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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Il cinquantesimo dell’Arci

Molteplici e qualificanti le iniziative attuate dall’associazione guidata da Lino Pietro Callegarin

di Ventaglio Novanta

Ventaglio Novanta n. 37 2008 pp. 142–145

L’ARCI ha toccato quota 50: cinquant’anni dalla nascita dell’associazione; un anniversario che fa storia, e non solo per chi è iscritto.

“Da quando è nata, nel 1957, l’Arci – ci dice, il presidente provinciale Lino Pietro Callegarin – è sempre stata un incrocio di storie diverse, intrecciate dalla volontà condivisa di far conoscere la realtà, trasmettere valori comuni di solidarietà, libertà, democrazia. È divenuta componente importante della vita culturale e civile del Paese nato dalla Resistenza e dalla lotta di Liberazione, che è poi lo stesso terreno in cui l’ARCI affonda le sue radici”.

“I suoi iscritti – continua il presidente – sono gli eredi del partigiano Arrigo Deodati, fondatore dell’Arci, eredi del suo impegno civile diventato impegno socio-ricreativo e culturale per rendere più consapevoli e protagonisti i lavoratori, i cittadini, anche negli spazi del tempo libero, i continuatori della svolta innovatrice costruita negli ultimi decenni dal suo presidente Tom Benetollo, che proprio tre anni fa è prematuramente scomparso”.

– Quali i sono oggi i riferimenti principali dell’attività associativa ed in particolare dell’azione dell’Arci di Rovigo? Chiediamo

“Oggi, grazie a tanto slancio corale e singolo, l’ARCI è in primo piano nel panorama delle attività no-profit, nell’impegno pacifista, nella lotta ambientalista, in quella dei diritti di tutti per un mondo davvero “equo e solidale”. E questo vale anche per la storia dell’ARCI in Polesine. Un sodalizio che si occupa di promuovere cultura e tempo libero, ma anche conoscenza della Costituzione, certezza dei diritti, che discute di stato sociale, di recupero della memoria storica e delle identità locali, di laicità, che avanza proposte. Per ripercorrere questa storia, ed anche per riaffermare questo impegno dai molti volti, L’Arci ha scelto di ricordare i 50 anni della sua storia non con una celebrazione, ma con una serie di manifestazioni, svoltesi a Rovigo tra dicembre 2007 e gennaio 2008, tra la Saletta Celio e la Pescheria Nuova, che hanno riproposto, tra dibattiti, mostre, concerti, confronti, cinema e musica, tutta la gamma degli impegni civili, sociali e culturali (ed anche alcune sfide) che lo hanno caratterizzato e che ancora oggi lo contraddistinguono”.

Come è stato accolto dalla collettività questo ampio, e forse un po’ troppo concentrato, programma di iniziative culturali?

“C’è stata una partecipazione apprezzabile e differenziata per interessi in sintonia con le offerte programmatiche molteplici e forse anche eclettiche”.

Tra le iniziative culturali, sviluppate in più incontri, spiccano quelle dedicate alle figure di due personaggi di grande rilievo: Garibaldi nel secondo centenario della nascita e Antonio Gramsci a settanta anni dalla morte. Si tratta di proposte a suo avviso destinate a lasciare il segno?

“Si sa che il Polesine ha profuso nel 2007 uno sforzo consistente non solo per celebrare Garibaldi ma anche per la riscoperta dei garibaldini e del garibaldinismo locale. Il lavoro fatto anche, ma non solo, dall’ARCI e che si sta ancora facendo, lascerà una consistente traccia per gli studiosi e spero anche per la giovani generazioni che sono state direttamente coinvolte, tramite le scuole, in quest’opera di recupero della memoria.

Per Gramsci invece è stato pressoché solo l’ARCI a mobilitarsi. Non abbiamo rinunciato di portare a Rovigo un convegno nazionale sul grande personaggio. Nel frattempo, si può affermare che la realizzazione della rassegna cinematografica incentrata sull’influenza del pensiero gramsciano sui registi italiani, è stata interessante. Questo soprattutto grazie all’arricchimento portato alla visione dei film dalle presentazioni del cinefilo Andrea Tincani, del filosofo Paolo Zorzato nonché dalle letture dell’attrice Antonia Bertagnon. La figura di Gramsci è però talmente grande e moderna che merita ulteriori approfondimenti anche perché molti, senza magari accorgersene, ne applicano le categorie. La sua riflessione sul Risorgimento, sugli intellettuali, sulla scuola, sulla questione meridionale è tutta lì a dimostrarcelo”.

– Oltre all’azione rivolta al 50°, l’Arci è impegnata quotidianamente nella gestione di corsi di formazione e nella promozione di iniziative per il tempo libero. Quali sono le iniziative che ritiene più qualificanti?

“Cercare di far consumare il tempo di non lavoro, in modo liberante, colto e non alienante è sicuramente uno dei nostri obiettivi. L’ARCI si propone però anche di essere presente e attivo per la realizzazione di un nuovo Welfare che pone l’emergenza culturale alla base di tutte la altre emergenze. Ecco perché i corsi per gli immigrati sulla Costituzione e sulla sicurezza nei posti di lavoro, ma anche la raccolta di firme per la denuclearizzazione, per la ripubblicizzazione dell’acqua, per politiche energetiche ecocompatibili e, a livello della città, per la salvaguardia del suo patrimonio storico e perché non si abbiano a tagliare i pochi alberi presenti nel centro per la realizzazione di politiche miopi. Ma l’iniziativa che più ci ha dato soddisfazione è sicuramente quella di essere riusciti a dotarci di un periodico trimestrale dal significativo titolo “IncontrARCI” diffuso in 3000 copie”.

– Il restauro del fabbricato in viale Trieste che accoglie l’Arci polesana è coinciso col cinquantesimo dell’associazione. Un caso o una volontà? Quali sono i rapporti tra la sede provinciale e quelle periferiche? Quali le sezioni più attive?

“La ristrutturazione della sede è stata un puro caso. Ad essa fanno riferimento i circoli territoriali per la questioni fiscali e regolamentari ma anche per la realizzazione dei principi stabiliti dallo statuto. Le attività che essi svolgono sono molteplici e assai differenziate. Spaziando dal campo ricreativo alla danza a quello turistico, formativo, letterario di produzione libraria e musicale, storia, enogastronomia.

Sicuramente un elogio va fatto ad Arcisolidarietà per l’azione svolta a favore dei senza dimora come prima accoglienza, grazie all’azione volontaristica dei soci e della presidente Donata Tamburin. Ma anche il più piccolo dei circoli va ringraziato per l’azione tesa a rendere la vita dei soci più bella e più gentile”.

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Come citare questo articolo

Ventaglio Novanta. “Il cinquantesimo dell’Arci”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-cinquantesimo-dellarci/

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