Cinquecento anni fa, il 22 dicembre 1509, nelle acque del Po presso Polesella si svolse un’epica battaglia che vide le armi estensi trionfare su quelle della Serenissima. Lo scontro, che si concluse con la distruzione della flotta veneziana ancorata a Polesella, ebbe una vasta eco in Europa e fu ampiamente celebrato a Ferrara. Cominciamo tratteggiando i presupposti politico-militari, nel cui contesto va inquadrata la storica vicenda.
La Lega di Cambrai e la politica di Giulio II
Nel 1503, alla morte di papa Alessandro VI e dopo la breve parentesi del pontificato di Pio III, il cardinale Giuliano Della Rovere, con un’abile azione diplomatica riuscì a salire al soglio pontificio. Iniziarono così i 10 anni del pontificato di Giulio II, un papa energico, un abile e combattivo politico destinato a passare alla storia con il soprannome di “papa guerriero”.
L’interesse per la figura di questo papa, rapportata ai territori polesani, è strettamente connessa alla fondazione, il 10 dicembre 1508, della cosiddetta Lega di Cambrai, un’alleanza contro la Repubblica di Venezia, cui aderirono Luigi XII di Francia, Ferdinando II D’Aragona e il duca di Ferrara Alfonso I d’Este. Nel preambolo del trattato si leggevano accuse di fuoco alla Serenissima: “(…) per far cessare le perdite, le ingiurie, le rapine, i danni che i Veneziani hanno arrecato non solo alla santa sede apostolica, ma al santo romano imperio, alla casa d’Austria, ai duchi di Milano, ai re di Napoli e a molti altri principi occupando e tirannicamente usurpando i loro beni, i loro possedimenti, le loro città e castella, come se cospirato avessero per il male di tutti (…). Laonde abbiamo trovato non solo utile ed onorevole, ma ancora necessario di chiamar tutti ad una giusta vendetta per ispegnere, come un incendio comune, la insaziabile cupidigia dei Veneziani e la loro sete di dominio”.
La Lega di Cambrai combatté la Serenissima dal 1508 al 1511. Dopo avere sbaragliato le forze veneziane nella battaglia di Agnadello, l’esercito della Lega dilagò arrivando quasi alle “ripe salse” ovvero alle coste della laguna di Venezia e mise sotto assedio Padova. I veneziani invece, grazie al condottiero Bartolomeo d’Alviano conseguivano una brillante vittoria in Cadore, vittoria che però non era in grado di ribaltare la situazione generale della guerra, molto sfavorevole alla Serenissima.
Gli avvenimenti successivi resero però del tutto vani i positivi risultati conseguiti dalla Lega in terra veneta. Inizialmente, le forze della Lega intendevano occupare e spartirsi la Terraferma dello stato veneto. In base agli accordi, Massimiliano d’Austria avrebbe ricevuto Verona, Vicenza, Padova e l’Istria. Alla Francia, che già occupava Milano, sarebbero state assegnate anche Bergamo e Cremona. Otranto sarebbe tornata agli Aragonesi, mentre il papa avrebbe esteso il suo dominio sui restanti possedimenti veneziani.
Nel 1510 tuttavia, Giulio II ritenne che la Francia rappresentasse per gli equilibri nella penisola una minaccia ben più grave di Venezia. Fu così che il pontefice lasciò la Lega di Cambrai per allearsi con la Serenissima. L’anno seguente, anche Spagna e Sacro Romano Impero cambiarono schieramento, portando così alla creazione della Lega Santa contro la Francia. Merita però un approfondimento la battaglia di Polesella, avvenuta il 22 dicembre 1509.
La Battaglia di Polesella (22 dicembre 1509)
Alfonso I d’Este era succeduto al padre Ercole I morto nel 1505 e la sua politica nei confronti di Venezia era stata sempre più intollerante verso le ingerenze della Serenissima. Il suo primo atto di ribellione fu quello di liberarsi del visdomino (personaggio veneto accreditato alla corte di Ferrara col diritto di visionare ed approvare o censurare le iniziative politiche estensi).
Dopo la sconfitta patita dai veneziani a Ghiaradadda il 14 maggio 1509 il duca Alfonso si era impadronito in pochi giorni del Polesine, allargando la conquista fino a Monselice, Este e Montagnana, e affiancando Massimiliano I nella battaglia di Padova. In quest’ultima occasione emerse la figura del cardinale Ippolito I, fratello di Alfonso, un guerriero attivissimo e dotato di grandi capacità strategiche.
Nel frattempo, il ritiro di Massimiliano I di Germania e del re di Francia Luigi XII, aveva capovolto la situazione a svantaggio degli Estensi che, rimasti soli a fronteggiare Venezia, abbandonarono il Polesine per attestarsi dietro la linea del Po dove approntarono l’estrema linea di resistenza, affidata alla guida di Ippolito.
Venezia, che intendeva punire severamente il ribelle duca estense, aveva approntato una flotta di imbarcazioni bene armate che, risalendo il Po, si era posizionata a Polesella. I veneziani mantenevano pertanto il controllo del grande fiume grazie ai due forti contrapposti di Polesella e di Ro.
Per i ferraresi si trattava innanzitutto di difendersi, ma l’esito di quella che fu poi nominata come “la battaglia di Polesella” diede loro un risultato forse insperato.
In questa fase si evidenziarono le grandi capacità strategiche e militari del cardinale Ippolito. Questi infatti, osservando le acque del Po, in piena a causa delle piogge abbondanti degli ultimi giorni, si accorse che le imbarcazioni della flotta veneziana, galleggiando ormai all’altezza degli argini, offrivano i fianchi al facile tiro dell’artiglieria nemica.
Fu così che all’alba del 22 dicembre 1509 Ippolito, conscio della eccezionale situazione di vantaggio, aprì il fuoco dei cannoni ferraresi appostati sull’argine dando inizio al bombardamento della flotta veneziana che, colta di sorpresa, non poté difendersi. Delle 17 galere della Serenissima, solo due riuscirono a mettersi in salvo. Altre due affondarono, mentre 15 finirono nelle mani dei ferraresi. Ben 3000 furono i morti tra i militi veneziani, mentre i comandanti delle galere riuscirono a mettersi in salvo con imbarcazioni minori, chi via per il Po, chi sfruttando la Fossa di Polesella.
La grande vittoria degli Estensi evidenziò l’importanza dell’artiglieria, l’arma di cui Alfonso fu fautore e che fece conoscere Ferrara nel mondo per la chiara fama di produttrice di cannoni. Mai la storia aveva visto un pugno di fanti e bombardieri sbaragliare una flotta poderosa come quella di Venezia. All’impresa dedicò alcuni versi anche Ludovico Ariosto, che scrisse:
Ebbe lungo spettacolo il fedele vostro popol la notte e ‘l dì che stette, come in teatro, l’inimiche vele mirando in Po, tra ferro e fuoco astrette. (Orlando Furioso c. XL, 2)
Si trattò però di una gloria effimera per gli Estensi, perché la pace successiva accreditava a Venezia i territori già conquistati con la guerra del Sale (1482-84), con l’aggiunta di Adria che spontaneamente si consegnava a Venezia. Inoltre l’astro degli estensi era ormai in fase calante, tanto che nel 1598, alla morte di Alfonso II, lo Stato Ferrarese veniva devoluto alla Santa Sede, che otteneva così anche la Transpadana, un territorio fortemente degradato per il difficile scolo delle sue acque causato dell’innalzamento degli alvei del Po e del Canalbianco (ma questa è un’altra storia).
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Come citare questo articolo
Leonardo Raito. “La Battaglia di Polesella”. Ventaglio Novanta, n. 40, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-battaglia-di-polesella/