In questo mondo nulla è più sorprendente della varietà pressoché illimitata delle sue apparenze, delle sue visioni, del valore spettacolare di suoni, odori, vedute. Essere vivi significa trovarsi in un mondo che scorre e muta irrimediabilmente. La possibilità di fermarlo è un regalo che ci fa il click della macchina fotografica, dove l’immagine impressa permane fissata al di là del tempo.
Ed è immenso il giornale fotografico di Roberto Bottari, affascinato dall’apparire delle cose, ed agile e sciolto nel linguaggio dello scatto.
Che cos’è mai che appare laggiù? Si chiede l’osservatore in uno scenario senza tempo, metafisico della nostra terra polesana: è una piccola figura, una donna in bicicletta ripresa in una scarna scenografia neorealista lungo una strada arginale. Una foto che si è impressa nella mia mente perché vi colgo uno stupore che ammira attonito l’essenziale miracolo del reale, e che si confonde con visioni della mia infanzia vissuta sulle rive del Po.
Roberto Bottari nasce nel 1945 a Rovigo, “nel cuore del Polesine”, precisa con un cenno affettuoso e un tocco d’orgoglio, e qui ancora risiede ed opera. All’inizio la fotografia è un hobby riservato ad album familiari, un bel gioco fatto per amore di chi ci accompagna nel nostro esistere quotidiano. La tecnica si affina, e c’è curiosità, stupore per la terra, gli uomini (la vita è una cosa meravigliosa). Ne segue la gratificante sorpresa delle prime mostre personali, collettive, le collaborazioni con Enti Pubblici ed Associazioni che apprezzano le sue foto.
Lavorava ancora come bancario quando, circa trentasette anni fa, fonda, con qualche amico il “Circolo Fotografico Rodigino”. Dichiara di aver da sempre ammirato il particolare mondo fotografico efficace ed incisivo di Gianni Berengo Gardin, fotoreporter e fotografo di fama internazionale.
Anche il Polesine, la terra senza tempo, ripreso da Roberto Bottari è scarno, austero, e spazi, orizzonti, campagna, stagioni, vecchie foto, crocifissi, muri anneriti paiono giaculatorie, preghiere, qualcosa di mistico intrinseco alla vita, a quella più autentica, che respira fatica e guarda al cielo con la speranza.
E l’anima stupita di Bottari continua a pregare con la mostra fotografica ispirata al “Cantico delle creature” di San Francesco d’Assisi in occasione della manifestazione “Sanfra in festa”, presso la Parrocchia di S. Francesco. Parole e immagini per lodare il Signore con l’immensa figura del Cristo Redentore che domina la baia di Rio de Janeiro, e con visioni di albe, tramonti, lune che rischiarano acque ed emozionano il cuore umano. Nell’ambito del Sacro, ricordiamo anche il DVD “L’espressione del Sacro: Via Crucis”, proiettato presso il Museo dell’Abbazia di Pomposa.
Sensibile all’arte, sviluppa gigantografie delle migliori maioliche dipinte dal grande rodigino Francesco Xanto Avelli vissuto tra il 1500 e il 1545; una mostra che è stata proposta, con grande successo, anche in Germania e visitata dal console d’Italia Mario Luigi Palma. Studi fotografici anche sugli artisti Mattia Bortoloni e Virgilio Milani.
Per l’Associazione Culturale Minelliana ha pubblicato e realizzate le mostre collettive “Minelli 100 anni dopo”, “Rovigo tra 800 e 900” e “Palladio e Palladianesimo. Studi, colpo d’occhio per architetture e profonda conoscenza del nostro territorio, tra passato e futuro, nella Mostra per i 150 anni dell’Unità d’Italia, realizzata grazie al suo enorme archivio fotografico.
Il nostro Fotografo non manca d’ironia e si diverte a registrare e provocare. Notevole successo ha ottenuto la mostra “Frantumazioni” pubblicitarie: storie di cartelloni pubblicitari, colti nel loro disfacimento a causa degli agenti atmosferici e la solita incuria dell’uomo, che diventano quasi un’allegoria di questa abbagliante, colorata civiltà dei consumi che, fatalmente, senza più il collante di regole, tradizioni, buon senso, si sta, tristemente, sgretolando.
Intrigante “Masquerade”, esposizione realizzata in collaborazione con Roberto Todesco: riprese di maschere, costumi, nella magica, immutata atmosfera del magnifico Carnevale veneziano.
Ed ecco che il nostro bravo fotografo è richiesto come “maestro”. L’Università Popolare Polesana gli affida un corso di fotografia voluto dagli stessi allievi, anzi allieve. La mostra collettiva di fine anno ha dimostrato la buona scelta dell’insegnante: le “discepole” hanno saputo inquadrare, sorprendere, con nuova freschezza, istantanee di suggestivi angoli della nostra città.
Bottari predilige il bianco e nero, ma le vedute si accendono anche di colore, toni vivaci, impressionisti, gialli e rossi abbaglianti, le trasparenze del ghiaccio, la solennità del Po, e sempre commuovono gli spazi e i cromatismi dei purpurei tramonti sul Delta.
Al suo attivo, dunque, più di quaranta esposizioni: a Rovigo, in tante località della nostra Provincia, e poi a Vicenza, Latina, Bassano del Grappa, Germania, e sempre il consenso del pubblico e lusinghiere recensioni da Critici affermati.
La fotografia come aspetto della vita umana, eclettica e misteriosa, ritratti primitivi e la nostra società del dubbio. Tutto ciò che percepiamo è prodotto da forze invisibili, segrete, e Roberto Bottari pare che, con il suo abile strumento fotografico, le sappia cogliere con professionalità, rigore e il valore aggiunto di una poetica che riesce a focalizzare, indagare l’animo delle cose, della gente.
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Come citare questo articolo
Aurora Gardin. “L’eclettismo di Roberto Bottari”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/leclettismo-di-roberto-bottari/