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STORIA - TRADIZIONI

La Scuola a Rovigo

Un’istituzione che fonda le sue radici nel XIII secolo (1° parte)

di Libera Santato

Ventaglio Novanta n. 38 2009 pp. 78–79

Un manoscritto di poco più di una cinquantina di pagine, redatto nel 1870 da A. Casalini¹, riporta notizie interessanti della storia della scuola a Rovigo. Lo scritto comprende un arco di tempo di quattrocento anni dal 1483 al 1866, ma i riferimenti che vi si leggono fanno pensare che la scuola a Rovigo esistesse già dal secolo XIII, dato che il conte Girolamo Silvestri parla di una scuola di grammatica citata negli Statuti di quel tempo.

Di scuola si parla anche negli Statuti successivi, quelli del 1429, anche se non direttamente: viene infatti riferito che, alla pubblicazione degli stessi, fra le altre persone presenti, c’era il maestro Antonio Mastello il quale in città svolgeva la sua professione.

La scuola di grammatica dunque esiste già dal XIII secolo e continua nel tempo, probabilmente non in modo assiduo perché, a pagina 6 del citato manoscritto, è riportato che il 12 marzo 1483, mentre infuriava la guerra tra veneziani e ferraresi, il Consiglio, su proposta di Giovanni Campagnolo, delibera che gli ufficiali del Comune, preposti all’istruzione, si impegnino in ogni modo per trovare un maestro che sia “adatto ad istruire i fanciulli, che sia eletto per tre anni, che non appartenga al Consiglio o che vi possa votare”.

Forse trovare la persona adatta non è stata un’impresa facile poiché, il 14 settembre dello stesso anno, Andrea Nicolio propone di mandare due cittadini, appositamente nominati, a Venezia per trattare con il maestro Paolo D’Arzignano prospettandogli l’impiego per tre anni fissi e due a suo “beneplacito qual prezzo migliore che potessero ottenere”. Nemmeno questa volta riescono ad ottenere quanto si propongono, poiché il 27 febbraio dell’anno successivo, Silvestro de Rossi, si lamenta in Consiglio per la mancanza, ormai da troppo tempo, di un precettore e propone la nomina, come maestro, di Giovanni Andrea Mastello da Lendinara che, già in altri tempi, aveva occupato tale carica in Rovigo. L’incarico è per due anni, a partire dal primo maggio 1484 e lo stipendio di 55 ducati d’oro veneti² e in più di una casa per abitazione.

Finalmente la scuola può riprendere, la riapertura è senz’altro agevolata dalla fine delle ostilità tra Ferrara e Venezia (Guerra del Sale 1482-84). Rovigo ed il suo Polesine (una porzione della parte settentrionale dell’attuale provincia) fanno ora parte del territorio della Serenissima e la scuola rodigina può ricominciare la sua attività con nuovo slancio: è frequentata da parecchi fanciulli, poiché a pagina 13, sempre del manoscritto del Casalini, si legge che il maestro è tenuto ad avere un ripetitore, che si occupi di dare le basi dell’istruzione.

Di un ripetitore si parla anche nel 1523 probabilmente perché il numero degli scolari è tale che un solo maestro non è in grado di assicurare un’istruzione adeguata. L’istituzione si radica e si amplia, tanto che nel 1768 non sono sufficienti due insegnanti, ma non mancano i problemi: “sicché non bastava né il tempo, né la sete, né la volontà dei maestri, perciò il profitto era sceso” e si propone così la nomina di un terzo maestro.

La considerazione in cui sono tenuti i precettori è evidente dallo stipendio che ricevono per il lavoro che svolgono nelle diverse classi: al terzo maestro, che insegna i primi elementi, ducati 50; al ripetitore nelle classi di mezzo ducati 100; al precettore che insegna grammatica e umanità alle superiori ducati 150. Gli onorari dei maestri variano a seconda dei periodi, o molto più probabilmente a secondo della situazione economica, infatti si legge che, nel ‘500, lo stipendio del maestro e del medico è di ducati d’oro 100.

Ma la situazione non si presenta stabile: si alternano difatti periodi di tranquillità ad altri in cui il Comune non è in grado di pagare il precettore, stremato com’è da guerre e da calamità. Reperire i soldi per pagare precettore e medico deve essere un problema che si cerca di risolvere, almeno in parte, prelevando quanto necessario dalle entrate delle gabelle fin dal 1503. Solo nel 1719 viene creato un fondo apposito con l’imposizione di un dazio di “due piccoli per inghistara”³ portato a “8 soldi per mastello” dal 1762. Se il dazio non è sufficiente l’erario comunale deve partecipare alle spese.

Un lungo periodo di pace, tra il 1515 e il 1797 anno della caduta di Venezia, favorisce, anche a Rovigo, una fioritura, se così si può dire, delle arti e delle lettere. Di questo periodo è la fondazione di varie accademie che hanno vita più o meno breve se si eccettua “L’Accademia dei Concordi” fondata nel 1580 e tuttora molto vitale nel palazzo che lo ospita dal 1814.

La scuola prende un aspetto stabile nel 1592, come decretato dal Concilio di Trento: in ogni diocesi deve infatti essere istituito un collegio per i giovani che desiderano dedicare la loro vita alla chiesa, e a Rovigo viene avviato un Seminario ubicato nei locali che ancora oggi vengono chiamati “Seminario Vecchio”.

La nomina dei maestri pubblici viene fatta ogni tre anni dal Consiglio. Due cittadini, eletti anche loro ogni tre anni, muniti di apposito mandato, visitano la scuola due o tre volte la settimana. La scuola, con questo tipo di ordinamento, continua fino alla caduta della Repubblica Veneta. Per un lungo lasso di tempo, fino al 1806, l’unica forma di istruzione data dal Comune la troviamo fornita dal ripetitore Don Giuseppe Lazzarini, che esercita l’attività presso la sua casa con una gratificazione annua di 62 ducati.

(Continua nel prossimo numero)

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Come citare questo articolo

Libera Santato. “La Scuola a Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-scuola-a-rovigo/

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