Tra i cavalieri della repubblica, insigniti della onorificenza a Rovigo, in prefettura alla fine del 2013, vi era anche Luca Callegaro, poco più che quarantenne, il più giovane di questa infornata e tra i più giovani cavalieri d’Italia. Anche nel cavalierato è il momento dei quarantenni.
Tra i vari meriti di Luca vi è anche quello di essere amante della natura: non solo perché la rispetta e ne gode, ma soprattutto perché da anni la “coltiva”.
Da ragazzo ha iniziato l’attività di orticoltore, per scelta. Nei due ettari di orto, ha intrapreso da subito, alla fine degli anni ottanta, a mettere in atto tutte le tecniche della difesa integrata che per gli altri orticoltori sono diventate obbligatorie da questo anno.
E sono esattamente vent’anni che pianta ogni anno alberelli ed arbusti per aumentare la biodiversità sia vegetale che animale. Non solo. Callegaro è pronto a sospendere il trattamento antiparassitario se si accorge che nell’orto vi è qualche insetto ormai raro; inoltre lascia incolto qualche pezzetto del suo pur limitato terreno per permettere lo svilupparsi dei piccoli animali; infine è riuscito a creare, in fondo al suo orto, che confina con l’argine dell’Adige, un fondale di piante talmente bello che è stato scelto dal consorzio dell’insalata di Lusia IGP per tutte le foto pubblicitarie.
Il suo rispetto per la natura lo porta anche a curare tutto l’argine che confina con il suo orto e vi ha perfino collocati dei cestini per immondizia, in modo da invogliare le coppie che utilizzano quel suggestivo tratto di argine a non buttare per terra i resti delle loro consumazioni.
Proprio l’orto di Luca è stato il primo in Europa ad ottenere nel 2010 la certificazione di Biodiversity Friend. Questa certificazione, rilasciata dal CSQA, attesta che i prodotti orticoli coltivati nell’azienda di Luca Callegaro provengono da agrosistemi con un elevato grado di naturalità. Significa che nella metodologia di coltivazione ha fatto ricorso alle “buone pratiche agronomiche” che garantiscono la conservazione della fertilità dei suoli, la corretta gestione delle risorse idriche, la diffusione di siepi campestri e di specie nettarifere; inoltre che il controllo delle infestanti e dei parassiti è stato fatto attraverso metodi a basso impatto e quindi che questa azienda contribuisce al mantenimento della biodiversità negli agrosistemi, migliorando, nel contempo, la qualità di aria, acqua e suolo.
Un vero primato. Proprio nell’area più intensamente coltivata del nostro Polesine – non in collina, dunque, e nemmeno in uno degli ormai numerosi parchi agricoli – è stata scoperta l’azienda più amante della biodiversità. A dimostrazione che la biodiversità non significa terreno sottratto alla produzione di cibo, ma che le coltivazioni fatte con rispetto e con capacità determinano l’aumento delle specie vegetali e animali.
L’anticipatore, Luca ha precorso di alcuni decenni le raccomandazioni recentemente fatte da Papa Francesco in occasione della giornata della custodia del creato 2013: “Coltivare e custodire il creato, un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti…”
La natura non va solo conservata ma “coltivata”. L’esperienza di Luca, ora seguita dall’orto-didattico di Lusia, si pone come esempio a tutta la zona; fa riflettere che produrre nel rispetto dell’ambiente è possibile solo che si usi meno chimica e più testa. Il punto di partenza di quello che potrebbe diventare il Parco degli Orti dell’Adige.
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Renato Maggiolo. “Luca Callegaro”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/luca-callegaro/