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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Villa Anita a Grignano Polesine

Una storia antica, che rimanda ad una primitiva costruzione eretta dai Benedettini

di Francesca Magon

Ventaglio Novanta n. 41 2010 pp. 20–23

Quando il Governo della Serenissima di Venezia, cacciati definitivamente gli Estensi tra fine del ‘400 e il primo decennio del ‘500, impose la sua dominazione sul Polesine, la situazione economica e sociale era, a dir poco, disastrosa. Ma l’illuminata colonizzazione dei veneziani favorì una rinascita dei centri urbani, grandi e piccoli, del Polesine, i quali nel XVI secolo avevano cominciato a risorgere soprattutto con un forte impulso nell’edilizia con parecchie edificazioni e numerose ristrutturazioni.

La civiltà delle ville

Accanto a catapecchie in laterizio, fango e canna o a modestissime case in muratura, iniziarono a sorgere imponenti palazzi e pretenziose palazzine. A voler primeggiare erano la nobiltà e il patriziato locale, così le antiche famiglie abbandonavano le vecchie e semplici dimore per manifestare il proprio prestigio con la costruzione di nuove e più signorili abitazioni. A tanto fervore edilizio contribuiva una sorta di orgoglio provinciale: se non era possibile rivaleggiare con i nuovi padroni, era almeno lecito presentarsi con grande e assoluto decoro, improntando al buon gusto e ad una parvenza di lusso la propria abitazione.

In Polesine nella seconda metà del Cinquecento si insediarono nuovi proprietari veneziani che, con la bonificazione di molte valli acquitrinose, finirono per possedere grandi quantità di terreni coltivabili. Come ha osservato Gaetano Cozzi¹, i Veneziani non si limitavano ad acquistare terre, ma costruivano o compravano, vicino ad esse, case ove abitare per seguire da vicino le attività che vi si svolgevano, nonché per il piacere di vivere in campagna.

E’ questo il periodo in cui si diffuse largamente in Polesine il fenomeno della “villa”. In tutto il territorio, dall’Alto, al Medio e al Basso Polesine sorsero costruzioni apprezzabili: alcune di elevata rilevanza architettonico-artistica, come, ad esempio, le Ville di Fratta Polesine, Polesella, Canda, altre improntate ad una estrema semplicità e funzionalità, piuttosto massicce e prive di elementi decorativi, una via di mezzo fra la casa colonica e la bassa palazzina signorile di campagna.

Villa Anita

In questo contesto si inserisce Villa Anita di Grignano, un interessante complesso architettonico che ricalca i modelli costruttivi veneti del tardo Cinquecento rappresentati di solito da un loggiato centrale al primo piano costituito da una trifora o da una bifora, cui corrisponde una sala, sulla quale si aprono le altre stanze.

Oggi frazione di Rovigo, Grignano Polesine è una località dalla storia particolare nel territorio di Campagna Vecchia, un’area legata al famoso istituto della “Comuna”, caratterizzato da un ampio fondo indiviso che gli abitanti di Grignano coltivano a rotazione.

Villa Anita è situata in Via Cezza, nome che, secondo alcune fonti, risale ai nobili Cezza, probabilmente originari del bergamasco, che furono i primi proprietari documentati dalle mappe del 1775 e dei quali si conservano gli stemmi di famiglia sulla facciata nel salone interno.

Le caratteristiche architettoniche permettono di far risalire l’edificio padronale al XVIII secolo. I Cezza avrebbero avviato la prima costruzione nel XVI secolo su una adiacenza benedettina preesistente e quindi l’avrebbero più volte rimaneggiata.

Nella mappa del Catastico Veneto del 1775, il complesso edificato appare di dimensioni modeste, formato da una casa padronale a due piani, provvista di due portali centrali sovrapposti, e da un annesso di minore altezza affiancato sul lato orientale. Il fronte settentrionale si affaccia direttamente sulla strada, mentre a sud si apre la corte alla quale fa seguito il terreno di proprietà. Di tale assetto la mappa del Catasto napoleonico del 1813 pare conservare la sola casa padronale. Ad essa risulta allineato, in posizione separata, un nuovo e ampio rustico. La situazione risulta invariata fino almeno al 1846, come testimoniato dal Catasto austriaco.

Scarni i cenni storici in nostro possesso; tuttavia, se vogliamo fare una descrizione dettagliata dell’attuale assetto di Villa Anita, osserviamo che è costituita da un corpo principale sviluppato su due piani più un sottotetto, al centro del quale si inserisce un abbaino che si innalza sulla copertura a campana.

Il fronte principale è caratterizzato, al piano terreno, da un intonaco a finto bugnato ed è scandito orizzontalmente da cornici marcapiano. Le forature, mentre sono regolari al piano terreno, si mostrano centinate e dotate di finte balaustre al piano nobile.

All’ampio arco d’accesso al piano terreno fa seguito al piano nobile una bifora provvista di un balconcino sorretto da colonnine rastremate con parapetto in ferro battuto. La bifora si ripete anche sul retro, così come il semplicissimo portale e i finestroni simmetrici del piano nobile.

All’ultimo piano l’arco centrale racchiude una antica statua della Madonna, segno di una ostentata devozione popolare. Sotto la nicchia è collocato lo stemma della famiglia Cezza, costituito da due spade incrociate e una stella. All’interno dell’edificio si conservano pregevoli affreschi di tema agreste di autore ignoto, risalenti al periodo successivo alla seconda guerra mondiale, nonché la raffigurazione del suddetto stemma sul soffitto del salone centrale al piano nobile.

Villa Anita è dotata di cinta muraria e di una Chiesetta che è stata ceduta dalla famiglia Milan, attuale proprietaria del complesso architettonico, alla Chiesa parrocchiale di Grignano.

I misteri della villa

Come in tante costruzioni del passato, anche Villa Anita sembra nascondere dei misteri. Ne avevo sentito parlare vagamente quando insegnavo, anni or sono, nella locale scuola media, ed è stato anche per questo motivo che era rimasta in me, fin da allora, la curiosità e l’interesse per il nobiliare edificio di Grignano.

Non esistono certezze di sorta, ma è diffusa la convinzione che un alone di mistero circondi Villa Anita. Ed è plausibile che ciò derivi dalla lunga storia della costruzione la cui prima edificazione viene fatta risalire ai Benedettini. I monaci, che hanno bonificato la zona, come tutti i territori in cui si erano insediati, nel rispetto della loro Regola “hora et labora”, hanno favorito, con la loro lunga storia che affonda le radici nell’epoca medioevale, l’originarsi di fantasie e di inquietanti paure, cosicchè la semplice e ingenua gente contadina è stata pronta ad immaginare oscuri misteriosi avvenimenti ruotanti attorno all’antico complesso architettonico.

A seguito di lavori eseguiti sulla pavimentazione della villa, è stata accertata l’esistenza di corridoi sotterranei, ossia di due collegamenti, uno diretto verso il cimitero del paese e l’altro verso la Chiesa. Si sa che in tenebrosi tempi lontani, in cui dilagavano briganti in quantità e i pericoli sempre in agguato, la salvezza era assicurata dalla fuga precipitosa per vie rigorosamente segrete.

Grignano Polesine, paese oggi in espansione tanto da essere considerato propaggine del vicinissimo capoluogo, può vantare, assieme ad altri pregevoli elementi architettonicamente importanti legati alle vicende del suo passato, Villa Anita, significativo tassello della storia del nostro Polesine.

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Come citare questo articolo

Francesca Magon. “Villa Anita a Grignano Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-anita-a-grignano-polesine/

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