Prevedibili o meno, consensi, proteste, critiche e persino scandali hanno avuto più celebrità rispetto alla musica nella 195^ stagione lirica del Teatro Sociale di Rovigo. Un cartellone partito all’insegna dell’incertezza, agognato e atteso fino all’ultimo, e ridotto dalla limitazione delle risorse. Davvero imbarazzanti le voci che si sono susseguite fino all’autunno, secondo le quali sarebbero mancati i finanziamenti necessari, e quindi uno o più titoli avrebbero rischiato la cancellazione. Ancora più “scomode” quelle che, in conclusione, hanno gridato allo scandalo per l’ormai celebre nudo sulla scena del Rigoletto.
Ma nel fare il bilancio emergono dati per lo più positivi, ed è da sottolineare che, nonostante le molteplici difficoltà, dopo annate fin troppo ricche, giunte a comprendere una dozzina di titoli, l’ultimo cartellone ha riservato spazio in modo equilibrato a lirica, danza e musica.
Per l’inaugurazione della Stagione, il sipario del teatro Sociale, lo scorso 8 ottobre, si aperto con “Carmen” di Georges Bizet, che mancava dal 2002 ed era una nuova produzione Li.Ve. (Rovigo, Padova e Bassano) in coproduzione con Rimini, Trento, Savona e Pisa, e va sottolineato che il progetto è partito proprio dal capoluogo polesano. L’allestimento al Teatro Verdi portava la firma di Ivan Stefanutti (regia, scene e costumi) e Claudio Ronda (coreografia). La direzione dell’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta affidata a Francesco Rosa, mentre il Coro Li.Ve è stato diretto dal rodigino Giorgio Mazzucato. Il cast era costituito da Rinat Shaham (Carmen), Andrea Carè (Don Josè), Daria Masiero (Micaela) e Nmon Ford (Escamillo). Comprimari Marek Kalbus, Natalia Roman, Milena Josipovic, Gabriele Nani, Max Renè Cosotti e Donato Di Gioia.
La Carmen di Stefanutti mirava all’essenza del racconto senza folklore, alla vicenda umana snodatasi in una terra disastrata, ferita da guerre civili, imbarbarita dall’isolamento, al confine della civiltà. In evidenza il crudo realismo della vicenda, il tradimento, l’ossessione, la disperazione, la follia, il disprezzo. Il tutto in un’unica scenografia con un paesaggio di montagna, che ha voluto essere “luogo della mente”, emblema di una terra disastrata, ferita da guerre civili, inaridita dallo sfruttamento, infuocata dal sole, imbarbarita dall’isolamento.
Il 19 novembre è stato proposto “Elisir d’amore” di Donizetti, che ha avuto per protagonisti Roberta Canzian (Adina) e i vincitori del Concorso “Toti Dal Monte”: Javier Tomè Fernandez (Nemorino), Alessandro Sessolo (Belcore), Alessio Potestio (dottor Dulcamara), Arianna Donadelli (Giannetta). Sul podio, a guidare l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta e il Coro Lirico Veneto, nel ruolo di Maestro concertatore e direttore d’orchestra, è salito Matteo Beltrami; maestro del coro Stefano Colò. Luci a cura di Patrick Latronica. Italo Nunziata, regista nel nuovo allestimento realizzato in coproduzione fra Rovigo, Treviso, Jesi, Fermo, in collaborazione con La Fenice di Venezia, ha trovato spunto dalla forza innovativa che rende l’opera moderna da due secoli. Pertanto i personaggi sono stati fatti rivivere in un impianto scenografico lontano da quello più comune, per svolgersi in una sorta di “contenitore -scatola magica”, in un’apparenza quasi “bidimensionale”, per mettere in risalto i sentimenti in spazi solo allusivi e lasciare lo spettatore libero di costruire e ampliare con l’immaginario le proprie percezioni.
Ancora un forte apporto rodigino nell’opera “Il ratto dal serraglio” di Mozart, andata in scena venerdì 7 gennaio 2011. Gabbris Ferrari ha infatti curato l’allestimento del singspiel mantenendo – come lui stesso ha affermato – “inalterati i contenuti ideali che si agitano nell’opera, nel rispetto del testo”. Nel nuovo allestimento realizzato in coproduzione fra Trento, Pisa e Rovigo, ad accompagnare le voci c’è stata l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta; il Coro del Teatro Sociale di Trento è stato diretto da Luigi Azzolini. Sul podio il maestro Jonathan Webb. Importante il cast vocale selezionato: Gabriella Costa nella parte di Konstanze, raffinata e sensibile interprete mozartiana, il giovanissimo tenore Paolo Fanale nella parte di Belmonte che ha già cantato all’Opera di Berlino sotto la direzione di Daniel Barenboim, lo straordinario basso islandese Bjarni Thor Kristinsson. Le parti di Blonde e Pedrillo sono affidate a due cantanti specialisti dei rispettivi ruoli: Sabrina Vianello e Krystian Adam. I ruoli parlati (il Singspiel è infatti una commedia musicale in parte cantata e in parte parlata) sono stati affidati agli attori Andrea Zanforlin nei panni di Bassa (Pascià) Selim e Mariano Carlini in quelli del marinaio Klaas.
Ultima e assai discussa rappresentazione lirica, il “Rigoletto”, proposto nel nuovo allestimento del Teatro di Rovigo in coproduzione con Padova. Protagonisti Andrea Zese (Rigoletto), Gladys Rossi (Gilda), Giordano Lucà (Duca di Mantova), Maurizio Muraro (Sparafucile), Elena Travers i (Maddalena), Milena Josipovis (Giovanna), Gianfranco Montresor (Conte di Monterone), Gabriele Nani (Marullo), Max Renè Cosotti (Matteo Borsa), Gianluca Lentini (Conte di Ceprano), Miriam Artico (Contessa di Ceprano), Simonetta Baldin (paggio della duchessa) e Luigi Varotto (usciere).
Sul podio c’era Pietro Pizzo a guidare i solisti, l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta e il coro Città di Padova. Regia, scene, costumi, coreografia e luci hanno avuto la firma di Stefano Poda, definito altrove “mago meraviglioso” per le scelte eccentriche e ricche dell’impianto scenografico enigmatico, mutevole, che girava su se stesso offrendo i diversi lati della realtà.
C’era dunque un ambiente con strutture metalliche e statue trafitte e mutilate; un angolo candido e pulito, la stanza dell’innocente e ingenua Gilda, un settore tappezzato di volti scuri scolpiti con statue accostate a terra e un ultimo con forme sezionate entro cubi trasparenti. Il tutto tra una “razza dannata” con vesti lunghe e maschere simili a elmi, poi le avvenenti corteggiatrici del Duca a seni nudi.
Sul palco la presenza costante di tre figure mute, presenze ingombranti, prima vestite e poi nude, con una corporeità talora invadente, che parevano dare forma ai moti minacciosi e imprevedibili del destino. Proprio da qui è iniziata una polemica protrattasi a lungo, che ha coinvolto non solo Poda, ma anche la cultura cittadina e le sue scelte, con una discussione debordata sul versante politico e una petizione contro la rappresentazione già finita.
Sempre molto apprezzate le proposte teatrali per i giovanissimi: non solo le anteprime della lirica a prezzi vantaggiosi, per avvicinare il pubblico degli studenti al teatro e alla grande musica, ma anche i due titolo dedicati solo alle scolaresche: il Carnevale degli animali di Saent Sains e lo spettacolo di teatro e musica “Alla ricerca di Babar”. Per entrambe le occasioni, seguite con entusiasmo e calore, è stato particolarmente gradito l’intervento, accanto ai Virtuosi della Rotonda, di due disegnatori che davano “forma grafica” alla musica su fogli proiettati in un maxi schermo sul palco. Interessante anche la realizzazione di un laboratorio che, in appuntamenti programmati, ha offerto la possibilità agli studenti di vedere come nasce uno spettacolo, dalla costruzione degli allestimenti alla messa in scena.
È stato ancora Claudio Ronda, infine, a firmare la sezione danza della 195^ stagione lirica. I cinque titoli sono stati seguiti da un pubblico che ormai è divenuto affezionato, che attende di anno in anno un’offerta che spazia dal balletto tradizionale alla danza di sperimentazione e ricerca, in un equilibrio che è sempre voluto e curato.
La formazione rodigina Fabula Saltica ha interpretato in apertura “Pulcinella”, seguita dalla Compagnia di Maria Serrano con il calore di FlamenTango; dalla Compagnia Junior Balletto di Toscana con l’elogio alla giovinezza “Lorenzo il Magnifico” e “Butterfly” per la coreografia e regia di Laura Corradi.
Corollario indispensabile e impeccabile della lirica cittadina è sempre l’Associazione Amici del Teatro Sociale, presieduta da Mirando Bergamo Berton, che si occupa della presentazione delle opere attraverso un ciclo di conferenze.
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Come citare questo articolo
Sofia Teresa Bisi. “La Stagione del Sociale”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-stagione-del-sociale/