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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il Museo Archeologico di Fratta

Nelle barchesse di villa Badoer aperta l’importante esposizione di reperti del villaggio protostorico di Frattesina

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 39 2009 pp. 8–9

Due Musei Archeologici Nazionali in una stessa provincia costituiscono un’eccezionalità unica, che gratifica non poco il Polesine. Ancora una volta risulta, con evidenza, come questo lembo di territorio, racchiuso tra Adige e Po, presenti sotto vari aspetti delle caratteristiche davvero peculiari.

Dopo quello ben noto ed apprezzato di Adria, lo scorso 21 febbraio nelle barchesse di Villa Badoer, ha infatti aperto i battenti il Museo Archeologico Nazionale di Fratta. Quanto l’evento fosse atteso e condiviso è risultato chiaramente dalla considerevole presenza di cittadini; un numero così imprevisto che ha costretto le autorità presenti ad abbandonare la sala indicata per i discorsi di apertura, per posizionarsi sulla scenografica gradinata della magnifica villa del Palladio.

Ed è toccato al sindaco Riccardo Resini aprire la manifestazione, sottolineando l’importanza dell’evento che giunge a coronamento di un’attività di esplorazione archeologica avviata quarant’anni fa dal gruppo locale del Manegium, portando alla luce i primi ritrovamenti archeologici in località Frattesina. Un sito che in breve si è manifestato di grande rilievo, testimonianza di una collettività attiva dal XII al X secolo a. C., insediatasi presso la riva di un antico ramo del Po (denominato dagli studiosi il Po di Adria).

Un villaggio ben organizzato che ha lasciato testimonianze innanzitutto nelle due necropoli di Frattesina (Narde e Fondo Zanotto), ma anche nel circondario, dove sono venuti alla luce i basamenti delle case in canna ed oggetti lavorati di varia natura: corna di cervo adattate a vari utensili, ceramica per la cucina e per la filatura (pesi da telaio e rocchetti) ma anche per i giochi (magnifico il carrettino trainato da un animale da soma), fibule ed ornamenti in bronzo, ambra lavorata, perline di vetro colorate e perfino avorio di elefante, uova di struzzo e frammenti di ceramica greca. Il tutto a dimostrazione dell’importanza della località nel lontano periodo della protostoria.

Un villaggio attivo, dunque, che teneva i rapporti con i mercanti che scendevano dal nord con prodotti di pregio, primo fra tutti l’ambra del Baltico. Ma a Frattesina giungevano pure gli antichi greci, grandi navigatori, risalendo il Po per rifornirsi di manufatti e beni alimentari della pianura padana; e per proporre a loro volta, tra le mercanzie più inusuali, uova di struzzo e oggetti in avorio provenienti dall’Africa.

Frattesina, dodici secoli prima di Cristo, costituiva dunque un centro particolarmente vitale, come testimoniano gli importanti ritrovamenti che hanno finalmente trovato la loro idonea collocazione nel neo-avviato Museo Archeologico Nazionale. Una realizzazione che arricchisce Fratta Polesine sotto il profilo dell’interesse turistico, come ha osservato nella cerimonia di apertura l’assessore provinciale al turismo Laura Negri.

Un evento storico come hanno rimarcato l’on. Andrea Colasio, il responsabile regionale della cultura Angelo Tabaro, il soprintendente Umberto Spigo, il consigliere della Fondazione CaRiPaRo Fabio Ortolan, la direttrice dei lavori Loretta Zega e il responsabile del comitato scientifico Luciano Salzani, che ha espresso l’auspicio che il Museo di Fratta, oltre che per l’aspetto espositivo, si qualifichi come promotore di nuove ricerche e come significativo punto di riferimento per l’archeologia veneta con iniziative che prevedano la collaborazione con la Soprintendenza e l’Università.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Il Museo Archeologico di Fratta”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-museo-archeologico-di-fratta/

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