Il problema dell’istruzione a Rovigo è stato presente fin dal XIII secolo, ma non sempre le risposte delle amministrazioni che si sono succedute sono state all’altezza delle richieste (vedasi “La Scuola a Rovigo” in Ventaglio n. 38, p. 78, di cui questo intervento è la continuazione.)
Caduta la Repubblica Veneta, con l’arrivo dei Francesi, il problema riemerge. L’amministrazione comprende che per sistemare la situazione economica e sociale della neonata “Repubblica Italiana”, nel 1802, deve cominciare con l’istruzione.
La commissione che si occupa della Pubblica Istruzione, presieduta dal consultore di stato Paradisi, prima di iniziare un’opera di sistemazione, promuove un’inchiesta sullo stato della scuola facendo arrivare a tutte le province sedici quesiti che ritroviamo formulati, più o meno nello stesso modo, diverse volte negli anni che vanno dal 1802 al 1821-22, quando sono istituite a Rovigo le prime scuole elementari maggiori e minori. Si vuole conoscere il numero delle scuole, cosa viene insegnato e con quale metodo, i libri usati, i maestri, il loro stipendio e con quali fondi sono pagati, il numero degli alunni che frequentano e, a volte, quelli che potrebbero frequentare, i locali delle scuole dove si insegna, i premi, il numero dei collegi e dei convitti maschili e femminili, il numero dei convittori, che cosa si insegna e con quale metodo e a quale autorità è affidata l’amministrazione e la direzione delle scuole.
Anche le risposte sono quasi sempre le stesse nel tempo. La situazione a Rovigo viene così delineata: ci sono quattro scuole, di cui tre del genere “infimo”, una pubblica dove si insegna leggere, scrivere, i principi di aritmetica e le massime cristiane, due private delle quali quasi nulla si conosce e la quarta il Seminario frequentato, in parte da quei giovani che desiderano darsi alla vita sacerdotale e in parte da coloro che desiderano proseguire negli studi. I maestri sono dei sacerdoti e lo stipendio che ricevono, dal Comune o dal Seminario va dalle 66 lire venete annue del maestro di canto in Seminario, alle 372 lire del maestro comunale e di quello di retorica. Gli scolari sono inizialmente pochi, poi aumentano col passare degli anni, solo il Seminario ne conta 70.
Non esistono scuole per ragazze, fatta eccezione per i convitti tenuti dalle monache o quello delle Zitelle gestito con quanto danno i benefattori. Le scuole del Comune sono amministrate e dirette dalla Commissione per la Pubblica Istruzione, quelle del Seminario dal Rettore e dall’economo alle dipendenze del Vescovo.
Oltre al progetto, la commissione invia anche le considerazioni e le proposte per l’istituzione di una scuola elementare e di un ginnasio che sono indispensabili e convenienti per la città. Sono osservazioni giustificate dalla situazione economica che non è delle più rosee e dalla constatazione della necessità di una scuola pubblica per tutti i ragazzi che la vogliano frequentare. Una scuola elementare comunale è già presente in città, più due private, ma il numero della popolazione è tale da richiedere l’istituzione di altre.
Vengono così stabiliti alcuni punti importanti ai quali attenersi per la realizzazione di una scuola elementare e di un ginnasio. Ma il problema dell’edificio da adibirsi ad uso scuole sembra di difficile soluzione viste le scarse risorse del Comune e provvisoriamente si pensa di utilizzare i locali del convento di S.Francesco¹, nella strada detta della Concezione. Per il mantenimento del ginnasio occorrerebbero 1320 scudi romani annui, afferma nel 1802 il cittadino Barducchi incaricato di controllare le risorse comunali, ma viste le entrate e le uscite, risulta che non vi sono rendite sufficienti, soprattutto dopo che il governo ha avocato a sé ogni diritto sul sale e altre gabelle. La commissione propone di usare la vistosa rendita che serviva per l’Università di Ferrara che, “per legge, sarà soppressa”. Tale rendita manteneva professori, pagava le spese correnti della biblioteca e del corredo scientifico mentre ora dovrebbe sostenere un solo liceo con otto professori. La commissione conclude affermando che spera che il Consiglio Dipartimentale accolga la proposta. Speranza vana dato che non se ne fa nulla, anche perché non riescono ad avere né i fondi, né i locali del convento di San Francesco usati per il casermaggio delle truppe napoleoniche di passaggio nella città.
Passi importanti verso un ordinamento delle scuole sono possibili quando vengono pubblicate le “Istruzioni per le scuole elementari del 1812” che cercano di definire in ogni aspetto il problema “istruzione”, regolamentando sia la posizione, i doveri, i diritti dei maestri che la condizione degli scolari. Un’impostazione più incisiva si ha, comunque, quando l’Austria consolida il suo potere nel Lombardo-Veneto, con la promulgazione del “Regolamento Organico” del 22 novembre 1818.
In virtù di questo indirizzo governativo Rovigo avrà finalmente nel 1822 la prima scuola elementare minore maschile e nel 1823 l’elementare maggiore e poi nel ‘25 una scuola maggiore femminile, tutte sostenute a spese dello Stato. In un arco di tempo sufficientemente breve si sono fatti progressi notevoli, basti pensare che ancora nel 1806 Don Lazzarini era l’unico maestro comunale ed esercitava nella sua casa, mentre ora ci sono scuole pubbliche nelle quali si insegna dai primi elementi del leggere, dello scrivere fino ai principi di architettura, di geometria, di meccanica, di storia naturale, di fisica. Nel 1824 si aggiunge anche il corso di Metodica per gli aspiranti maestri, tenuto per tre mesi all’anno a partire da maggio e per tre ore ogni settimana. La frequenza al corso e il superamento degli esami finali a Venezia, Padova, Belluno, Verona, Treviso, Vicenza e Rovigo permetteva ai frequentanti di insegnare nelle Scuole Elementari Inferiori².
Il primo edificio adibito a scuola lo troviamo in piazza Duomo dopo il 1820. Fino a questo periodo, maestri continuano ad insegnare nelle loro case, il comune provvede a pagare l’affitto per la stanza usata come scuola. Poco sappiamo dei luoghi dove i maestri abitano ed esercitano. Nel 1816 sappiamo che il maestro abita in Borgo San Giovanni e che vi esercita la sua professione, mentre nell’avviso di inizio delle scuole per il tre novembre 1817, vengono informati gli interessati, che il maestro don Giovanni Rosetti insegnerà nel locale attiguo alla residenza del Commissario di Polizia.
Non si trovano scuole pubbliche femminili; a meno che non vengono considerate scuole i convitti delle terziarie francescane e domenicane, ma non certamente pubbliche perché le famiglie pagavano per il mantenimento delle figlie o il convitto delle Zitelle che viveva con gli oboli di benefattori.
Come detto Rovigo poté avere le sue scuole solo nel 1822-23, quelle maschili maggiori, in piazza Duomo al civico n.772³, le minori in piazzetta All’Ara⁴ e finalmente nel ‘23 anche le femminili in strada S. Francesco al civico n. 401, ma solo verso gli anni ‘50 le ragazze ebbero un edificio scolastico, che fu appositamente sistemato, dignitoso e capiente, nella zona del Ponte del Sale.
Da questo momento in poi la situazione edilizia va via via migliorando: le scuole hanno sedi prestigiose almeno all’apparenza, come una parte del palazzo Roncale e alcune stanze nell’edificio dove ha tuttora sede il Comune, ma che sono poco adeguate per l’uso cui sono destinate. Le richieste di sistemazione di finestre, vetri, tende, scale, latrine sono continue e si ripetono negli anni; probabilmente gli adeguamenti erano fatti in economia e non potevano durare nel tempo.
Le scuole non sono nemmeno riscaldate anche se il Regolamento del 1818 lo prevede. Il Regio delegato interpellato a proposito risponde che, ad eccezione della scuola maggiore di Belluno, la “superiorità governativa” stabilisce che sia esclusa ogni spesa a questo titolo e, per puntualizzare quanto afferma, scrive che nemmeno nel passato regime i Seminari e i Collegi, frequentati da “più agiata gioventù”, facevano uso di “stuffe”(sic.); ora che a scuola va la “gioventù campestre” è preferibile non riscaldarle perché ciò potrebbe rendere “molle” il loro fisico e far sentire un “bisogno fino ad allora sconosciuto”⁵.
Negli anni ‘40 le scuole elementari maggiori maschili e femminili sono ospitate nel palazzo Camerini; questo fino verso il termine degli anni ‘60 quando il proprietario del palazzo decide di abbattere parte della casa.
Gli edifici adibiti a scuole hanno continuamente bisogno di lavori per essere resi agibili e i progetti di rifacimento sono interessanti e ben presentati come quello redatto dall’ingegnere civile Giuseppe Giannini per l’ampliamento del fabbricato ad uso di scuole elementari Femminili del Ponte del Sale (settembre 1858). Ma anche in questo caso il bel progetto rimase lettera morta, infatti l’anno dopo, un ispettore scolastico parla non di ampliamenti, ma di riadattamenti che comportano una spesa molto ridotta. (continua).
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Come citare questo articolo
Libera Santato. “La scuola a Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-scuola-a-rovigo-2/