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UN RICORDO

Elvezio Brancaleoni, “El Camborio”

A Baruchella rinnovato il ricordo del grande interprete di flamenco, scomparso nell’aprile del 2009

di Maurizio Tramarin

Ventaglio Novanta n. 41 2010 pp. 94–97

Ad un anno dalla scomparsa, avvenuta il 16 aprile 2009, resta vivo a Baruchella il ricordo di Elvezio Brancaleoni, detto “El Camborio”, distintosi in modo talmente regale nell’ambito del ballo, da essere anche definito “il re del Flamenco”. Particolarmente significative sono state le iniziative dedicate a perpetuarne la memoria svoltesi lo scorso anno.

Primo appuntamento sabato 26 settembre 2009, presso la Camera di Commercio di Rovigo, dove ha avuto luogo la cerimonia della consegna del premio dedicato alla fedeltà al lavoro e ai polesani che “hanno onorato la provincia di Rovigo in Italia e nel mondo”, secondo l’apposito bando. Tra i premiati anche il nostro ballerino, per cui il suo è diventato un premio speciale alla memoria “che intende essere un doveroso tributo all’arte e alla personalità di un appassionato professionista della danza e della coreografia che ha saputo, con un percorso inedito e sorprendente, partire dall’esperienza della danza classica …per costruirsi una nuova vita artistica in Spagna…”. Il riconoscimento (medaglia ed attestato) è stato consegnato dal presidente della Camera di Commercio Loredano Zampini e ritirato dalla moglie Lucia.

Il giorno successivo, a Baruchella, ha avuto poi coronamento il desiderio finale di Elvezio Brancaleoni, cioè che le sue ceneri fossero portate a Baruchella, suo paese natale; e la moglie Lucia ha inteso rispettare le sue indicazioni. Come già concordato dal sindaco con i due fratelli Giuliano e Leonardo, residenti a Bolzano, domenica 27 settembre, si è svolta presso il municipio la cerimonia che ha preceduto la tumulazione.

Durante la messa, a cui hanno partecipato assieme ai familiari le autorità civili, il parroco don Stefano Marcomini lo ha ricordato ed ha messo in evidenza come “possa essere da esempio per i giovani, avendo saputo impegnarsi per realizzare i suoi desideri, mettendo a frutto i propri talenti”. Le ceneri del Camborio sono poi state portate al cimitero locale e collocate dalla moglie nella tomba del nonno Francesco.

Alla tumulazione è seguita l’inaugurazione del piazzale antistante il municipio di Baruchella, adibito a parcheggio, che è stato intitolato al grande ballerino di flamenco. Nell’occasione il sindaco Natale Pigaiani, parlando del sentimento che legava Brancaleoni alla sua terra natale, e ricordando l’incontro serale avvenuto l’anno precedente ai piedi dell’Arena, ha dichiarato che “rimarrà nella memoria l’immagine del Camborio all’Arena di Verona, mentre riceveva gli applausi di migliaia di persone che urlavano il suo nome, portando con sé la sacca di tela, appena ricevuta dai compaesani, contenente le pubblicazioni sul Polesine”.

L’avvocato pugliese Giacomo Florio, un amico e promotore del Camborio, presente alla cerimonia, ne ha delineato con passione la figura, caratterizzata “dall’istinto naturale per il flamenco gitano, temperato però dalla cultura e compostezza della danza classica, avendo studiato alla Scala di Milano, e dall’amore per la moglie”. Ha anche sottolineato come Elvezio sia sempre andato fiero della sua italianità anche quando gli spagnoli avrebbero fatto di tutto perché si riconoscesse in quella nazionalità.

Prima dello scoprimento della targa, l’ex-sindaco Natale Ferrari ha ricordato il suo primo incontro col Camborio, anche questo a Verona, ed ha letto la poesia del Prof. Ario Stevanin qui riportata nel riquadro, suscitando momenti di commozione in tutti i numerosi presenti. Ha avuto poi luogo, tra gli applausi, lo scoprimento e la successiva benedizione della targa stradale che perpetuerà il ricordo di questo nostro artista, prematuramente scomparso.

La vita e l’arte

Ma chi era “El Camborio”? Elvezio (Alvezio all’anagrafe) Brancaleoni, in arte “El Camborio”, nasce a Baruchella il 3 marzo del 1939, figlio di Virginia Cavallaro e Guerrino Brancaleoni di professione calzolaio. Pochi anni dopo, il padre, che sa fare scarpe di elevato livello artigianale, allo scoppio della seconda guerra mondiale, a causa della crisi che investe il Polesine, decide di trasferirsi con la famiglia a Bolzano, come hanno già fatto molti altri compaesani.

Il Signor Brancaleoni suona quattro strumenti a fiato nella banda del paese ed è un vero intenditore di lirica. A volte porta il figlio Elvezio ad assistere agli spettacoli in Arena trasmettendogli la passione per la musica. Elvezio ha una bella voce e a Bolzano comincia a cantare come solista nelle messe della domenica. Gli piace molto il pianoforte, ma le lezioni sono un lusso per ricchi; gli studi non sono il suo forte e così il padre comincia ad insegnargli il mestiere di calzolaio.

La passione per la danza prende Elvezio quando incontra Lalla Giovanardi che ha una modesta compagnia di riviste al Teatro Minerva di Bolzano. Qui conosce Ferruccio Soleri, che in seguito diventerà uno dei più grandi attori del Piccolo Teatro di Strehler e che è il primo a consigliargli di prendere lezioni di ballo.

Nonostante il parere contrario della famiglia, Elvezio entra con grandi sacrifici nella scuola del Teatro della Scala e fa un apprendistato di sei anni per arrivare ad essere ballerino di fila. Contemporaneamente ha l’opportunità di conoscere i grandi dell’opera e della danza, come Maria Callas e Leonidas Messine; ed è proprio grazie a quest’ultimo che si avvicina al flamenco.

Conseguente è la decisione di passare un periodo di vacanze in Spagna ed è a Madrid che incomincia a imparare la grande tradizione del flamenco e del ballo spagnolo dal maestro Antonio Masin. Elvezio aveva già visto a Milano celebri compagnie come quella di Pilar Lopez, rimanendone affascinato.

Il balletto classico non lo entusiasma più, pertanto, dopo un breve soggiorno in patria, decide di ripartire per la Spagna immergendosi in quell’ambiente affascinante ed entrando proprio a far parte della compagnia di Pilar Lopez con un contratto di 6 mesi. E’ lei, insieme al maestro Masin, che sceglie il nome d’arte “José El Camborio” riprendendolo da due poesie di Garcia Lorca (è un termine difficilmente traducibile che indica un “uomo non nato dai gitani, ma che merita di essere tale per le sue capacità artistiche”).

Col nome di El Camborio si esibisce anche a “El Corral de la Moreira”, il tempio del flamenco nella capitale spagnola, ottenendo prestigio e regolarità nel lavoro. Questa esperienza gli consente di capire i veri motivi che lo legano profondamente al flamenco: la libertà e l’improvvisazione, elementi che non caratterizzano certo il balletto classico.

Ma l’incontro decisivo di Elvezio è quello con Lucia Real, grande ballerina spagnola, che diventerà la sua sposa; ed è con lei e con le compagnie di ballo che creeranno insieme che Elvezio porta in tutto il mondo la sua arte, divenendo una vera stella del flamenco.

Torna nel suo Veneto da protagonista, lavorando a Verona per l’Arena e il Teatro Filarmonico a partire dagli anni ‘60 – con una puntata anche al Teatro Sociale di Rovigo -, e poi in successive stagioni liriche per diversi allestimenti della “Carmen” e di altre opere, in particolare con il famoso regista italiano Francesco Zeffirelli nel ‘95 e ‘96. Sono anche delle occasioni preziose per brevi visite al suo paese. Sono anni intensi si impegno, di applausi e anche di riconoscimenti importanti, tra cui due giunti dall’allora presidente Sandro Pertini che prima lo nominò “Cavaliere della Repubblica” e poi “Grande ufficiale”.

Gli ultimi anni

Alla fine della stagione del 1996, è sfortunatamente è colpito da una trombosi che lo costringe a rinunciare per sempre al ballo. Grazie alla moglie e a Zeffirelli, tuttavia, riesce a proseguire la sua attività quasi più di prima, nonostante El Camborio ammetta con coraggio che il ballo gli manca terribilmente.

Per festeggiare i suoi 50 anni di carriera, la Fondazione Arena organizza nell’agosto 2006 una serata speciale al Teatro Romano, dove si esibiscono splendimene i ballerini della sua ultima compagnia (La “Corrala de la Danza”) ed in particolare la moglie Lucia. Uno spettacolo eccezionale concluso con tutto il pubblico in piedi ad applaudire.

Tutto ciò fino alla stagione lirica 2008, durante la quale i suoi compaesani possono incontrarlo per l’ultima volta. El Camborio, infatti, si spegne a Madrid il 16 aprile 2009, a soli 70 anni, per l’aggravarsi della malattia e per i postumi di un intervento chirurgico.

La malattia ha rapito, così, la stella del flamenco al teatro, privando l’artista della soddisfazione di ricevere personalmente il premio destinatogli dal suo Polesine: quello della Camera di Commercio di Rovigo, dedicato ai polesani che si sono distinti nel mondo; riconoscimento che, come detto, ha ritirato commossa la moglie, inseparabile compagna sulla scena e nella vita.

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Come citare questo articolo

Maurizio Tramarin. “Elvezio Brancaleoni, “El Camborio””. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/elvezio-brancaleoni-el-camborio/

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