata Vergine del Rosario affiancata dall’alto campanile, entrambi settecenteschi, di sicuro pregio sotto l’aspetto architettonico. L’itinerario continua e, dopo una nuova svolta verso sinistra, in via Balbi Valier, si incontra un altro edificio sacro di non minore interesse: è l’oratorio della Beata Vergine Addolorata, detto dei Sabbioni. Sorse sul finire del XIX secolo e si segnala per la curiosa combinazione di elementi eterogenei: la pianta esagonale, la facciata classicheggiante con quattro colonne ioniche, trabeazione e timpano, le finestre ogivali. Accanto alla costruzione svetta anche un elegante campaniletto.
Quasi in fondo alla via, sulla destra sorge corte Dolfin, la cui casa padronale è caratterizzata da un ampio porticato, davanti al quale si stende un’ampia aia mattonata. Si raggiunge quindi il Ceresolo e, passando sulla riva destra, si prosegue in direzione di Lusia, lungo la via che prende il nome dallo scolo.
Percorsi un paio di chilometri, si giunge a GROMPO, un modesto gruppo di case rurali, cresciute attorno a un ponte. La strada segue il corso sinuoso del Ceresolo attraverso le campagne che anticamente appartennero alla nobile famiglia veneziana dei Grimani. Una eloquente testimonianza di quel periodo è rappresentata dall’ampio complesso detto delle Barchesse Grimane, o Rustico Grimani, costruito tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo. Quasi senza soluzione di continuità, l’imponente edificio si allunga ai lati della casa padronale nelle due ali che comprendono le barchesse, la casa colonica e un oratorio. A parte, invece, si eleva la torre colombaia.
Continuiamo l’itinerario costeggiando il Ceresolo. L’ambiente tipicamente rurale, presenta campi ben allineati, dominati dal colore verde intenso del grano in nel periodo primaverile. Il traffico è pressoché inesistente sul nastro della strada asfaltata sulla quale si affacciano alcune aziende agricole con costruzioni di varie epoche. Raggiungiamo frattanto la borgata del BORNIO, il cui ingresso è segnalato da un capitello, costruito nel 1954 in occasione dell’anno mariano indetto da papa Pio XII.
Anche qui le case sorgono attorno a un ponte sul Ceresolo, dotato di un sistema di chiuse che regolano il livello delle acque. Al centro di questa borgata, frazione di Villanova del Ghebbo, si trova la chiesa di S.Giuliano Martire, che nella prima metà del seicento fu ricostruita nella forma attuale sul luogo di un edificio preesistente. Alla chiesa è annessa la casa canonica, dello stesso periodo ma successivamente ampliata. Di fronte, al di là del Ceresolo, sorge la rinomata trattoria-ristorante Al Ponte, che prende il nome proprio dal fatto di trovarsi presso il manufatto che permette di superare il canale.
Da un corso d’acqua ad un altro. Appena usciti da Bornio, salutiamo il Ceresolo e proseguiamo alla volta dell’Adigetto, pedalando in direzione di VILLANOVA DEL GHEBBO. In località Ca’ Nova si innalza l’oratorio dedicato al Santissimo Nome di Maria, come si desume anche dall’iscrizione posta sulla facciata. La tradizione orale vuole che la costruzione sia sorta in seguito a una miracolosa apparizione della Vergine. L’edificio risale almeno alla metà del seicento ma fu ampliato alla fine del XIX secolo. Semplice nelle linee ed equilibrato nelle forme, l’oratorio è affiancato da un grazioso campaniletto che termina con una cuspide a cipolla.
Raggiungiamo frattanto il centro del paese che si presenta allungato presso la riva sinistra dell’Adigetto, sulle cui acque si affaccia la chiesa parrocchiale di San Michele, ricca di storia e di opere d’arte. La struttura attuale risale alla seconda metà del settecento, ma un edificio sacro nello stesso posto esisteva già da tre secoli. Dalla ricostruzione «uscì – secondo le parole di A. Gabrielli – uno degli edifici sacri più imponenti e armoniosi di tutto il Polesine». È degno di nota soprattutto il soffitto, affrescato da Giovanni Canal. Il campanile, a lato della chiesa, nel cono mozzato che lo sovrasta, reca ancora i segni di un violento fulmine che lo ha colpito.
Lungo via Roma, in direzione di Costa, si passa davanti alla settecentesca villa Monti, situata in prossimità dell’Adigetto ad un livello inferiore rispetto a quello della strada che corre sull’argine del canale. Il complesso si compone di tre edifici, la casa padronale, quella dei salariati e le stalle, disposti su tre lati della corte cinta da un muro.
Riprendiamo il percorso lungo la strada arginale sinistra del canale che, come è noto, ha origine a Badia Polesine da una diramazione dell’Adige. La sponda – rilevata nei confronti della campagna, verso cui corre il nostro sguardo – manifesta chiaramente come un tempo l’Adigetto fosse ben più importante di oggi, di interesse anche come via fluviale intermedia tra Adige e Canalbianco. Quest’ultimo raggiungibile grazie allo Scortico che si origina proprio a Villanova del Ghebbo.
Raggiungiamo frattanto il centro di COSTA, paese diviso fino a non molti anni fa dall’Adigetto, sulle cui rive sorgevano due distinte comunità: a destra quella di Costa, a sinistra quella di Costiola. Da una parte piazza san Giovanni, a lato dell’omonima chiesa; dall’altra piazza san Rocco di fronte alla chiesa dedicata al santo confessore. A unire le due sponde fu inizialmente costruito un ponte, poi una parte dell’Adigetto è stata coperta e le due piazze si sono unite, dando vita ad un ampia area recentemente oggetto di riusciti lavori di risistemazione: il tracciato dell’Adigetto è ora suggerito da una serie di fontane, mentre due muretti ricordano il punto in cui sorgeva il ponte.
Transitiamo vicino alla chiesa di S. Rocco, la cui primitiva costruzione sembra risalire al duecento, ma è probabile che sia stata oggetto di una riedificazione a metà del seicento. La ricca decorazione interna con affreschi attribuiti a Giovanni Canal è impreziosita da un organo, un prestigioso Callido dei primi anni dell’ottocento. Poco distante sorge l’oratorio di S. Giovanni decollato. Di aspetto modesto ma di antiche origini: la sua esistenza è nota già dalla metà del XVI secolo.
Rimaniamo sulla riva sinistra dell’Adigetto, pedalando lungo via Martiri della Resistenza che sinuosa si innalza sulla campagna punteggiata da varie case rurali. Raggiungiamo frattanto l’ampio complesso rurale di Corte Moline, caratterizzato dalla presenza di due singolari torrette-silos accostate. La corte, originaria degli ultimi decenni dell’Ottocento, è stata interessata alcuni anni fa da un importante intervento di recupero, con la creazione di un moderno centro ippico.
La strada ci riconduce frattanto verso Rovigo, alla volta della frazione di ROVERDICRE’, dove, in località Nogarazze, stretta tra il canale e l’argine pubblico, si erge la settecentesca villa Manin, un complesso caratterizzato da un lineare susseguirsi di edifici. Al centro sorge la casa signorile, cui sono affiancate due ali, in parte un tempo adibite a stalle e depositi delle derrate agricole ed in parte destinate ad ospitare i salariati. E’ pure presente un piccolo oratorio.
Continuiamo il tragitto, sempre sulla riva sinistra dell’Adigetto, dove, man mano che ci avviciniamo al capoluogo, abbiamo modo di osservare alcuni riusciti recuperi di edifici rurali adibiti a residenze. Raggiungiamo frattanto il Ponte dei Forti, presso il quale sorgeva il munito forte austriaco di cui non si conserva alcuna traccia. Superatolo, ci troviamo sulla destra dell’Adigetto, dove imbocchiamo la pista ciclabile, che passa sotto il ponte di via Amendola e continua lungo Riviera San Pio X, per ritornare al punto di partenza di questa nostra gradevole gita nella campagna e nel tempo.
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Come citare questo articolo
Mattia De Poli. “Tra Adige, Ceresolo e Adigetto”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/tra-adige-ceresolo-e-adigetto/