Apprezzamenti al ristorante "Amolara" di Adria per l'evento di conoscenza dedicato a "sua maestà il tartufo", prelibato fungo ipogeo (cioè che vive e si riproduce sottoterra), nei confronti del quale il Polesine si presenta come terra vocata alla produzione e alla raccolta. Nelle aree rivierasche ai grandi fiumi si sviluppa il "tartufo bianco pregiato", mentre nelle zone residuali degli antichi cordoni di dune della linea di costa pre-etrusca, dove oggi crescono piante litoranee, trova il suo ambiente idoneo il "tartufo bianchetto", detto anche "marzuolo".
Ai convenuti all'interessante iniziativa, ha parlato del tartufo in Polesine l'esperto Enrico Vicentini, autore fra l'altro di un documentato volumetto intitolato "Il Tartufo delle Dune", pubblicato in occasione della Festa del Tartufo tenutasi recentemente a Porto Viro.
L'attenzione è stata focalizzata in particolare sul "bianchetto", che può essere raccolto da gennaio ad aprile quando giunge a maturazione. Indispensabile per l'individuazione l'ausilio di un cane appositamente addestrato, in grado di riconoscere al fiuto la presenza dei tartufi pronti per la raccolta, che viene fatta dal "tartufin" con un apposito attrezzo denominato "vanghetto".
Nell'occasione dell'incontro è stata presentata l'attività del gruppo "Amici del Tartufo Polesano", interessati alla valorizzazione del prelibato fungo, all'addestramento dei cani e a preservare i siti naturali da azioni di ricerca indiscriminata che possono ledere gravemente l'equilibrio vegetale che favorisce il proliferare del tartufo.
Il quale vive e si riproduce in simbiosi con le radici delle piante, contraccambiandone l'ospitalità preservandole dall'attacco di organismi patogeni. L'associazione – come ha evidenziato nel suo intervento l'attivo membro Giorgio Padovan – è anche impegnata nella messa a dimora di piante micorrizate, ovvero già predisposte allo sviluppo del tartufo le cui spore sono state preventivamente inserite nell'apparato radicale.
Al convegno ha fatto seguito una prelibata cena "al tartufo" sapientemente predisposta da Paolo Bordin, titolare del Ristorante Amolara.
In apertura un doppio antipasto: fonduta di polenta, formaggio e tartufo; bruschette all'olio di tartufo.
Primo: tagliolini al burro di tartufo; riso del delta al tartufo.
Secondo: uova al tegame con scaglie di tartufo; straccetti di pollo al tartufo con patate "soffegà" al profumo di tartufo.
Dolce: biscotti esse al cioccolato di tartufo. Vini della casa.
Commenti ampiamente positivi per il tartufo e complimenti vivissimi per il team che in cucina ha predisposto piatti in grado di valorizzare al meglio il genuino sapore del fungo ipogeo.
Per ulteriori informazioni relativamente all'associazione "Amici del Tartufo Polesano", Tel. 3483109428, posta elettronica: amicideltartufo@gmail.com, blog: amicideltartufo.myblog.it.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Lino Segantin. “A tavola col tartufo”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-tavola-col-tartufo/