“Le bissòle della Befana, le patate americane di Valliera, i màneghi e i fiadoni, gli gnocchi dolci, l’aglio, il tartufo, l’èsse, la pinza alla munara, i bìgoli mòri della vigilia di Natale, le sarde de La Pensa, un ottimo latte crudo dell’azienda Ermes Bovo, le terre di Adriano, tutti questi prodotti – ci dice Paolo Rigoni, fiduciario provinciale di Slow Food – possono vantare varietà, ricchezza. Ma l’elenco può allungarsi. Come non inserire tra le tipicità adriesi le mitiche creme della nostra infanzia? Quelle “paste fine” che ci portano alla ricerca del tempo perduto come la madeleine di Proust?”
I ricordi si inseguono ed il prof. Rigoni prosegue: “Per tutti noi bambini che venivamo al mercato ad Adria in bicicletta con la mamma, il dolce sognato e sperato era una crema, meglio la crema, in quel negozio, el boteghin, vicino al semaforo, prima del ritorno. Magari ci poteva stare un sorso di rosolio, di marsala e per i più fortunati, le caramelline di rosolio o i ciucetti che riproducevano i numeri e le lettere dell’alfabeto. Comunque per tutti, fosse il mercato, oppure la festa del Perdon d’Assisi, o la fiera del Cristo era d’obbligo la crema”.
“C’è una persona – ci dice ancora Rigoni – che è rimasta fortemente legata a quel sapore antico: è il prof. Dino Renato Felisati, medico illustre, fin da giovane trasferitosi a Milano, ma che a Panarella, il suo paese di origine, ha conservato la casa della sua infanzia. Ebbene ogni volta che il prof. Felisati torna in Polesine non tralascia di fare provvista di creme alla pasticceria adriese Castello di Roberto Biasioli”.
E Paolo Rigoni ha recentemente accompagnato il prof. Felisati in una di queste sue visite alla rinomata pasticceria adriese. Un’occasione per chiedere al mastro pasticcere gli ingredienti del dolce della tradizione. Ecco la risposta: “Le creme sono fatte di pasta sfoglia, di pan di spagna, di crema e di marsala; gli ingredienti, ovviamente, devono essere freschissimi e di prima qualità. Le mie creme hanno un sapore particolarmente gradevole per merito della crema pasticcera che io preparo alla mia maniera, ma mi consenta di non dirle di più, perché, se le svelassi i miei segreti, lei potrebbe andare a comperare le creme dalla concorrenza che ad Adria è molto agguerrita”.
“Quando ero bambino e venivo al mercato di Adria con lo zio – ricorda il prof. Renato Felisati -, una tappa obbligata era fermarci dal signor Antonio, che gestiva una piccola osteria sulla destra di Corso Vittorio Emanuele, appena entrati in città, per gustare una crema e bere un bicchierino di marsala o di vermouth. Io mi limitavo alla crema, ma quel sapore si è radicato nella mia memoria, come qualcosa di sublime che, con la mente di adesso, interpreto anche legato ad altri elementi, prima di tutti, il bene che mi voleva la persona che mi accompagnava. Ad onor del vero, devo dire peraltro che il giudizio lusinghiero sulle creme del signor Antonio era espresso da tutti, grandi e piccini”.
Allora c’era l’osteria del signor Antonio che il prof. Felisati non dimentica, oggi la tradizione delle creme viene dunque tenuta desta da Roberto Biasioli, nella sua pasticceria Castello dove ci assicura che molti emigranti quando ritornano ad Adria vogliono le creme di sua produzione: “Me ne ordinano interi vassoi da portarsi a casa al momento della partenza”, ci dice soddisfatto.
E Paolo Rigoni, referente di Slow Food, sottolinea: “Ecco un dolce che va tutelato e certificato”.
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Ventaglio Novanta. “Le mitiche creme adriesi”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-mitiche-creme-adriesi/