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ARTEOGGI

Le raffigurazioni di Raffaella

Docente nella scuola media di Lendinara, vive la pittura come personale strumento di riflessione e mezzo educativo

di Irene Gianello

Ventaglio Novanta n. 47 2013 pp. 119–121

Quando una disciplina studiata con passione incontra un animo predisposto all’insegnamento si crea un fortunato connubio di sacrificio e generosità. E’ questa una caratteristica riscontrabile in Raffaella Quaiotti, sia nell’ambito della sua produzione artistica, che nell’attività di docente e più in generale nel suo stile di vita.

Raffaella Quaiotti nasce il 26/05/1950, frequenta l’Istituto d’arte di Castelmassa dove acquisisce una formazione tecnica che va dalla decorazione pittorica a quella plastica e tessile nella realizzazione di tappeti e arazzi. Raffaella risiede a Badia Polesine e, dopo il diploma, lavora in diversi Istituti scolastici come insegnante di disegno geometrico e storia dell’arte. Verso la fine degli anni ‘70 avviene un cambiamento nella sua carriera con la legge 517 per il sostegno, una nomina annuale ad integrazione degli studenti diversamente abili … una scelta che ben presto si rivela un’autentica vocazione.

Raffaella è convinta che la diversità sia un bene per la società contemporanea troppo alienata e distratta, tesa alla perpetua omologazione di esempi spesso sbagliati. I giovani risentono di una “carenza di tolleranza e rispetto”, lavorare con persone diversamente abili aiuta a concentrare l’attenzione sul “concetto di persona”. Trattando l’argomento afferma che “il disabile, o ti annienta o ti fortifica, o entri in sintonia o no. La società ha il dovere di creare delle Persone, l’individualismo ed il relativismo sono mali contemporanei da abbattere”.

Dal 1979 Raffaella è insegnante di sostegno e dal 1980 lavora all’Istituto Comprensivo di Lendinara Alberto Mario, di cui condivide lo spirito e l’orientamento.

All’inizio della sua carriera ha fatto una scelta artistica basata sulla varietà di indirizzi stilistici. Per necessità di didattica ha dato respiro a tutte le tecniche apprese fino allora, dalla matita al carboncino, alla pittura a olio che sente più sua e che si dimostra il primo procedimento a cui si rapporta seriamente.

La varietà della sua produzione rende possibile una suddivisione stilistica in periodi che rappresentano dei reali passaggi di evoluzione artistica e un corollario di vicissitudini e sensazioni legate alla vita privata.

Il periodo della serenità d’oro e d’azzurro

A questa fase risalgono le opere della gestazione dal 1979. I toni del primo periodo si presentano tiepidi e meditativi, con forti componenti di azzurri sereni, ma sempre in tendenza di evoluzione cromatica.

Le tonalità scure e decise, che riflettono la serietà e l’intensità dell’artista, accompagnano da subito la sua produzione come elemento marginale sottacendo però una reale necessità di identificazione. Ivi è compreso un omaggio a Modigliani attraverso il cui esempio i colori si riscaldano e si intensificano nei messaggi finali e, come succede al grande maestro livornese, studia il volto non per amore di perfezione o per inseguire la schematicità del canone greco, ma per scoprire qualcosa di più immediato, l’essenza.

Il periodo della plasticità

Alla serenità degli inizi segue un periodo di vicende familiari particolarmente aspro, che incide notevolmente sul dato artistico quasi a voler materializzare un sentimento.

La pennellata diventa più veloce, decisa e meno evocativa nell’inconscia volontà di riflettere “Il temperamento femminile”.

Questa nota squisitamente autobiografica accompagna molta della sua produzione, a riprova di quanto l’arte sia un fenomeno terapeutico tanto per il destinatario, quanto per la mano che produce.

In questa fase tutto si fa più fisico e tangibile, il colore è steso con una morbidezza contenuta che non eccede e non intende dichiarare il risultato finale, nel dato estetico, perché i volumi sono come i sentimenti, hanno bisogno di manifestarsi.

La plasticità diventa l’elemento dominante che crea quel senso di concreto e dimensione, quella struttura di cui molto probabilmente l’artista sentiva il bisogno.

La quiete e la tempesta

Le vicende personali alternano momenti di fortissimo impegno a soddisfazioni, dolori, cadute e continui rialzi, in tutti i casi il comune denominatore è la dedizione.

L’arte si riflette in uno stile difforme in cui predomina la pittura a olio a cui si aggiungono altre tecniche miste, come la tempera e gli smalti, non per mera sperimentazione, ma come omaggio a un’arte più completa e un messaggio molto chiaro, la volontà di dare di più.

E’ il periodo del BLU, il colore tanto amato che si perde in mille gradazioni. Raffaella spiega: “il blu oltremare (non il blu cobalto!) è un colore intenso ed evocativo, risulta a tratti familiare, può osare singolarmente o essere mescolato ad altri come il blu di Prussia, la versatilità di questo colore lo rende unico”.

Il viaggio nella produzione di Raffaella Quaiotti è emozionante nella misura in cui si considera la persona e non solo l’artista. La sua dedizione totale al senso del Buono e del Bello da condividere rendono il suo percorso stilistico ancora più umanamente interessante.

Dietro tante sperimentazioni c’è una forte tensione verso l’insegnamento inteso come “partecipazione” e lontano dal puro dato professionale. L’arte è cuore e vita, lavoro e materia di studio, il suo ambito di indagine è talmente vasto che va dall’utilità sociale all’estetica pura.

Ritornare a fruire di questo straordinario e primordiale mezzo di comunicazione per ragioni di benessere sociale è quanto di più nobile una disciplina possa dare, e Raffaella Quaiotti ha dimostrato di saper ben interpretare questo impegno.

L’artista sarà presente in mostra alla Galleria Wikiarte nel centro storico di Bologna (presentata da chi scrive) dal giorno 8 al 20 giugno 2013.

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Come citare questo articolo

Irene Gianello. “Le raffigurazioni di Raffaella”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-raffigurazioni-di-raffaella/

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