Un duplice auspicio è stato espresso dalla prof. Silvia Zennaro a conclusione del suo intervento di presentazione del volume “Palazzo Montalti, storia, documenti e cartografia”: che lo storico edificio venga riconosciuto in futuro col nome che gli spetta, ovvero “Palazzo Patella-Montalti”, e che presso la facciata che dà sul Corso del Popolo, venga installata una targa che in sintesi ne ricordi la storia.
Una storia, quella del nobile fabbricato – attualmente destinato ad ospitare l’Istituto per Geometri ‘Amos Bernini’ – che affonda le sue radici nei primi anni del ‘700, con una presenza indicata già nella secentesca mappa di P. Mortier.
Fu innalzato dai Patella sulla riva destra dell’Adigetto, corso d’acqua che, proprio davanti al palazzo, veniva superato da un ponte, denominato “ponte dei Cappuccini”, per la presenza, poco oltre, del monastero francescano con la chiesetta dedicata a S. Michele arcangelo.
La pubblicazione è stata ideata e realizzata dai docenti Silvia Zennaro e Giovanni De Poli, coinvolgendo nella ricerca delle fonti alcune classi dell’Istituto. Il volume, edito grazie al sostegno di Rovigo Banca e della ditta Guerrato, presenta molti documenti, alcuni dei quali del tutto inediti, ed un interessante apparato fotografico, ricostruendo la storia dell’edificio e dei Patella.
Nell’albero genealogico di questa famiglia si trovano mercanti e notai, finché nel 1470 i Patella ottennero la dignità nobiliare, attribuita loro da Borso d’Este che li insignì del titolo di Conti, investendoli del feudo di Villadose.
Una famiglia dalla provenienza tuttora non definita, forse giunti a Rovigo e a Villadose da Venezia o da Chioggia. Il cognome fa pensare ad un’origine greca, con riferimento alla ‘patella’, mollusco che vive attaccato agli scogli. O forse la derivazione è da ‘pàtera’, tazza o piatto, di cui ‘patella’ sarebbe un diminutivo veneziano.
Quello che è certo è che i Patella a Rovigo risiedevano già nei primi decenni del XV secolo, dato che nel 1450 è documentata la presenza attiva di Giacomo Patella notaio. Nel secolo successivo, nel 1576, troviamo poi Giovannni Battista Patella presidente dell’Accademia dei Concordi e due secoli dopo nel 1786 un altro G. B. Patella è elencato tra i “Principi” e successivamente tra i presidenti dell’Accademia.
Sicuramente in questo periodo i Patella risiedevano dunque nel loro bel palazzo, dotato a mezzogiorno di un ampio giardino e di un frutteto. Frattanto nel 1800 Giovan Battista Patella veniva nominato Regolatore della Città e poi podestà nel 1808, morendo nel 1812. Il palazzo passava pertanto in eredità all’unica figlia Costanza.
Costanza Patella, trasferitasi a Padova in seguito al matrimonio col conte Leopoldo Ferri, di cui ben presto rimase vedova, nel 1828 decide di alienare lo storico bene di famiglia. E’ così che il palazzo passa ai Montalti, acquistato da Moisè e Arnoldo Montalti per 33.000 lire austriache, divenendo poi pieno possesso di Arnoldo nel 1846.
Unico ricordo di quest’ultima proprietà il gioco di una M intrecciata ad una A nella lunetta in ferro battuto sulla volta del portone che dà sul cortile interno. Sulla sommità della volta, in chiave d’arco, fa invece bella mostra di sé lo stemma marmoreo dei Pattella: uno scudo a rombi, sovrastato da una corona e fiancheggiato da foglie di palma.
Ma il palazzo non resta a lungo di proprietà dei Montalti (anche se con tale denominazione è tuttora noto) perché nel 1852, sotto il governo austriaco, viene ceduto all’Amministrazione Provinciale che lo adibisce a sede della Prefettura e della Gendarmeria. E, a ricordo di questo periodo, ancor oggi è visibile sul timpano la scritta I. R. Gendarmeria (I. R. sta per Imperial Regia).
Inizia così lo snaturamento del nobiliare edificio, divenuto negli anni sede di svariate istituzioni, tra le quali per un certo periodo anche del seminario vescovile, e di diverse scuole, finché fu scelto per alloggiare l’Istituto Tecnico fondato nel 1904 dal prof. Ferruccio Viola ed intitolato a Edmondo De Amicis. L’Istituto Tecnico successivamente si divise in tre rami: Commerciale, Industriale e per Geometri. Tre Istituti, dunque, per ognuno dei quali fu negli anni individuata un’apposita collocazione.
Fu così che Palazzo Patella-Montalti alla fine fu scelto come sede dell’Istituto Tecnico per Geometri, che nel 1970 ha stabilito di intitolarsi alla memoria di Amos Bernini, garibaldino, avvocato, sindaco di Rovigo e soprattutto attivissimo nel settore della bonifica padana.
Se la facciata principale si è conservata abbastanza integra, il resto del palazzo e delle adiacenze è stato, negli anni, interessato da molteplici interventi di adattamento alle varie necessità, senza tener conto delle caratteristiche storiche ed artistiche del bene.
I lavori più invasivi e snaturanti degli ambienti interni di Palazzo Patella furono purtroppo realizzati nel dopoguerra, con la completa distruzione del grande Salone somigliante alla Sala del Consiglio del Palazzo della Provincia. Il bell’ambiente affrescato e decorato con stucchi settecenteschi, al tempo della presidenza Viola, era stato valorizzato e ribattezzato “Aula delle Rimembranze”, una sorta di sacrario dell’istituto per ospitare le manifestazioni più solenni e commemorare gli studenti e gli insegnanti caduti per la patria. Una sala prestigiosa, scrigno di memorie e sacrario di valori, in cui vennero posizionate alcune statue di personaggi polesani degni di essere ricordati e additati ad esempio.
Una ricerca del materiale in essa contenuto ha portato recentemente a rintracciare negli scantinati tre statue, in condizioni di degrado piuttosto serie, per cui è stata avviata un’iniziativa di restauro. Ne hanno beneficiato il busto di Guglielmo Marconi, opera di Augusto Sanavio, la statua di Umberto Maddalena, opera di Guido Cremisini e la Madonna della Pace, opera di Virgilio Milani, autore anche del busto di Giovanni Miani, presente nell’istituto.
Non sarà più ricostruita l’Aula delle Rimembranze, ma le statue recuperate sono tornate a tener viva la memoria di un periodo storico che troppo frettolosamente si era cercato di cancellare, nel quale vanno rintracciate le radici dell’Istituto Tecnico 5ª, nato dall’intuizione del prof. Viola.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Palazzo Patella-Montalti”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/palazzo-patella-montalti/