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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

I 25 anni di Turismo&Cultura

A colloquio con Giuseppe Marangoni, socio fondatore e direttore della cooperativa, dalla costituzione a tutt’oggi

di Ventaglio Novanta

Ventaglio Novanta n. 41 2010 pp. 170–173

Con Giuseppe Marangoni, direttore della Cooperativa Turismo & Cultura fin dalla sua nascita, ci incontriamo nella sede della Coop., nel chiostro degli Olivetani presso il complesso di S. Bartolomeo di Rovigo. L’occasione è il 25° di Turismo & Cultura.

Entriamo subito in argomento con una domanda scontata: com’è nata la cooperativa Turismo&Cultura?

“Provo sempre una certa emozione a scorrere i nomi dei soci fondatori nell’atto di costituzione del 6.7.84, Notaio Schiavi di Ariano Polesine: – Binatti Angiolino, Taglio di Po, operaio; – Braghin Giuseppe, Taglio di Po, agricoltore; – Cazzola Lucio, Gorino Ferrarese, pescatore; -Feggi Doriano, Taglio di Po, coltivatore diretto; – Furegato Rossano, S. Giovanni in Persicelo (originario di Ariano P.), operaio; -Marangoni Giuseppe, imprenditore, Rovigo; – Pasello Matteo, Guarda Veneta, geometra; – Pozzato Maria Rosa, Taglio di Po, farmacista; – Prencisvalle Almerigo, Taglio di Po, bracciante; – Rossin Antonio, Taglio di Po, Medico, che assunse la carica di presidente, che tenne fino al 2005 quando subentrò l'attuale presidente Donatella Girotto; – Santin Sergio, Taglio di Po, impiegato; – Trombin Sante, Taglio di Po, operaio.

Cosa si può dire: 1° La cooperativa nasce nel Delta del Po. L’obiettivo era creare lavoro nel turismo con la gestione di Cà Vendramin, allora abbandonata, per cui avevamo l’idea di fare un ostello, un museo e un centro di ricerca. Avevamo già perfino predisposto uno statuto per la gestione. 2° soci fondatori sono intellettuali, professionisti, ma soprattutto operai e braccianti agricoli. Alcuni emigrati sognano di tornare con la famiglia”.

Ma cosa univa persone così diverse?

“Facevamo parte tutti del Ctg – Centro Turistico Giovanile, anche se di tre Gruppi diversi: il Gruppo Rovigoti, il Gruppo Folclore Delta di Oca Marina e il Gruppo Po Life di Guarda Veneta. Avevamo in comune la passione per la nostra terra e la voglia di fare, di creare futuro”.

Sembra tutto troppo facile. Possibile che non ci fosse un antefatto, un percorso che ha fatto maturare la decisione di fondare una cooperativa?

“Sì, certo! E’ proprio così! L’antefatto c’era e anzi un percorso lungo, in cui da un’esperienza di volontariato culturale puro si passa, attraverso tutta una serie di sperimentazioni, a fondare un’impresa. Il Gruppo Ctg Rovigoti fin dal 1975 aveva cominciato a proporre iniziative per la conoscenza e la promozione del territorio, in particolare Corsi per Guide di Turismo Sociale e poi per Animatori Culturali e Ambientali. Poi tante visite guidate, servizi didattici soprattutto legati al neonato Museo Archeologico, che tenemmo vivo con i laboratori in classe quando fu chiuso per poi passare agli Olivetani e diventare Museo Civico delle Civiltà in Polesine. Un grande aiuto demmo alle Pro Loco di Porto Tolle col Presidente Marino Marangon e di Ariano con presidente dr. Beretta.

Erano anni in cui nel Delta se volevi spedire una cartolina avevi la scelta di immagini che rimandavano alle Dolomiti o a Venezia. Il primo depliant per le Pro Loco e i battellieri del Delta l’abbiamo fatto noi: aveva un titolo bellissimo: Delta del Po, un paesaggio antico in un territorio recentissimo. Aiutammo i primi imprenditori turistici pionieri a farsi conoscere. Penso a battellieri come Michele Barini di Gorino Sullam, Marino Cacciatori di Cà Tiepolo, i fratelli Vicentini di Corbola; a pescatori come Marino Boscolo di Pila (con cui tra l’altro proponemmo per la prima volta l’isola di Scano Boa come campeggio nella natura, Doriano Cazzola di Gorino, Mario Moretti di S. Rocco; ad artigiani della terra cotta come Berengan di Canalnovo, Fecchio delle ocarine di Grillara, Gianpaolo Stella che da Venezia si trasferì addirittura in Polesine; a ristoratori come Giannino e Adriana di Pila, Renata di Bonelli, ai fratelli Boscolo di Marina 70, a Mancin di Polesine Camerini ognuno con la sua specializzazione. Tanti contatti condotti sempre con grande maestria e dedizione da Donatella Girotto. Tante iniziative che partivano. Il volontariato stava trasformandosi in servizio turistico-culturale. Perciò abbiamo preso la palla al balzo di Cà Vendramin per mettere insieme tutto e creare un’impresa che, vista l’ispirazione associazionistica, non poteva che essere senza scopo di lucro, quindi cooperativa. La scelta era dettata anche dall’esigenza che sentivamo di muoverci rispettando le regole sul lavoro, sulle tasse, sui permessi. E così è andata. Il Gruppo Ctg Rovigoti ha mantenuto la sua natura di Gruppo di volontariato culturale, mentre i servizi di animazione e promozione turistico-culturale sono passati alla cooperativa”.

Ma che ne è stato di Cà Vendramin?

“Era troppo presto. Eravamo troppo avanti, come sempre! Bisognerà aspettare 15 anni e una lunga serie di enormi investimenti perché Cà Vendramin potesse diventare almeno una tappa di visitazione nel tour del Delta. Nel frattempo il nostro interesse prevalente si spostò a Rovigo, da dove era più agevole governare le attività, trasferendo costì anche la sede legale. L’occasione venne grazie all’operazione Torre Mozza”.

Ci racconti!…

“E’ chiamata così Torre Grimani, la torre più piccola del Castello di Rovigo. Era in stato di abbandono, in condizioni pietose, invasa dai topi e dai rifiuti. Come presidente del Gruppo Ctg Rovigoti riuscii a far condividere un progetto all’allora Presidente della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo Orazio Rossi e al Sindaco Carlo Piombo. La banca ci dava i soldi per provvedere al ripristino della Torre e il sindaco la concedeva in uso al Ctg Rovigoti perché diventasse un monumento vivo e vissuto. Così si fece e Torre Mozza diventò un centro di informazione e di animazione turistico-culturale. Era il 1988 e per quasi 20 anni, fino all’inizio dei lavori per gli attuali restauri, la Torre diventò uno straordinario punto di riferimento per città e provincia, senza contare l’opera di sorveglianza e manutenzione del monumento in sé. Lì nacque anche Ventaglio ’90”.

Già, perché Turismo&Cultura è anche editrice della rivista!

“Va detto che nel 1987 Turismo & Cultura si era affermata a livello editoriale dando alle stampe il mio libro “Polesine Delta del Po-Guida alla Terra dei Grandi Fiumi” che, oltre a coniare la fortunata espressione “grandi fiumi”, diventò con le sue 5 edizioni e 20.000 copie vendute il best seller dei libri in Polesine. Nel 1989 entra il gruppo Lenditeam col progetto del Ventaglio che sarà avviato da Lino Segantin come direttore ed Emilio Stroppa come esperto di tipografia e grafica. Un’avventura partita nel 1990, e da allora ogni sei mesi, puntualmente, si rinnova il miracolo di questa rivista, pietra miliare nel panorama culturale oltre che editoriale del Polesine”.

Lo spazio è tiranno. Può sintetizzare in una risposta gli altri 20 anni di cooperativa?

“Posso dire dell’oggi: 650.000 euro di fatturato, 20 soci lavoratori a stipendio, oltre un centinaio di collaboratori, impresa leader nel settore culturale in Polesine con attività educative, di formazione, di gestione beni culturali, di ospitalità, di editoria, di musica e teatro, di didattica, di animazione turistico-culturale. Un legame sempre più stretto con il Ctg-Centro Turistico Giovanile, di cui è supporto tecnico per progetti a favore dei giovani a livello provinciale e regionale. Ma ci terrei a dare un cenno sui grandi progetti varati in questi decenni che costituiscono non solo il merito ma anche il motore della cooperativa”.

A quali progetti si riferisce?

“OSTELLI. Quello più eclatante per le implicanze culturali ed economiche è senz’altro il progetto ostelli. Si propone un tipo di ospitalità aperta a tutte le età, con una gestione concepita in modo tale da favorire un turismo essenziale e raffinato nel contempo, libero e a contatto diretto con l’ambiente. Un concetto partito nel 1981 con l’Ostello di Padova e che in Polesine ha visto l’esemplare realizzazione e gestione del RIFUGIO PARCO DELTA DEL PO di Gorino Sullam (1992), in collaborazione con il Comune di Taglio di Po. E’ un’esperienza che ha fatto scuola in Polesine e anche in altre province e regioni d’Italia. Valore aggiunto è costituito dal fatto che la creazione dell’ostello è la premessa per il recupero di costruzioni pregevoli altrimenti destinate all’inevitabile degrado. OSTELLO AMOLARA di Adria (2001), uno dei più bei palazzi neoclassici del Polesine, da anni in disuso e ora divenuto ostello, museo, ristorante e centro convegni, è un altro esempio,questo in collaborazione con il Consorzio di Bonifica Polesine Adige Canalbianco. E da ultimo il MULINO AL PIZZON di Fratta Polesine (2004), prezioso complesso di archeologia industriale, salvato e trasformato in Ecomuseo e Locanda, con centrale fotovoltaica e idroelettrica, attracco fluviale, squero per la riparazione di barche tipiche da fiume.

ANIMAZIONE. Il secondo progetto è l’animazione culturale impiegata nella didattica ambientale e museale. Fin dal 1975, prima come Ctg e poi come cooperativa Turismo&Cultura, si è sostenuto un modo più coinvolgente e specializzato per avvicinare le varie categorie di utenza alla conoscenza del territorio, sul presupposto che il turismo deve principalmente essere inteso come fatto culturale. Da questa impostazione sono nati gli animatori culturali e ambientali del Ctg, oggi presenti in tutte le province del Veneto, con innumerevoli corsi di formazione, tirocini, convegni.

CeDI- CENTRO PER LA DIDATTICA DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI.

E’ un progetto per la costruzione di un sistema a rete finalizzato alla valorizzazione culturale e turistica del territorio, all’affinamento dei processi di fruizione e della qualità dell’accoglienza, allo studio ed organizzazione delle forme di gestione. Si tratta di un’dea completamente nuova, che ha precorso analoghe elaborazioni emerse successivamente nel settore dei beni culturali come “distretto culturale” o “learning region”, ma che in Polesine è stato sperimentato già dal settembre 1996 ed è tuttora in funzione, con l’adesione di molti Comuni, Enti locali e statali, scuole e istituzioni. Si deve al progetto CeDi se molti Comuni hanno potuto allestire musei locali, tenere aperte ville e monumenti, facilitare una concreta professionalizzazione di molti giovani nel campo dei beni culturali, se sono state elaborate metodologie di animazione culturale applicate alla didattica e alla fruizione”.

Una battuta conclusiva

“Mi piace concludere con la copertina di un depliant di qualche anno fa, una specie di biglietto da visita della cooperativa: Una storia che va. Innumerevoli volti e storie di persone impegnate fanno la storia della cooperativa Turismo&Cultura. Una storia che va. Una bottega del fare, con idee e progetti in continua evoluzione. Mille modi per valorizzare le persone e il patrimonio storico-artistico-ambientale”.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Ventaglio Novanta. “I 25 anni di Turismo&Cultura”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-25-anni-di-turismocultura/

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