Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Sulle tracce di Luigi Masetti

Un itinerario ciclituristico per ricordare il famoso “biciclettista” trecentano, il primo cicloviaggiatore italiano

di Ornella Veronese

Ventaglio Novanta n. 39 2009 pp. 46–49

Siamo partiti con il treno in quella che è stata l’ultima domenica dell’inverno, in una giornata tiepida. L’incontro con gli amici della FIAB, fissato davanti alla stazione ferroviaria di Rovigo, ci trova puntuali. Saliamo sul treno delle ore 10 con destinazione Castagnaro in provincia di Verona. Siamo in diciotto e, dopo circa quaranta minuti, arriviamo a destinazione pronti a scaricare biciclette e zaini, il nostro viaggio alla scoperta delle terre di Masetti ha inizio.

Ci è piaciuto immaginarlo a bordo delle nostre bici il nostro eroe Luigi Masetti, il trecentano “anarchico delle due ruote”, mentre nel 1884, a soli vent’anni, lascia il suo “Polesine” dilaniato dalle rotte dell’Adige (gravissima quella del 18 settembre 1882), dalla pellagra e dalla malaria. Da questo desolato lembo emigra a Milano dopo aver compiuto le scuole “tecniche” a Lendinara.

Inizia frattanto il nostro percorso cicloturistico con destinazione Rovigo. Da Castagnaro arrivo ci avviamo verso Gorghi Bisatello, scorgiamo i resti della famosa rotta di Castagnaro del 1438 con i gorghi. Saliamo sull’attuale argine dell’Adige per ridiscendere, dopo un tratto sterrato, in direzione di Villa d’Adige. Proseguiamo per località Barchetta e di lì verso Menà con le relative cave.

La strada corre lungo gli antichi argini, gli alberi sono ancora spogli, li possiamo identificare nella loro sagoma ed osservare così bene i nidi degli uccelli. Attraversiamo il grigio nastro della superstrada e ci avviamo verso Giacciano con Baruchella, proseguendo poi per Pissatola e Gorgo Malopera, quindi pedaliamo alla volta di Canda dove ci soffermiamo sul ponte ad osservare il fiume Tartato diventare il Canal Bianco.

Anche il nostro Masetti doveva attraversare Canda quando da ragazzo a piedi o a dorso di asino (la bicicletta era ancora un mezzo sconosciuto) si recava a Lendinara per studiare, dopo aver consumato un’energetica colazione a base di due uova e una tazza di latte. Qualche anno dopo lascia il Polesine raggiungendo Milano dove divide l’appartamento con le sorelle e un gallo portato da Trecenta, che come un bhoemienne gli dà la sveglia, e due piccioni.

A credere in lui, nella sua voglia di fare ed imparare, erano stati il medico condotto di Trecenta Nicola Badaloni, polesano di adozione ma recanatese di nascita, il Doralice di Badia Polesine e Jessie White sposa di Alberto Mario, che lo aiutarono anche economicamente a frequentare gli studi e lo avviarono a Milano. Nel capoluogo lombardo Luigi Masetti studiò greco e latino superò l’esame liceale e si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia.

Ed è sempre nell’estate del 1884 anno della sua partenza, che in Polesine i contadini abbandonarono i campi al loro destino: al grido di “la boje!, la boje! la va fora”, i bifolchi si ribellarono ai padroni. Arrivarono i carabinieri, i fuochi incendiarono i fienili e le stalle, i contadini che maggiormente si erano esposti nelle azioni di protesta furono arrestati e condannati.

Ma Masetti è ormai lontano, interessato a conoscere il mondo a vedere ed intrecciare rapporti con persone sconosciute. Il carattere genuino impressogli dalla sua terra sarà quello che egli cercherà negli abitanti dei vari paesi che egli visiterà, spingendosi nei villaggi e nelle campagne, “nei piccoli alberghi dove si spende poco e si ha modo di conoscere la gente”.

Ricordiamo tutto questo mentre lasciamo Canda, a mezzogiorno, per dirigerci verso località Tre Ponti di Lendinara e lì decidiamo di sostare per consumare il nostro pranzo, rigorosamente al sacco. Chi seduto su un prato chi su alcune sedie rimediate davanti ad un bar (sfortunatamente chiuso) chi in piedi.

Anche il menù del nostro eroe era in gran parte (a seconda della borsa) a base di pane, formaggio e salame; latte e uova offertegli dai contadini.

Durante la sosta esce anche un bel sole tiepido che ci conforta l’animo e ci fa alleggerire il nostro vestiario ed immaginare a come sarà stato il bagaglio di un cicloturista dell’epoca…

“… tre paia di calze, due calzoncini corti, tre maglie, una giacca, un panciotto, due colletti, due paia di polsini, un petto di camicia per le grandi occasioni (girando girando capitano!), una camicia di lana, sei fazzoletti e gli occhialoni (…) Quando giungo a un rivo o a un lago, mi butto in acqua. Ciò serve a lavarmi il corpo e i vestiti, che indosso di nuovo dopo averli strizzati e fatti asciugare al sole”.

D’estate Luigi Masetti lavora negli alberghi della Svizzera visitati dai turisti, avendo modo di imparare così le lingue: inglese francese, tedesco e spagnolo che gli serviranno in seguito per comunicare durante tutti i suoi viaggi, e saranno anche fonte di onesto guadagno impartendo lezioni. E fu nel 1891 che seduto in riva al lago di Ginevra scopre il “bicicletto”: è una rivelazione! Dopo soli 28 giorni dal dì che poté montare per la prima volta sul suo “Eolo” partecipa alla prima Milano-Torino, a criteruim su pista al trotter milanese e diventa il beniamino dell’allora Corriere della Sera E. Torelli Viollier.

Intanto noi, così rifocillati, ripartiamo alla volta della vicina Molinella: sulla parete esterna della Chiesa parrocchiale scopriamo che è affissa una lapide che ricorda come qui sia sta fondata il 29 luglio del 1893 la prima Cassa Rurale della Diocesi di Adria, il che lascia immaginare come questo luogo sia stato allora vitale, a confronto dell’odierno declino.

Ma dov’era Masetti in quell’anno? Per il nostro biciclettista è il tempo dei grandi viaggi. L’anno prima nel 1892, col suo bicicletto e con la sola guida stradale strappata da un atlante scolastico, percorre 3.500 km attraverso l’Europa: Milano-Parigi-Berlino-Vienna-Milano. Poi nel 1893 compie la sua seconda impresa: il “viaggiassimo”. Con sole 930 lire parte da Milano in qualità di inviato del Corriere della Sera; attraversa l’Europa, giunge a Londra; a Liverpool si imbarca per New York, arriva a Chicago e ritorno. A Washington ebbe anche l’onore di essere ricevuto del Presidente degli Stati Uniti allora Grover Cleveland ed ebbe anche numerosi festeggiamenti da parte della comunità italo-americana.

E’ il biciclettista più famoso d’Italia, “il poeta del bicicletto” come viene definito. Nel 1894 lascia l’Università dove ancora deve sostenere l’esame dei tanti diritti … “ora non ho tempo, ho da fare una scappatina a Costantinopoli, a Chicago, a Ceuta, al mio ritorno un giorno o l’altro mi prenderò la laurea …”

Luigi Masetti non si fa mancare nemmeno l’esperienza dell’alpinismo e il 20 agosto del 1899 compie la salita del Monte Bianco, poi Lago d’Orta-Friburgo. Nello stesso anno parte il I° maggio da Milano, arriva a Ceuta, Gibilterra, percorre l’Andalusia, raggiunge i Pirenei, Bordeaux, Parigi dove visita l’Expo ed ancora Bruxelles, Amsterdam, Amburgo, Copenaghen, Goteborg, Stoccolma, Pietroburgo e Mosca; a Pagliana incontra anche Leone Tolstoj e dopo prosegue ancora per la Crimea, Costantinopoli, nuovo imbarco e finalmente approda a Napoli percorrendo così ben 18.000 km!.

Intanto il nostro viaggio, attraverso la frazione di Valdentro, ci porta a Villanova del Ghebbo storico paese calzaturiero diviso a metà dal canale Adigetto, dove sostiamo nuovamente per una meritata pausa caffè. Approfittiamo così per sistemare alcune forature delle nostre biciclette.

Certo le strade dell’epoca di Masetti non erano come le nostre di adesso, costringevano spesso il biciclettisita a percorrere lunghi tratti a piedi (soprattutto le salite alpine) spingendo il bicicletto (con lo sterzo legato veniva posizionato in verticale e poteva così essere spinto anche con una sola mano!). Nel 1897 il nostro trecentano volle fare come Napoleone: dalle Alpi alle Piramidi. Da Milano raggiunge le Alpi con sosta ad Aosta, poi l’attraversamento della penisola, Piacenza, Bologna l’Italia Centrale, quindi l’arrivo a Brindisi dove si imbarca per Alessandria d’Egitto. E’ il 2 ottobre quando scala la piramide di Cheope per sedersi sulla cima. Quindi prosegue per la Palestina dove visita le Città Sante. A Giaffa si imbarca nuovamente per Brindisi e attraversando la Basilicata risale poi tutta la penisola raggiungendo Milano.

Noi frattanto raggiungiamo a Costa di Rovigo: attraversiamo il paese e imbocchiamo una bella pista ciclabile da poco realizzata che ci porta, attraversando i campi, fino a Roverdicrè.

Nel 1898 Masetti compie il quarto grande viaggio: dal Duomo alle Moschee – km 5.000. Si imbarca ancora una volta a Brindisi questa volta per Corfù, l’Ellade, Costantinopoli, Sofia, Budapest, Vienna ed arrivo a Milano. Nel 1901 Ottone Brentari gli dedica un lungo ed appassionato articolo sul numero 1 della rivista del TCI, descrivendolo come un uomo eccezionale. Dopo gli anni venti, di Masetti si perdono le tracce; a Trecenta risulta sconosciuto e sulla sua scomparsa si sono formulate solo delle ipotesi.

Arriviamo a Rovigo alle 15,30, dopo aver percorso 48 km alle ricerca delle tracce del nostro biciclettista.

Una volta a casa incomincio a leggere il libro scritto su di lui dal professor Luigi Rossi; in certi tratti mi riconosco, rivedo le città da me visitate in Europa ed in America spostandomi con aerei e treni, e condivido il pensiero scritto su di lui da Brentari “Il Masetti – che non possiede nulla e che vide e corse molto – è un uomo felice. Egli sa badare a se stesso ed anche aiutare i suoi cari; non desidera più di quanto ha; sa di essere amato dai parenti, dagli amici, da quanti lo conoscono; ciclovagò mezzo mondo e, come Dio creatore, lo trovò bello; incontrò delle difficoltà, e le girò; incontrò degli ostacoli, e li superò; non si sconfortò mai; si accontentò sempre di tutto, ma seppe anche voler tutto”.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Ornella Veronese. “Sulle tracce di Luigi Masetti”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/sulle-tracce-di-luigi-masetti-2/

Pubblicità