Cesare Grandi è un aitante giovane di Rovigo con la grande passione per la fotografia iniziata da ragazzo, quando il padre, Gianni, professionista del settore, gli regalò la sua prima Nikon. Dal genitore ha anche ereditato l’amore per l’avventura e per il reportage di viaggio; una passione anche questa che lega profondamente padre e figlio.
Gianni, il padre, viso cordiale, piglio sicuro, deciso, è sicuramente un artista dall’anima irrequieta, un esploratore alla ricerca degli aspetti più nascosti e autentici di regioni, nazioni, continenti del Pianeta. Lo spirito avventuroso, asserisce, Gianni Grandi, molto probabilmente “mi viene dal padre veneziano, mozzo sulle navi mercantili. A soli 11 anni se la sbrigava da solo a New York. Intraprendenti anche gli avi, commercianti, e un nonno Giovanni Battista, vivace arsenalotto all’Arsenale di Venezia.” Tutto ciò unito al piacere di scoprire, catturare suggestive immagini, inquadrature che frugano e vogliono vedere gli aspetti reconditi, segreti della vita. Una curiosità questa resa più consapevole e palese da quando assistette “folgorato” alla proiezione del celebre film del regista Antonioni: Blow Up.
Padre e figlio sono uniti dal continuo desiderio del nuovo, della scoperta, dalla voglia di conoscere l’anima autentica dei popoli, di quelli più lontani dalla nostra cultura e dal nostro credo religioso.
Silenziosi cronisti, osservatori rispettosi, affascinati da usi e costumi lontani, amano mischiarsi con le genti del luogo e molte volte è successo che vengano scambiati per gli stessi abitanti. Nomadi dell’immagine si muovono con mezzi di fortuna, alloggiano presso le abitazioni locali per incontrare l’umanità, come piaceva al famoso cronista Tiziano Terzani, con “cui si spartiscono i giorni, i pasti, gli umori della terra”.
Viaggiatori solitari, per amica, la macchina fotografica, “una compagnia incredibile”, vanno in avanscoperta per tracciare tragitti che ripercorreranno successivamente con pochi compagni di viaggio amanti del “fiato sospeso”, e con la voglia di osservare il mondo con occhi diversi.
Viaggi che divengono incontri profondi con le varie popolazioni per immergersi, con un pizzico di poesia, in usanze tanto diverse, impensabili, sorprendenti, a volte incomprensibili e disarmanti come la divisione della società in caste tipica della religione induista e il rispetto, la convivenza con ogni tipo di animale: in India nella polverosa città di Bikaner c’è un tempio dove i pellegrini adorano migliaia di topi.
Stupendi i servizi fotografici dell’America latina, del Sud-Est asiatico, Laos, Cambogia, e gli stati di Orissa, Rajasthan, fino nel folto delle foreste, alla scoperta di tribù preistoriche. Eventi raramente ripresi dagli obiettivi come la festa “della primavera dei colori” nella città di Agra, famosa per il magnifico tempio del Taj Mahal, con il lancio di polveri colorate. Ritratti, costumi esotici, accesi cromatismi dei turbanti, dei sari, paesaggi, templi, vie, città, la gente, le donne asiatiche cariche di pesi, fatica, bambini e di tanta dignità ed eleganza. Immagini di quotidianità immortalate in foto pregne di pulsanti sensazioni, di una gioia di vita, quasi di una pregnanza tattile.
Cesare Grandi, dopo anni di approfondimento tecnico in vari campi della fotografia, gestisce, a Rovigo, un proprio studio professionale, tutto tappezzato dalle sue foto. Opera con particolare attenzione alla tecnica digitale, senza aver abbandonato l’iniziale passione per la fotografia analogica.
Il suo lavoro va dai servizi per cerimonie, industria, dalla moda, allo still life, alla pubblicità. Tiene periodici corsi di fotografia analogica e digitale durante i quali viene privilegiata la parte pratica e, come già accennato, è accompagnatore di viaggi, con il padre, in vari paesi del mondo per appassionati di fotografia e delle autentiche vicende di questa nostra terra.
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Come citare questo articolo
Aurora Gardin. “Nomadi dell’immagine”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/nomadi-dellimmagine/