La critica lo ha definito in vari modi: poeta, narratore, critico d’arte, saggista, studioso di tradizioni locali e della cultura popolare veneta. Egli preferiva essere considerato solo un uomo curioso di tutto. Diceva: “Della cultura tutto mi ha conquistato. Ciò che più mi ha commosso è stata però la lettura del quaderno di una bambina di Pozzatini, nel Delta, trovato in una casa abbandonata dopo l’alluvione”.
Io aggiungo: Sandro è stato anche grande amico e amante del Delta del Po, ma soprattutto è stato un veneto innamorato della sua terra e, proprio per questo, “testimone” di una storia, di una tradizione. Non a caso egli ha scritto: “del mondo popolare ho fatto l’interesse principale della mia vita”
Nasce a Treviso nel 1932, ma Padova diventa sua città di adozione. È considerato dalla critica uno dei migliori esponenti della poesia del neorealismo specie dialettale. Questa distinzione tra poesia dialettale e poesia in lingua italiana a Zanotto non piaceva. Era solito dire: “Spero di fare poesia e basta, non poesia in dialetto”. Profondo conoscitore del nostro territorio (nel 1971, insieme a Giuseppe Marchiori, ha tra l’altro curato il volume Polesine, con splendide fotografie di Gianni Berengo Gardin), è stato conquistato dal Delta come ambiente d’acqua, e terra di confine. Diceva spesso che a Bonelli, alla foce del Po, finisce l’Europa.
Autore di numerosi volumi e saggi sull’antropologia, storia e paesaggio veneti, ha trattato gli stessi argomenti su alcune riviste e nella terza pagina de “Il Gazzettino”, con il quale collaborava dagli anni Cinquanta, sia come titolare di rubriche sia come letterato che andava alla ricerca di uomini, cose e ambienti della regione.
I “viaggi a piedi” nel Delta
Importanti testimonianze della nostra tradizione sono i “viaggi a piedi”, e qualche tappa l’abbiamo fatta assieme, dopo che, nel 1977, all’inizio dell’estate, aveva deciso l’esplorazione del Delta camminando. Un’idea che poteva sembrare assurda (proprio perché Sandro diceva che il paesaggio del Delta è unicamente in funzione dell’acqua), ma quell’esperienza gli ha permesso di incontrare un paesaggio diverso, che non si aspettava.
Lo affascinava il poter vedere dappertutto l’orizzonte, in questi grandi spazi, poveri di alberi, interrotti solo dagli argini. Mi diceva che solo da noi e in Africa è possibile vedere l’orizzonte.
Era particolarmente attratto dall’area compresa tra il Po della Gnocca e il Po di Goro, dove c’è il faro di Bacucco, che oggi è facilmente raggiungibile e ospita un ristorante, e dove troviamo probabilmente i più vasti canneti d’Italia, percorsi da un labirinto di canali, nei quali vive un numero incredibile di uccelli che, se non disturbati, ti arrivano molto vicino.
Siamo spesso stati ospiti su uno degli ultimi “balansoni” da pesca rimasti sul Po in area veneta, quello dei fratelli Barini, sul Po della Gnocca, in località Gorino Sullam, vicino al ponte di barche che ha sostituito il vecchio traghetto (un tempo i traghetti erano praticamente l’unico collegamento tra le varie isole del Delta). La sera, mentre qualcuno badava ogni tanto alla rete, ci si riuniva attorno al tavolo e i Barini ci raccontavano dei tempi in cui si usavano solo barche a remi e i pescatori abitavano in “casoni” di canna.
Mi ricordo il suo interesse per quei centri, un tempo popolosi, ma ora ridotti a poche case abbandonate, come Gnocca, che ancora negli anni Cinquanta era una delle principali località del Delta con una grande chiesa settecentesca, che non esiste più. Sopravvive soltanto la casa padronale, Ca’ Soranzo, ridotta a un rudere.
Dentro il fiume
Gli piaceva molto navigare per acque interne, perché ci si può ogni tanto fermare ad esplorare le rive. Il tema della navigazione sulla corrente principale e sui bracci secondari del grande fiume è stato ripreso da Zanotto in alcuni articoli, guidandoci alla scoperta del Delta attraverso i rami del Po fino alla foce. Qui esprimeva sempre la sua meraviglia per il fatto di trovare, ogni anno, al di là delle difese a mare, un paesaggio diverso, a causa della continua mobilità geografica che caratterizza il territorio.
Lo incantavano i tramonti, che ricorrono spesso nei suoi scritti.
Una sera, che si era fermato a casa mia durante una delle sue escursioni, mi raccontò (e poi lo ha pure scritto) che aveva ritardato perché si era fermato a guardare il disco del sole che pareva immergersi nel verde dietro il fiume. Citando liberamente Ungaretti disse che si è sentito docile fibra dell’Universo, aggiungendo poi… e anche un poco mona, non soltanto per i suoi sentimenti considerati dai più fuori moda, ma soprattutto perché si era perduto in un posto dove non c’erano case e stava calando la sera.
Le leggende, le collaborazioni, gli scritti
Bello in quegli scritti il recupero di storie, leggende e miti locali, come quella del re Mida nel canneto: è la storia del re a cui vennero le orecchie d’asino, che mascherava con lussuosi berretti. Il sovrano era però oppresso dal fatto di non poter confidare la cosa ad anima viva. Si recò quindi a rivelare il suo segreto ai cefali che vivono nel Po. Essi, muti come tutti i pesci, non avrebbero potuto dirlo a nessuno.
Il re tornò a casa sollevato, non sospettando che sarebbe stato tradito dalle canne che il mattino seguente, col loro frusciare, al vento, annunciarono ai pescatori, ai contadini che El re Mida ga le rece da musso… da musso…da musso…
In modo un po’ ironico e un po’ sconsolato Sandro aggiungeva che ancora oggi certi potenti hanno le orecchie d’asino nascoste da berretti dorati.
Ma la sua grande amicizia per il Delta, si manifestava soprattutto col sostegno e la collaborazione ad iniziative culturali, prima con il circolo La Batana, poi con la biblioteca civica. Con lui altri illustri amici, tra i quali Giuseppe Romanato, Francesco Tullio Roffarè, Giuseppe Marchiori, Giovanni Beggio, Mario Stefani.
Il circolo culturale “La Batana”, del quale Zanotto fu sostenitore e componente, verso la metà degli anni ’70 diede vita al premio letterario Il Gabbiano d’argento, e organizzò in Porto Tolle mostre di altissimo livello, come quella del 1975, intitolata Una Mostra di Amici – curata da Giuseppe Marchiori, uno dei massimi critici del Novecento – nella quale, accanto a pittori locali, erano presenti Giuseppe Migneco, Ernesto Treccani, Emilio Vedova, Tono Zancanaro, Giuseppe Zigania e altri maestri.
La prima edizione del premio di poesia il Gabbiano d’argento fu proprio di quell’anno, e il premio fu assegnato a Paola Manzolli Modonesi, poetessa del delta di altissimo livello; nel 1996, il premio è stato assegnato a Giorgio Bocca.
Tra i suoi romanzi va ricordato in particolare il Delta di Venere, 1975, uscito anche in francese, a Parigi nel 1977. Protagonista della vicenda è l’ultimo navigatore di acque interne, alla ricerca, con antiche carte veneziane, delle vie d’acqua ormai abbandonate. L’ambiente è quello dell’estremo delta de Po, visto come luogo di solitudini. Compagna di viaggio del protagonista, una bambola gonfiabile.
Gran conoscitore del delta del Po e dei fiumi veneti, possessore di un bragosseto chiamato “Galioto”, Sandro era stato affascinato da un vecchio veneziano che si considerava l’ultimo marinaio della veneta marina, il quale gli aveva fatto conoscere la navigazione interna dal Friuli al delta del Po, seguendo la strada d’acqua con carte nautiche settecentesche. Da qui la prima ispirazione per il romanzo, che è altresì pretesto per raccontare il Delta e i paesi rivieraschi, con le loro tradizioni e immagini di vita quotidiana.
Un importante tributo d’amore verso gli ambienti costieri e i loro fiumi, dunque, che ancor oggi ci fa sentire attuale la voce dell’indimenticabile amico del Delta.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Luciano Scarpante. “Sandro Zanotto (1932-1996)”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/sandro-zanotto-1932-1996/