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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Palazzo Restelli

A Boccasette in attesa di valorizzazione un importante bene di valenza architettonica e paesaggistica

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 39 2009 pp. 14–19

“Non è vero che il Bassopolesine è una terra gravemente carente di vestigia storiche: è vero invece che le testimonianze del passato pian piano si vanno inesorabilmente perdendo per trascuratezza o carenza di fondi”.

Per avviare il discorso su Palazzo Restelli ed il suo parco – bene architettonico e paesaggistico di metà Ottocento presente a Boccasette – abbiamo utilizzato lo stesso incipit con cui nel numero 38 di questa rivista abbiamo aperto l’articolo riguardante il Palazzo (ormai irrimediabilmente perduto) di Cao Marina nel Comune di Porto Viro.

Diciamo subito che il complesso di Boccasette versa in una situazione di grave degrado e che pertanto un intervento di ripristino si presenta quanto mai necessario in tempi non dilazionati. A meno che non si voglia assistere alla stessa fine del citato palazzo di Cao Marina che, solo dopo il crollo, ha suscitato tra la popolazione un moto di sincero disappunto e una tardiva consapevolezza dell’importanza che il bene, ormai definitivamente scomparso, rivestiva per il territorio comunale.

Complesso edilizio di tutto rispetto, l’ottocentesco palazzo Restelli è dotato – e questo è un altro aspetto sorprendente – di un parco di sicura rilevanza sotto il profilo botanico e paesaggistico. Della valorizzazione dell’importante bene si sta attivamente interessando il WWF, intenzionato a proporlo come fiore all’occhiello nell’ambito del patrimonio architettonico e paesaggistico del Parco del Delta del Po. Sulla sua valenza è stata messa a punto una dettagliata relazione, fondamentale anche per la stesura del presente articolo.

Cominciamo dunque dal Palazzo, che si erge su un’ampia corte, all’estremità della quale, sul lato opposto, si trova un altro edificio particolare denominato Casa del Fabbro.

Il Palazzo

La costruzione, tinteggiata in rosso con ingresso a sud-ovest, si presenta con le caratteristiche di una gradevole villa di stile ottocentesco, con caratteri lombardi e veneti. E’ sviluppata a pianta quadra, su due piani e sottotetto, per complessivi 403 metri quadrati.

Al piano terra il vano ingresso di forma rettangolare (avente solaio a crociera e pavimento alla veneziana) dà accesso a quattro sale adibite a mezzà, tinello, cucina, salotto, ed ai vani accessori (servizio e dispensa), ai quali si può accedere anche dall’ingresso di servizio posto a nord-est, nel cortile interno.

Il primo piano, cui si accede mediante un’ampia scala in pietra, è costituito da quattro camere, due bagni e un guardaroba che dà accesso al terrazzo. La pavimentazione del primo piano è costituita da pregevoli tavelle in cotto d’epoca, i soffitti a volta presentano raffinati dipinti con decorazioni Liberty a tempera. Di notevole pregio sono anche gli infissi interni ed esterni.

Le facciate del palazzo sono decorate con fasce marcapiano, contorno finestre, finto bugnato agli angoli, alla maniera di numerosi edifici veneti e lombardi dell’otto-novecento. La facciata prospiciente il viale secolare del Parco, è caratterizzata da una loggia posta su terrapieno, contornata da una balaustra alquanto gradevole.

L’immobile ha subìto delle modifiche esterne nel secondo dopoguerra, a cui pure nel corso di un auspicabile intervento di restauro è bene por mano. Tra le aggiunte che hanno in varia misura falsato il progetto iniziale va considerata la presenza di una veranda sul lato meridionale. Probabilmente, negli stessi anni in cui venne realizzata la veranda, fu demolita la torretta belvedere posta sulla sommità dell’edificio, che permetteva la visione delle valli da pesca circostanti. Una costruzione questa che andrebbe riproposta anche alla luce delle nuove necessità scientifico-culturali: potrebbe ospitare un punto di osservazione per il birdwatching, data l’attiguità con Valle Ripiego, Sito di Importanza Comunitaria¹.

La Casa del fabbro

Al di là della grande aia, sulla quale venivano stesi i cereali, nell’angolo sud-est, dal quale ha accesso carraio diretto, troviamo la Casa del fabbro, un lungo edificio a pianta rettangolare a un solo piano fuori terra, della superficie di circa 250 mq, che rispecchia le tipologie tipiche degli annessi rustici del Delta del Po. La struttura portante verticale è costituita da pilastri in mattoni pieni 50×50, i muri di tamponamento in laterizio finiti con intonaco con tinteggiatura rossa tipica delle case del Delta del Po. La struttura di copertura, a due falde, è realizzata con travi e listoni di legno con soprastanti tavelle in cotto e manto di copertura in coppi tradizionali.

Sembra che tale fabbricato ospitasse le macchine a vapore che servirono alla bonifica del luogo e alla coltivazione del riso. Attualmente, grazie ad un intervento di restauro effettuato nel 1988, sono presenti diversi vani che ben si presterebbero a numerose attività di servizio o culturali.

Il Parco romantico

Per quanto concerne la valenza del parco storico adiacente alla villa, è da sottolineare la sensibilità del primo proprietario Pasquale Restelli che con il socio Agostino Sopranzi si prodigò nella scelta delle essenze botaniche per il giardino. Un bene paesaggistico questo di vera rilevanza, alla cui realizzazione pare non sia stata estranea la figura dell’architetto Giuseppe Jappelli, uno dei principali progettisti europei di edifici e giardini romantici, autore di opere quali il parco di Villa Picenardi a Cremona, il Caffè Pedrocchi e il parco Treves a Padova, la villa con parco della famiglia Torlonia a Roma, il parco della Villa Selvatico a Battaglia Terme.

La presenza di un parco storico così interessante in una posizione geografica marginale come Boccasette rappresenta un enigma. Per cercare di comprendere tale singolarità, è necessario collegare la figura di Jappelli alla sua attività di perito agrimensore e ingegnere idraulico, a quella di alcuni bonificatori che operarono nell’area deltizia padana. Questi ultimi (uno dei quali era appunto l’avv. Sopranzi che aveva commissionato allo Jappelli la realizzazione di una delle proprie residenze), erano inoltre i proprietari dei terreni sui quali sarebbe stato edificato Palazzo Restelli. Non è pertanto fuori luogo pensare che la progettualità dell’architetto Jappelli sia stata utilizzata per la realizzazione del parco di Palazzo Restelli, che si qualifica come primo e unico esempio di parco romantico dell’intero Delta del Po, nonché uno dei rari parchi storici della provincia di Rovigo³.

Le connessioni tra i Restelli e lo Jappelli appaiono essere più d’una. Il loro destino, in alcune occasioni, sembra intrecciarsi per confluire nella realizzazione del parco di Boccasette, il quale potrebbe anche essere ritenuto un atto di devozione dell’ingegnere milanese, alquanto più giovane dell’architetto veneziano, scomparso solamente l’anno successivo a quello in cui il Restelli acquistava l’isola della Batteria e iniziava le bonifiche nelle terre del Delta del Po. Inoltre, anche qualora lo Jappelli non avesse operato direttamente nella progettazione del parco di Boccasette, non si può escludere che lo stesso Sopranzi abbia messo a disposizione dei Restelli, soci in affari, i disegni effettuati dallo Jappelli per la propria villa varesina (custoditi in originale presso i Musei Civici di Padova). Come ultima connessione di una certa rilevanza, si consideri il contesto politico di idee giacobine in cui lo Jappelli e il gruppo Sopranzi-Restelli sembravano essere accomunati.

Ma altri caratteri unirebbero queste due personalità, al punto da ipotizzare un loro rapporto di collaborazione professionale: entrambi esercitarono il ruolo di ingegneri idraulici a servizio dei Magistrati alle Acque del territorio veneto, entrambi realizzarono importanti opere di bonifica nel Delta padano (lo Jappelli si occupò della bonifica del Foresto⁴ verso il 1833, mentre il Restelli della Batteria, nel 1854), entrambi, infine, frequentarono l’ambiente intellettuale milanese, dal quale si propagarono le principali idee settecentesche e ottocentesche (l’estetica romantica che confluisce nella letteratura del Berchet e del Manzoni, e nel giardino all’inglese) e la modernizzazione industriale che si diffuse poi in tutta l’Italia.

Le prospettive

Palazzo Restelli e il suo parco romantico costituiscono dunque un importante bene del Delta che va tutelato. Dalla famiglia Restelli che lo realizzò, la proprietà passò nel 1884 al nobile Luigi Camerini, poi nel 1903 ai coniugi Luigi Ravagnan ed Enrichetta Penzo di Chioggia (Venezia), successivamente ad altri, sino ad approdare all’attuale famiglia De Stefani di Rovigo.

Gli attuali proprietari nel giugno 2008 hanno proposto il comodato d’uso del parco storico di Palazzo Restelli all’Ente Parco Regionale Veneto del Delta del Po, al fine di assicurarne un’adeguata valorizzazione. A seguito di suddetta proposta si giungerebbe all’inserimento del bene all’interno del Parco Regionale del Po, la cui perimetrazione è in fase di ridefinizione.

Per Palazzo Restelli ed il suo Parco Storico pertanto siamo forse alla vigilia di una nuova epoca, connessa con la valorizzazione dei beni architettonici e paesaggistici del Delta del Po. Strategica appare la collocazione del complesso nei pressi del mare e delle valli da pesca e fondamentale si palesa la disponibilità della proprietà a stipulare una convenzione con l’Ente Parco.

Se il parco romantico può richiamare iniziative di visitazione, la villa può venire utilizzata quale luogo di rappresentanza per manifestazioni culturali, mentre la “Casa del fabbro” potrebbe ospitare un ecomuseo e convegni di varia natura.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Palazzo Restelli”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/palazzo-restelli/

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