Qualche anno fa uno studioso francese, nel corso delle sue ricerche sulla vita di San Teobaldo, venne a conoscenza che la salma del santo riposava nella Chiesa Arcipretale di San Giovanni Battista di Badia Polesine e scrisse all’Arciprete di allora per avere maggiori informazioni. Ne seguì uno scambio epistolare, che si trasformò ben presto in amicizia ed accrebbe la curiosità, per la storia di Badia Polesine e del suo patrono Teobaldo, da parte della Comunità francese di Saint Thibault des Vignes, nella cui chiesa si conserva una reliquia del santo.
Tali contatti portarono le città di Saint Thibault e di Badia Polesine a sottoscrivere un patto di gemellaggio, mentre a Badia venne nel frattempo fondata l’Associazione Amici di San Teobaldo¹.
Lo scorso settembre, cogliendo l’occasione dello slogan Le grandi strade della cultura: un valore per l’Europa, proposto dall’Italia per le Giornate Europee del Patrimonio 2007², la Delegazione FAI di Rovigo, l’Associazione Amici di San Teobaldo, il Comune di Badia Polesine (con il patrocinio della Diocesi di Adria e Rovigo, del Dipartimento di Storia dell’Università di Padova, della Provincia di Rovigo ed in collaborazione con il Museo Civico e la Pro Loco) hanno organizzato una giornata di studio con interventi di autorevoli esperti,
che hanno analizzato il contesto storico religioso in cui visse Teobaldo³ e suggerito una proposta per la realizzazione di un itinerario religioso, culturale, turistico: il cammino di Teobaldo da Provins (sua città natale), a Badia (dove sono conservate le spoglie).
La giornata badiese ha preso avvio – dopo i saluti del sindaco, Paolo Meneghin, dell’Assessore Provinciale, Laura Negri, dei rappresentanti del FAI Delegazione di Rovigo e di Don Torfino, Parroco dell’Arcipretale – con Mara Barison, che ha accompagnato i partecipanti in un interessante itinerario storico-artistico, che si è snodato lungo le navate della Chiesa, con una sosta davanti al reliquiario di San Teobaldo, di cui sono stati raccontati gli aspetti biografici salienti. Poi Maria Teresa Muraro, dell’Associazione Amici di San Teobaldo, ha concluso la visita alla Parrocchiale, descrivendo dettagliatamente le vicende e l’iconografia della rimaneggiata tela proveniente dal Museo Diocesano di Vicenza, che lo aveva gentilmente concesso in prestito⁴.
I partecipanti, proseguendo lungo l’itinerario previsto, si sono trasferiti nelle sale del Museo Civico “A.E. Baruffaldi”⁵, dove Padre Francesco Trolese, Direttore della Biblioteca dell’Abbazia di Santa Giustina di Padova, ha descritto, con un’approfondita ed esauriente analisi, l’origine e gli sviluppi dell’Abbazia della Vangadizza, “l’Abbazia del Polesine per antonomasia”⁶. Fu Pietro, abate della Abbazia, “consigliere e maestro nella vita religiosa” di Teobaldo, a rivestire il santo dell’abito monacale e a proporgli la regola del monastero, negli ultimi anni della sua esistenza, là dove Teobaldo si era ritirato a vita eremitica: la vicentina località di Sajanega⁷.
Precedentemente, già a partire dal 1054, dopo l’incontro con l’eremita Burcardo, Teobaldo aveva preso la decisione di abbandonare “la propria terra e la famiglia e di condurre vita eremitica e di penitenza”, accompagnato dal fedele scudiero Gualtiero.
Intenzione del pellegrino Teobaldo, come ben evidenziato da Stefania Malavasi, Docente del Dipartimento di Storia dell’Università di Padova, era, senza alcun dubbio, quella di percorrere le “peregrinationes maiores”, ovvero gli itinerari europei verso Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme. Teobaldo riuscì a raggiungere Santiago prima e Roma poi; ma fu costretto ad interrompere, a causa della malferma salute del fido Gualtiero, il suo pellegrinaggio per Gerusalemme in territorio vicentino, a Sajanega, dove morì nel 1066.
Nel riproporre il “Cammino di San Tebaldo” ai giorni nostri, da Provins a Badia Polesine, interessante è risultata l’ipotesi di contraddistinguere tale “Cammino” con un simbolo (come avviene per Santiago con la conchiglia, per Roma con la chiave, per Gerusalemme con la palma o la croce), da utilizzare lungo il tragitto, ad indicare la destinazione o la provenienza del pellegrino.
A conclusione degli interventi della mattinata, i partecipanti hanno raggiunto lo splendido refettorio dell’Abbazia della Vangadizza dove, grazie al prezioso contributo della Pro Loco di Badia⁸, è stato predisposto un buffet, nel quale ogni piatto è stato accompagnato dal buon “Pane di San Teobaldo”⁹.
Il pomeriggio è proseguito con l’intervento dello studioso Sergio Garbato, che ha evocato un percorso storico letterario di grande suggestione, soffermandosi su immagini del Polesine medievale “che trova nell’Abbazia della Vangadizza il suo vertice e nella esangue ombra di San Teobaldo da Provins il suo respiro”.
Garbato ha ricordato, inoltre, come le spoglie del santo, trafugate dalla Cattedrale di Vicenza¹⁰ nel 1074 per essere trasportate nella chiesa della Vangadizza, furono poi traslate nel 1810 nell’Arcipretale di Badia.
Infine, dopo la visita con Mara Barison all’ex chiesa della Vangadizza, i convenuti hanno colto l’occasione della giornata quasi primaverile per ripercorrere il tragitto della storica processione in onore del Santo patrono, sino allo Sperone della bova, dove ancora oggi, il primo luglio di ogni anno, avviene la benedizione delle acque dell’Adige.
Perché non riproporre la “dimenticata” processione? Con questo quesito e con la consegna da parte del FAI di Rovigo di un diario di viaggio ai relatori, da “portare lungo le strade della cultura”, si è chiusa la giornata, ricordando le parole di Ruben Blades: il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare.
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Come citare questo articolo
Chiara Tosini. “Il cammino di San Teobaldo”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-cammino-di-san-teobaldo/