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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Lendinara di fine ‘800

di Nicola Gasparetto

Ventaglio Novanta n. 38 2009 pp. 172–178

Lo scorso 8 giugno, in coincidenza con la rievocazione storica “Lendinara Risorgimentale: arriva Garibaldi”, divenuta ormai un vivace e coinvolgente appuntamento annuale, presso la sala espositiva del locale Ufficio IAT è stata inaugurata una particolare e suggestiva mostra fotografica dal titolo “Lendinara di fine ‘800: collezione fotografica dell’archivio Marchiori”, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Lendinara, progettata da “Turismo & Cultura” e realizzata a cura di Nicola Gasparetto, Luciana Marchetto e Daisy Naliato. L’occasione espositiva ha voluto proporre una selezione di fotografie storiche, databili tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900, provenienti dalla ricca miniera di immagini, costituita da centinaia di negativi su lastra e stampe dei più diversi formati, custodita nelle soffitte del cinquecentesco palazzo Dolfin-Marchiori. Un repertorio iconografico realizzato in buona parte dagli stessi Marchiori a partire dal 1880 circa, proprio nel momento in cui la storia della fotografia chiuse la sua fase pionieristica ed iniziò una diffusa sperimentazione con la camera oscura, seguita da una nutrita ed entusiasta schiera di nuovi dilettanti ed appassionati. Il volto di uno di questi dilettanti è sicuramente da ritrovarsi nella personalità

Una apprezzata mostra fotografica con immagini rinvenute nelle soffitte del cinquecentesco palazzo Dolfin-Marchiori esec Ventaglio 38:170×240 V38

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15:53 poliedrica di Domenico Marchiori (18281905), della cui multiforme passione artistica (durante la sua vita costantemente si dilettò di poesia e pittura) rimane una significativa testimonianza: il giardino romantico realizzato alle spalle di Ca’ Dolfin, in cui, tra fascinose architetture e suggestivi teatri vegetali, da lui progettati, seppe dare forma concreta alle apparizioni di una incontenibile fantasia. La passione per la fotografia venne poi probabilmente condivisa anche dal figlio Guido (morto nel 1949), la cui firma appare su alcune stampe, e forse non mancò anche il contributo di un pittore e scultore che molto lavorò per i Marchiori, il melarese Policronio Carletti. A questi dilettanti di fotografia si può e si deve riconoscere un preciso spirito documentario: sono rappresentati, innanzitutto, lo splendore del palazzo e del parco (proprio a questo luogo era dedicata la prima sezione della mostra) attraverso le cui immagini rivivono composizioni vegetali e manufatti che lo scorrere di un secolo ha profondamente modificato o, in alcuni casi, completamente cancellato; ma c’è anche da sottolineare come in queste vedute si inseriscano, di tanto in tanto, personaggi e situazioni in grado di mostrarci la quotidianità della vita che vi si svolgeva: si alternano pertanto momenti di lavoro condotto dal personale di servizio, ad occasioni di incontro mondano e di svago con ospiti illustri accompagnati da eleganti signore. Non a caso la mostra ha voluto anche stabilire un motivo di continuità iconografica e storica con un l’evento espositivo che negli stessi mesi era allestito presso il rodigino palazzo Roverella “La Belle Epoque: arte in Italia 1880-1915”, dando così modo di instaurare un confronto estetico tra immagini pittoriche e fotografiche relative alla medesima epoca.

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A sottolineare tale legame una seconda sezione della mostra era dedicata esclusivamente alla ritrattistica, d’altro canto proprio da questo particolare genere emerge con evidenza come in quegli anni la fotografia stesse divenendo uno dei veicoli privilegiati di autocelebrazione della borghesia più agiata ma soprattutto di quelle classi intermedie che, spinte dal desiderio di emulazione, rincorrevano il mito di un inesauribile progresso economico e sociale: un esec Ventaglio 38:170×240 V38

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15:53 miraggio destinato a permeare le atmosfere di quella che venne poi identificata come Belle Epoque. E’ necessario però sottolineare come il repertorio fotografico dell’archivio Marchiori non è circoscritto agli ambienti e ai personaggi sinora descritti. Spazia, infatti, anche in altre direzioni, molto più dilatate sotto il profilo sociale: in un’ulteriore sezione comparivano così alcune riprese dedicate al duro lavoro delle campagne; le immagini delle fiere cittadine con la loro umanità varia e festante, abbigliata per l’occasione, tra i baracconi per i divertimenti e le bancaPagina 175 relle; ed ancora ritratti di uomini e donne di umile estrazione sociale ma di notevole intensità; proseguendo poi con una rassegna di contadini, bovari, venditori ambulanti, filatrici e lavandaie. Esseri umani colti nella loro semplice, e spesso miserevole, quotidianità, ma, ai nostri occhi, tasselli ugualmente importanti di una testimonianza collettiva, in grado di restituirci un’immagine del Polesine e delle sue genti che ormai si stenta a riconoscere. In chiusura, mi preme ricordare il successo di visitatori registrato e va detto che non solamente polesani e lendinaresi si sono dimostrati incuriositi da questi scatti d’epoca del loro territorio, si sono infatti registrate presenze provenienti da regioni limitrofe alla nostra. Spesso si trattava di appassionati, professionisti e cultori dell’arte fotografica, a dimostrazione della forza di attrazione e dell’alto livello artistico e storico suscitato dalle immagini esposte. La considerevole affluenza ne ha determinato una proroga nell’apertura sino a tutto il mese di Agosto. Tuttavia, per chi non avesse avuto modo di visitarla, l’occasione non è definitivamente sfumata: una parte della mostra, quella concernente le foto storiche dell’ottocentesco giardino romantico di Ca’ DolfinMarchiori resteranno, infatti, permanentemente a disposizione presso le sale dello IAT di Lendinara e costituiranno anzi una sorta di percorso introduttivo alle visite al parco che ogni anno vengono programmate da Aprile ad Ottobre.

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Come citare questo articolo

Nicola Gasparetto. “Lendinara di fine ‘800”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/lendinara-di-fine-800/

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