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STORIA - TRADIZIONI

Santa Eurosia (864 – 880)

Una Santa oggi poco conosciuta, venerata soprattutto nella zona rivierasca del Po

di Antonio Ghirotto

Ventaglio Novanta n. 46 2013 pp. 76–79

Quello che mi ha sempre colpito della gente delle nostre campagne, paesi, piccoli borghi e case sparse, è la dimensione del sacro coltivata spesso con semplicità ma in ogni caso con profonda adesione interiore.

Qui ogni chiesa, oratorio, capitello o piccola edicola testimonia la presenza di una comunità raccolta attorno a dei luoghi carichi di significato e devozione, segni tangibili di quella sacralità del territorio e della vita, attorno a cui si dipana l’esistenza quotidiana della nostra gente, rappresentando la cultura, l’identità, la storia e la tradizione di un popolo.

Ed è così che, accanto ad edifici sacri dedicati a Santi ben noti e famosi per la diffusione del loro nome e devozione, ci si imbatte spesso in Santi pressoché sconosciuti.

Forse questo è anche il caso della nostra Santa Eurosia (864-880), ai più del tutto sconosciuta, e oggigiorno desueta al fonte battesimale. Personalmente conosco una sola squisita persona anziana, molto gentile e cordiale, una carissima amica che col suo nome Eurosia rende omaggio, onore e bellezza alla santa che ci accingiamo a conoscere.

Va innanzitutto detto che il culto di S. Eurosia – come quello di tanti santi della nostra terra ed in particolare del nostro Polesine – è diffuso ancora oggi e giustificato dal fatto che il patronato è legato alla vita dei campi, ai frutti della terra, al trascorrere della stagioni ed agli agenti atmosferici che hanno segnato, con i loro ritmi, la vita dei nostri avi. Tali santi sono tutti protagonisti – nella verità e spesso anche nella leggenda – di esistenze e di vite assolutamente straordinarie e tali da essere di esempio per tutti.

Il martirologio romano ricorda S. Eurosia di Jaca (Spagna settentrionale), vergine e martire, ne festeggia la ricorrenza il 25 di giugno. E’ venerata come santa dalla Chiesa cattolica ed il suo culto è stato approvato nel 1902 da Papa Leone XIII.

Aspetti storici e leggendari sono alla base della vita della Santa, morta martire a soli sedici anni nell’800 a Jaca.

L’infanzia

Secondo la tradizione, Santa Eurosia ovvero Dobroslava (dob = buona, ros = rugiada, slava = slava) il cui equivalente greco è Eurosia, nacque a Bayonne nell’anno 864, figlia di Moyslav, duca di Boemia. Rimase quasi subito orfana di entrambi i genitori: prima della madre e poi nella guerra dell’872 del padre, quando aveva appena otto anni.

Lo stesso anno succedette nel ducato di Boemia un giovane di 25 anni chiamato Boriboy, figlio del duca Hostivit, che aveva combattuto al fianco del duca Moyslav (padre di Dobroslava), ed era sposato con la giovane Ludmilla, figlia unica di Slavibor, proprietario del celebre castello di Psov. Nell’anno 875 Boriboy e Ludmilla stabilirono la loro corte nel grande castello Levy Hradec e presero con sé la piccola orfana Dobroslava, che trattarono come una vera figlia.

Presso il duca Boriboy

Il duca Boriboy era buon cristiano e dal suo castello fece in modo che la luce della fede si propagasse fra i pagani di Boemia tramite anche la costruzione di una chiesa, all’interno del castello stesso, dedicata a San Clemente. Questa piccola chiesa è da ritenersi di grande importanza essendo stata, come dice la leggenda, la prima chiesa di Boemia, la stessa dove nell’anno 877 ricevettero il battesimo Ludmilla che aveva circa 17 anni e Dobroslava che nell’occasione assunse il nome greco di Eurosia. Battesimo avvenuto per mano di Caycha, monaco basiliano e discepolo di San Metodio, e ciò rappresentò l’inizio della conversione al cristianesimo del popolo di Boemia.

Nella casa ducale regnava la felicità e la pace e intanto la famiglia si riempiva di gioia per la nascita del piccolo Spitinev, primo dei sei figli nati dal matrimonio di Boriboy con Ludmilla, che ebbero tre maschi e tre femmine. La giovane Eurosia si distingueva, intanto per bontà ed altruismo ed era da tutti amata.

Frattanto un gruppo di cechi-boeri, pagani ed assetati di potere, si ribellò al duca Boriboy. La guerra appariva inevitabile, ma il duca, amando il suo popolo con spirito profondamente cristiano, non voleva spargimento di sangue. Così nell’anno 879, seguendo anche il consiglio del cappellano Caycha, andò a rifugiarsi con tutta la sua famiglia dal gran re di Moravia Svatopluk e la Boemia rimase così senza capo.

Ben presto la gente si stancò del malgoverno dell’invasore e reclamò il ritorno del buon duca cristiano¹, e così, grazie soprattutto all’opera del grande San Metodio, il duca e la sua famiglia poterono rientrare trionfalmente in Boemia.

San Metodio a Roma

Alla fine del 879 San Metodio fu richiamato a Roma dal Papa² dove giunse nel Giugno dell’880. Nello stesso periodo si trovava in Roma un’ambasciata di aragonesi e la presenza di questi con San Metodio³ non può che rappresentare quel disegno divino che fu determinante per la giovane Eurosia: una fanciulla con la predestinazione alla santità!

Fortùn Jimènez⁴, divenuto re di Aragona e Navarra, impegnato nella lotta contro gli invasori arabi saraceni, aveva chiesto al Santo Padre, per mezzo di quella ambasciata, di consigliare una sposa per il figlio Garcès⁵.

Papa Giovanni VIII chiese aiuto a San Metodio, del quale aveva una grandissima stima, e questi, senza dubbio alcuno, indicò la giovane principessa slava Eurosia che fu perciò raccomandata dal Papa agli ambasciatori aragonesi.

Preparativi del matrimonio

Una parte dell’ambasciata reale iniziò il viaggio di ritorno in Aragona insieme a qualcuno della comitiva di San Metodio; l’altra parte degli aragonesi andò con San Metodio in Moravia per trattare il matrimonio con i genitori adottivi di Eurosia e con lei stessa.

Saputo dell’intervento del Papa, i nobili sposi di Boemia, Boriboy e Ludmilla, acconsentirono di buon grado al matrimonio.

La giovane Eurosia, dopo aver udito il consiglio di San Metodio, vedendo nell’intervento del Papa un supremo disegno della volontà di Dio, accettò volentieri di andare sposa a don Fortùn Garcès lasciando il proposito di dedicarsi totalmente a Cristo.

Iniziò così il viaggio della promessa sposa con una piccola comitiva verso la Spagna, era il mese di agosto dell’anno 880. Attraversarono Basilea e le terre franco-occidentali e, nel mese di ottobre, giunsero ai Pirenei, che dovevano valicare per incontrare lo sposo nella cittadina di Jaca.

L’agguato e il martirio

Però tutta quella zona aveva nel frattempo subito una feroce invasione di mori saraceni capitanati dal rinnegato Aben Lupo⁶ il quale uccise l’ambasciatore che doveva annunziare l’arrivo di Eurosia ed organizzò un piano per catturare la fanciulla.

La comitiva con Eurosia, avvertita dell’accaduto, fu costretta a nascondersi sui monti, ma il feroce bandito saraceno riuscì a trovarli e cercò in tutti i modi di ottenere i favori della giovane Eurosia.

Voleva che essa rinnegasse Gesù Cristo e rinunciasse al principe aragonese per divenire sua sposa, ma Eurosia si oppose decisamente a tali diabolici progetti, provocando in tal modo l’ira del bandito che diede l’ordine di uccidere tutti.

Grazie all’eroismo di alcuni ambasciatori spagnoli appartenenti alla comitiva, Eurosia riuscì a fuggire ma, inseguita e raggiunta, subì un tragico martirio.

Il feroce saraceno le fece amputare le mani e recidere i piedi per piegarla ai suoi voleri, senza riuscire nell’intento: la giovinetta in ginocchio, col volto fisso al cielo, pregava con fierezza mentre nebbie e nuvole minacciose salivano dalle valli e un lampo improvviso scese vicino a lei senza provocarle danni.

Tutti i saraceni provarono un grave spavento, Eurosia non pianse, non implorò, non degnò di sguardi pietosi il carnefice. Allora il barbaro Aben Lupo, furioso e fuori di sé dalla rabbia mista a terrore, diede l’ordine di decapitarla.

Eurosia, alzando i sanguinanti moncherini al cielo chinò il capo pregando, mentre veniva barbaramente decapitata: era l’anno 880 ed aveva solo sedici anni.

Contemporaneamente si scatenò un grandinare furibondo, uno scrosciare spaventoso di acque, folgori e tuoni assordanti, venti fortissimi che sradicavano gli alberi delle foreste, urla di belve che fuggivano terrorizzate insieme ai saraceni che furono sbaragliati e dispersi.

A quel punto dal cielo una voce più potente della tempesta diceva: “Sia dato a Lei il dono di sedare le tempeste, ovunque sia invocato il suo nome!”.

Nel prossimo numero parleremo della canonizzazione di S. Eurosia e delle località polesane dove è venerata.

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Come citare questo articolo

Antonio Ghirotto. “Santa Eurosia (864 – 880)”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/santa-eurosia-864-880/

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