Qualche anno fa, su esplicita richiesta di due classi terze della Scuola Media Parenzo, abbiamo condotto una ricerca sfociata in un lungo intervento intitolato “Le vie dei patrioti” pubblicato in due parti rispettivamente nel n. 28 e 33 del Ventaglio.
L’obiettivo era fornire informazioni biografiche su personaggi dell’Ottocento – quasi tutti volontari nelle guerre del Risorgimento – ai quali, a suo tempo, sono state dedicate diverse vie del centro storico di Rovigo o delle immediate vicinanze.
Ne sfociò un itinerario di conoscenza che, partendo da via Domenico Piva, indicava di raggiungere via Angeli, indi via Minelli, piazza Vittorio Emanuele per sostare, oltre che presso il monumento al re, sotto il porticato della Gran Guardia, ricco di lapidi dedicate ai patrioti del Risorgimento. Il percorso proseguiva poi lungo via Cavour, per raggiungere via Luigi Boscolo, poi Giovanni Miani, indi Alberto Mario e Cesare Parenzo, fino ad una via più discosta, nei pressi della chiesa di S. Francesco, dedicata a Remigio Piva.
Restava una curiosità irrisolta: quando era stata decisa l’intitolazione delle strade ai citati personaggi vissuti nel XIX secolo e tutti in varia misura coinvolti dalle idee del Risorgimento? E come venivano indicate precedentemente nella toponomastica rodigina i nomi di tali vie?
A dare una esaustiva risposta ai quesiti, ecco il bel volume “ROVIGO per strade e piazze dal 1866 ad oggi” di Edda Crivellenti, edito dalla Minelliana e nato sulla scorta della tesi di laurea dell’autrice con aggiornamenti fino ai giorni nostri. Un lavoro accurato (portato a compimento con la collaborazione del prof. Leobaldo Traniello) che ha trovato le sue fonti nei documenti depositati presso nell’Archivio di Stato e l’Archivio Comunale di Rovigo. Uno studio che si presenta arricchito da importanti annotazioni in riferimento alla storia nazionale e locale, in grado di aiutare il lettore a comprendere le motivazioni sottese alle denominazioni attribuite a piazze e strade.
Decisioni a volte condivise in modo unanime come l’intitolazione, di quella che era la Piazza Grande, a Vittorio Emanuele II in occasione della sua visita trionfale a Rovigo appena liberata a conclusione della terza guerra di Indipendenza; soluzione poi ribadita, alla morte del sovrano, con la delibera di dedicargli un monumento, affidando l’incarico allo scultore Giulio Monteverde. Analoga unanimità, alla morte di Garibaldi, fece registrare l’idea di dedicargli la piazza nata pochi decenni prima in seguito all’abbattimento della chiesa di Santa Giustina; piazza dapprima indicata come Piazza del Teatro (a seguito della realizzazione del prestigioso edificio nato su progetto di Sante Baseggio) che assunse il nuovo nome per accogliere alcuni anni dopo quello che molti indicano come il più bel monumento dedicato all’eroe dei due mondi, opera dello scultore Ettore Ferrari.
E fu proprio in occasione dell’inaugurazione del monumento a Garibaldi, nell’anno 1896, che si ritenne opportuno dare visibilità anche agli altri due grandi del Risorgimento Italiano, Mazzini e Cavour, dedicando loro due vie, rispettivamente via della Banca Nazionale e via della Finanza. E si provvide inoltre a dedicare una via – quella che fino ad allora era stata chiamata via Nuova – ad un altro grande dell’epopea garibaldina: il polesano Alberto Mario, illustre uomo del Risorgimento, morto esattamente un anno dopo rispetto all’eroe dei due mondi.
Qualche altra via nel corso dell’Ottocento aveva nel frattempo già cambiato il proprio nome. Via Domenico Angeli – cosa alquanto inconsueta – era stata dedicata al munifico conte quand’egli era ancora in vita e gagliardamente attivo. Iniziativa scaturita a seguito del prodigo atto di liberalità del conte, che nel 1847 provvide al rifacimento a proprie spese della via, già dedicata a San Rocco, sulla quale sorgeva il suo bel palazzo settecentesco. Analogamente si procedette per il tipografo Antonio Minelli, al quale fu dedicato il vicolo su cui si affacciava il suo palazzo ispirato all’architettura neogotica, su disegno di Eugenio Piva.
Dopo San Rocco toccò ad un altro santo farsi da parte per lasciare il posto ad un illustre rodigino: il terzo personaggio, cui nel corso dell’Ottocento fu attribuito l’onore della dedica di una via fu Giovanni Miani che, nato a Rovigo, aveva più volte organizzato spedizioni lungo il Nilo alla ricerca delle sorgenti del grande fiume. All’esploratore, morto in terra africana quattro anni prima, nel 1876, fu destinata quella che prima si chiamava via San Bortolo. E, nella stessa occasione, pure un terzo santo fu scalzato dalla toponomastica: alla famiglia degli stimati conti Silvestri fu infatti destinata la via che fino ad allora era stata dedicata a San Francesco.
Decisioni spesso prese all’unanimità, ma altre volte le deliberazioni furono più sofferte e destinate a ripensamenti nel corso degli anni. E’ il caso delle attuali vie Casalini e Sichirollo, giunte fino ai primi del Novecento con i loro nomi storici, rispettivamente Via del Vescovado e via del Seminario. Ebbene, nel 1907, l’amministrazione comunale guidata dalla sinistra radicale in vena di laicismo, decise di variare i nomi attingendo per la prima alla storia del Risorgimento dedicandola ad Anita Garibaldi e per la seconda a Giordano Bruno, vittima dell’intolleranza religiosa. Ma poi, in epoca fascista, Anita Garibaldi dovette lasciare il posto ad Alessandro Casalini, personaggio di spicco del secondo Risorgimento da poco morto, il cui palazzo sorge sulla via che da allora porta il suo nome. La compagna di Garibaldi fu allora spostata al posto di Giordano Bruno, al quale fu riservata la più modesta via laterale che ancora oggi gli è dedicata.
Ma poi, nel dopoguerra, altro spostamento per Anita Garibaldi che dovette lasciare il posto a mons. Giacomo Sichirollo, campione del cattolicesimo polesano tra Otto e Novecento.
E sempre nel dopoguerra furono cancellati tutti i nomi inneggianti al regime fascista, cosicché anche il da poco realizzato Corso del Littorio, nato dall’interramento dell’Adigetto, variò il suo nome in Corso del Popolo, mentre venivano ribattezzate alcune vie col nome dei perseguitati dal fascismo e di quanti avevano immolato la loro vita combattendo nelle file della Resistenza. Tra tutti spicca ancor oggi il fulgido nome di Giacomo Matteotti attribuito alla piazza antistante al Castello.
Un volume sicuramente interessante, quello edito dalla Minelliana, che va ben oltre l’elenco delle vie rodigine e la storia della loro intitolazione, per offrire agili ricostruzioni del clima politico caratterizzante il succedersi dei vari periodi a partire dall’annessione del Veneto all’Italia. Un libro ricco anche di immagini, innanzitutto di scorci della città in relazione alle sue vie più caratterizzanti, ma anche di fotografie accompagnate da utili cenni biografici dei principali personaggi della toponomastica rodigina. Un’iniziativa editoriale, insomma, che ci aiuta a conoscere la storia di Rovigo e a soffermarci sulle targhe dedicate agli uomini illustri di cui si è inteso preservare la memoria.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Per strade e piazze”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/per-strade-e-piazze/