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UN RICORDO

La sapienza dei fratelli Bagatin

Di rilievo le realizzazioni dei “maestri del fuoco e del ferro” a beneficio della collettività

di Angelo Gandolfi

Ventaglio Novanta n. 38 2009 pp. 102–103

Dopo Mario ci ha lasciato anche “Bepi”. Sto parlando dei fratelli Bagatin che per oltre cinquant’anni hanno risolto, con la “sapienza” derivante dalla propria esperienza, i problemi grandi o piccoli di chi si rivolgeva alla loro Officina Meccanica.

In tempi in cui il ricambio diventa introvabile, in relazione al diffuso uso del sostituire più che del riparare, ad essi si rivolgevano infatti, con fiducia, quelli che avendo vecchie macchine utensili, ma ancora utili, dovevano aggiustare o ricostruire qualche pezzo ormai usurato. La precisione del calibro, la semplicità del disegno a volte fatto sul pavimento o sulla lavagna, l’intelligenza delle soluzioni rendevano ogni intervento risolutivo anche delle cause che lo avevano generato.

L’accoglienza in officina e l’apertura all’ascolto od allo scambio di opinioni faceva sì che il laboratorio non fosse solo un luogo di lavoro ma anche di considerazioni che andavano ben oltre il materiale che lavoravano… L’acciaio infatti sotto le loro abili mani si trasformava, assumendo forme riservate solo a materiali più duttili. Ma talvolta si trattava di riparazioni molto particolari, dato che i fratelli Bagatin sapevano alleviare con il loro “buon senso” anche i guasti dell’anima….

Nell’officina in via delle Industrie, la fiamma delle saldature completava, se necessario, la precisione del tornio e la forza del trapano. La mazza che rimbalzava elasticamente sull’acciaio per sbloccare qualche collegamento particolarmente resistente dimostrava, nella leggerezza del gesto, la perizia del colpo.

Era alto Mario, era “grande” anche Bepi. Una lunga Tuta Blu ed un grembiule rinnovati ogni inizio di settimana erano la loro divisa. Il rispetto, l’educazione e la cortesia dei modi una loro caratteristica in un lavoro che riservava anche momenti di dura fatica.

Uniti nel lavoro, insieme nella vita. Abitavano nel quartiere di San Bortolo in una bifamiliare in cui hanno cresciuto i loro figli in serenità, orgogliosi di aver supplito con la loro tenace operosità alla mancanza di mezzi e consapevoli di non aver chiesto favori a nessuno.

Del loro talento e della loro sensibilità si accorse il Maestro Cesare Zancanaro che volle ultimare con il loro contributo la “lampada votiva della Pace” in sostituzione di quella trafugata dai Francesi al loro passaggio per Rovigo e donata poi all’Amministrazione Comunale perché fosse collocata nella Rotonda.

Frutto della stessa collaborazione e testimonianza di una fede condivisa è stato progettato ed eseguito il porta cero pasquale poi donato alla chiesa di San Bortolo che porta i simboli della Cristianità: il tralcio di vite e la spiga di grano, sangue e corpo del Cristo risorto.

Sempre nella stessa chiesa, altro intervento degno di nota, portato a termine con la consulenza della Soprintendenza, è stata la costruzione dei supporti in acciaio, in sostituzione di quelli in ferro ormai corrosi, per reggere le ali dei due angeli di Giusto Le Court (grande scultore fiammingo formatosi a Roma alla scuola del Bernini) che con il loro candore e la loro tensione spirituale fiancheggiano l’altare maggiore. Né può essere dimenticato l’aiuto determinante fornito a Cesare Zancanaro per la realizzazione del monumento a Maci Battaglini, pilone di… San Bortolo…, che campeggia nell’omonimo stadio, a testimonianza della passione sportiva dei Rodigini.

Importanti e significativi dunque i segni dell’impegno dei fratelli Bagatin a beneficio della collettività.

Due Maestri senza diplomi, due professori senza laurea, due encomiabili esempi del lavoro artigiano, cioè del lavoro che si trasformava in arte nobile e di servizio per soddisfare le esigenze di chi ricorreva alle loro competenze. Correttezza, onestà, disponibilità i valori trasmessi con l’esempio a chi ha avuto il privilegio di averli da guida nella propria crescita personale o la fortuna incontrarli nel cammino della vita.

Se ne sono andati come hanno vissuto, in silenzio ed accompagnati dall’affetto di chi li aveva conosciuti….. Oltre che rimanere nei nostri cuori, oggi certamente si troveranno nel cielo dei “ Giusti”… non si sa mai ci fosse qualcosa da riparare anche lassù…..

Non una parola – duole sottolinearlo – è stata loro riservata da parte degli Amministratori o dell’Associazione di categoria. Ma forse si è ancora in tempo per riparare, avviando una iniziativa di riconoscenza che dia voce ed onore a questi due figli dimenticati, dedicando a loro, a ringraziamento del loro impegno civile e sociale, nel loro quartiere, tra la loro gente che li stimava, una via, una piazzetta, uno slargo: si pensi ad esempio al complesso che sta sorgendo in via Oroboni, a poche decine di metri dal luogo in cui ebbe inizio la loro attività.

Per ricordarli basteranno una data ed una semplice didascalia: Ai Fratelli Bagatin, maestri del Fuoco e del Ferro.

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Come citare questo articolo

Angelo Gandolfi. “La sapienza dei fratelli Bagatin”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-sapienza-dei-fratelli-bagatin/

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