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INCONTRI

Marco Bottoni e il Po

A colloquio col medico di Castelmassa, autore dell’apprezzato romanzo “Mi siete mancati”

di Annalisa Marini

Ventaglio Novanta n. 41 2010 pp. 112–113

“In principio era la briscola, e la briscola era presso l’osteria, e la briscola era l’osteria”. Traslitterato dal Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”. Il principio del romanzo è nel gioco dei personaggi, ovvero, l’essenza dei personaggi sta nel gioco della vita.

“Mi siete mancati” è la storia di uno scrittore di mezza età che, di fronte al foglio bianco, non riesce più a scrivere, va in panico. Ha bisogno di uno psichiatra per entrare in psicanalisi. Lo trova e, attraverso la terapia dell’ipnosi regressiva, penetra l’inconscio fino a far affiorare i personaggi che animano le pagine del suo libro. A mano a mano che questi emergono alleggeriscono lo scrittore facendogli scoprire la leggerezza della vita. Così come l’arte della maieutica permette di acquisire coscienza delle conoscenze che si formano nella propria mente.

Il protagonista, viaggiando nel suo inconscio, scopre che i personaggi li aveva già scritti dentro di sé, tanto da riconoscerne l’archiviazione in ordine alfabetico.

Quelli che animano il romanzo di Marco Bottoni sono ventuno e sono gli uomini della sua terra, della sua quotidianità, della sua gente. In loro emergono le peculiari caratteristiche padane e relazionali che li identificano, come lo scettico, l’ostico, il dispotico, il misantropo, l’ubriacone, il buono, il cattivo, il fobico.

La dimensione ambientale è il Po, la piazza, i portici, le vie, il negozio del barbiere, dell’ortolano, l’osteria. In questo teatro della vita si muovono i protagonisti: personaggi semplici, divertenti, folcloristici, veri, ma anche molto rappresentativi di quelle che sono le varie tipologie psicologiche dell’essere umano.

Al termine delle sedute terapeutiche, lo scrittore comprende di essere guarito perché ha recuperato la sua dimensione: quella propria del suo essere. La creazione di personaggi veri e la loro frequentazione fanno scoprire un mondo che è proprio dello scrittore. Così che, anche se non esplicitato, il messaggio contenuto nel libro è quello della “Salvezza costituita dal dare libero sfogo ad un pensiero creativo”. Ne risulta un’opera d’arte letteraria autentica, creativa e pregnante di significati. Un romanzo, dunque, che attraverso l’indagine psicologica fa vivere emozioni, sentimenti, il piacere dell’ironia ma, soprattutto, quel “girotondo” nel quale poter giocare con la vita.

E’ questo dunque l’ultimo apprezzato lavoro letterario di Marco Bottoni, medico neurologo, che e vive a Castelmassa e scrive per passione dal 1999. Nel novembre 2004 ha pubblicato “L’altro e altre storie” con Montedit di Milano. Fara editore di Rimini ha pubblicato nel 2005 due suoi racconti (“Storie di donne”) nella raccolta Antologia pubblica; nel 2006 “Sullo stesso treno” e nel 2007 “Storie di vita”. Con “Prosecco e Prolegomeni” -memorie di un filosofo da bar- edito da Montedit nel 2007 ha vinto il Premio Nazionale di Letteratura umoristica “Umberto Domina” promosso dal Rotary Club di Enna. Nel 2009 ha pubblicato “Luna” – quattro storie di scacchi e di mistero – con la casa editrice Tindari di Messina. Le sue opere si trovano in tutte le librerie e presso il suo sito internet www.marcobottoni.it e-mail: mark.bot@libero.it

Ci incontriamo con l’autore di “Mi siete mancati” per saperne di più.

– Dottore, come è nata la sua passione per lo scrivere?

“Ho scritto il mio primo racconto nel 1999, e devo confessare che si trattava più che altro di dare spazio all’esigenza di uno sfogo, al bisogno che avevo, all’epoca, di mettere nero su bianco emozioni, sensazioni e pensieri rendendoli il più possibile oggettivi e fruibili al lettore. Quando mi sono reso conto del grande valore che aveva, per me, descrivere situazioni, ambienti, personaggi, ho cominciato a scrivere (soprattutto racconti brevi) e… non mi sono fermato più. Sono sempre stato un lettore “vorace” e il leggere molto mi ha sicuramente aiutato a … scrivere molto”.

– Nel suo romanzo il Po e l’ambiente padano hanno un ruolo non secondario…

“Le storie che racconto, i personaggi che descrivo non sono necessariamente legati a un luogo preciso, ma è pur vero che io sono nato e vissuto in questo contesto geografico e ambientale, sono, per così dire, permeato dai modi e dai ritmi propri a questo pezzo di terra, ho conosciuto e frequentato i suoi tipi personologici, le sue tradizioni, le micro e macrostorie che hanno le loro radici qui. Se a questo si aggiunge il fatto che per me lo scrivere è una operazione del tutto naturale, genuina e immediata, va da sé che nelle mie pagine riecheggia tutto ciò nel quale sono stato immerso per tanti anni. Si può dire che descrivo l’ambiente padano, sì, ma… senza farlo apposta”.

– Come vedono i suoi pazienti questo suo interesse letterario? Qualcuno si è riconosciuto in uno dei suoi 21 personaggi?

“I miei pazienti nutrono per me un sincero affetto, e in virtù di questo sentimento tollerano, in me, tutto quanto è legato alle mie…divagazioni letterarie. Da quando ho cominciato a pubblicare seguono con attenzione le mie vicende e molti di loro sono i miei primi e più appassionati lettori. In “Mi siete mancati” la figura di più di qualcuno di loro è, se non fedelmente riportata, almeno accennata, e non potrebbe essere diversamente: è un romanzo che ha per protagonista la mia gente, e loro sono, in fondo, la mia gente. Devo però aggiungere che i personaggi del Romanzo sono per la maggior parte frutto della mia fantasia; in loro, più che la descrizione di persone realmente esistenti, vivono i “tipi” psicologici e caratteriali che più mi sono sembrati interessanti e degni di essere rappresentati. Almeno nella mia ambizione, dovrebbero essere “personaggi universali”.

– Secondo lei la letteratura può servire ad accelerare il processo di emancipazione del Polesine, terra che da qualche tempo sta scoprendo una nuova vocazione di tipo turistico?

“Io sono convinto che la Letteratura abbia una funzione “salvifica” tout-court: la lettura costituisce, io credo, un mezzo di crescita non solo culturale, ma anche personologica individuale e collettiva. A parte questo, credo che se a più di qualcuno capitasse in mano un libro ben scritto, appassionante e coinvolgente, nel quale si parla in modo diffuso della nostra Terra, ebbene ciò non potrebbe altro che stimolare l’interesse e la curiosità e, perché no, innescare anche una tendenza virtuosa a venire in Polesine”.

– C’è qualche nuovo impegno letterario nel cassetto dei suoi progetti?

“Come quasi sempre accade nella vita, i progetti e le idee sono di gran lunga più grandi e più ricchi di quanto non lo siano il tempo e la possibilità di realizzarli. In questo momento ho un paio di “idee embrionarie” riguardo a un romanzo e non nascondo che mi piacerebbe anche dedicarmi a scrivere qualcosa per il teatro. Purtroppo sono ancora uno che scrive “per diletto” e la mia attività professionale mi assorbe talmente in quanto a tempo ed energie, che mi vedo costretto a dare tempi molto lunghi alla realizzazione delle mie idee. Ad ogni modo, scrivo sempre molto, e anche se non sempre ho il tempo materiale di scrivere tutto quello che vorrei, vivo sempre molto. E più vado avanti con gli anni, e invecchio, più la differenza fra lo scrivere e il vivere si fa piccola e insignificante, perciò…”.

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Come citare questo articolo

Annalisa Marini. “Marco Bottoni e il Po”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/marco-bottoni-e-il-po/

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