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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Da Donada a Contarina

Duplice sosta a Porto Viro, alla scoperta dei beni artistici delle due principali chiese del vasto comune del Delta

di Luciano Scarpante

Ventaglio Novanta n. 49 2014 pp. 8–13

Prosegue un po’ a zig-zag il nostro percorso alla ricerca di beni storico-artistici nel Delta.

Da Rosolina, dove siamo approdati nel precedente itinerario (vedasi Ventaglio n. 48, pag. 14 “Da Loreo a Rosolina”), facciamo rotta verso PORTO VIRO percorrendo in direzione sud la Statale Romea.

Imbocchiamo quindi la strada che ci porta nella località di DONADA, per raggiungere la chiesa dedicata alla Beata Vergine della Visitazione.

L’episodio evangelico dell’incontro di Maria con la cugina Elisabetta è rappresentato nelle quattro statue che ornano la parte alta del timpano. L’edificio è stato costruito tra il 1845 e il 1858. Sostituisce la chiesa settecentesca che sorgeva in Piazza Vecchia, a ovest dell’attuale centro, chiesa che a sua volta andò a sostituire l’oratorio della seconda metà del Seicento fatto costruire dalla famiglia Donà, da cui la località prese il nome.

Delle precedenti sacre costruzioni rimangono alcune tracce nella chiesa attuale come l’altare del Sacro Cuore, primo a sinistra, databile tra il Sei e il Settecento; la statua in essa ospitata è invece della metà del Novecento. Al momento di inserirlo nella nuova sede, l’altare è stato modificato ed alzato con aggiunta del timpano, per dargli maggior slancio in altezza. Molto bello anche il tabernacolo, il cui sportello, di ferro con calice dipinto, è però ottocentesco.

Un altro documento della primitiva chiesa è rappresentato dalla statua lignea di San Francesco di Paola collocata sul secondo altare di sinistra. Importante testimonianza antica sarebbe anche il quadro della Natività di Maria, se non fosse stato completamente ridipinto nel 1903, come testimonia la scritta in basso a sinistra: NAP(OLEONE) GIROTTO / RIDIPINSE A(NNO) 1903. Attualmente ci troviamo di fronte ad una pittura improntata al gusto tardo ottocentesco, tanto che, se non fosse presente la dicitura RIDIPINSE, si sarebbe portati a pensare ad un’opera neosettecentesca realizzata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

L’altare maggiore è del 1858, opera di Carlo Antoniazza, come conferma una scritta sullo zoccolo; su di esso due angeli in preghiera ed il bel tabernacolo, sovrastato da un raffinato e prezioso crocifisso ligneo, che in origine era ospitato sull’altare attualmente dedicato al Sacro Cuore. Molto elegante anche il baldacchino in legno dorato, appeso al soffitto del presbiterio e decorato con motivi vegetali e angioletti scolpiti a tutto tondo.

A differenza di quanto avvenuto in altre realtà dove sono andate distrutte, qui le balaustre sono state staccate dal pavimento e spostate dietro l’altare, luogo in cui sono tuttora conservate. Molto belli anche i confessionali, che sono stati modificati internamente per adattarli alle moderne esigenze.

A Donada è molto sentita la devozione per la Madonna. Alla Beata Vergine è dedicato il secondo altare di destra, nato con la chiesa. La statua processionale di legno che vediamo oggi è della ditta Demetz di Ortisei ed è stata scolpita alla fine del Novecento, mentre è dell’Ottocento il trono dorato.

In origine l’altare ospitava una Madonna vestita, come quelle ancora visibili in alcune altre chiese della diocesi, Madonna che è ora conservata nel Museo diocesano di Chioggia. Ancora sulla parete destra, in una nicchia, il gruppo ligneo ottocentesco della Beata Vergine del Carmine, con le anime del purgatorio e san Simone Stock che riceve lo scapolare dalla Madonna.

Recenti sono le sei icone della cappella invernale, realizzate da Paolo Orlando di Gorizia nel 2000, in occasione dell’Anno Santo, mentre sulle pareti laterali del coro spiccano due grandi tempere dipinte da Camilian Demetrescu nel 1991: la prima raffigura una processione di ringraziamento in onore di san Francesco da Paola per una scampata alluvione, l’altra la visita di Maria a santa Elisabetta.

La chiesa di Donada conserva anche due importantissime opere del Cinquecento veneto: la statua di San Giovanni Battista dello scultore Giulio Del Moro, pittore e scultore veronese attivo a Venezia tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento (1555-1618 ca.) e una pala con San Pietro, di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (Venezia 1544-1628), proveniente dalle Regie Gallerie di Venezia. Il dipinto, che in origine era rettangolare, è stato modificato negli anni Ottanta dell’Ottocento con aggiunta della parte centinata per adattarlo all’altare.

La bella cantoria in controfacciata ospita un organo Bazzani datato 1861.

Se abbiamo la possibilità di passare in sacrestia restiamo colpiti dal magnifico e imponente armadio sulla parete di fondo. Si tratta di un manufatto lombardo del Seicento proveniente da una cappella privata della provincia di Pavia. Sono invece pertinenti alla chiesa i due armadi ottocenteschi, molto più semplici e lineari.

Sempre in sacrestia troviamo un dipinto datato 1898 raffigurante San Francesco d’Assisi; si tratta di una copia parziale da Guercino, tra l’altro dipinta in controparte perché lo sconosciuto pittore (la scritta in basso consente unicamente la lettura del nome: Michele) ha sicuramente utilizzato come modello una stampa e non l’originale che si trova a Ferrara nella chiesa di san Francesco. Dell’Ottocento anche il quadro della Madonna Addolorata, rubato alcuni anni or sono e poi ritrovato.

Maestoso il campanile che, con i suoi 63 metri comprensivi della croce, è il più alto in diocesi. È stato iniziato nel 1854 e inaugurato nel 1883, come testimonia una lapide murata sopra la porta d’ingresso. Tra il 1910 e il 1911 ha subito un radicale restauro.

Delle cinque campane, quattro furono requisite durante la seconda guerra mondiale e ricollocate nel 1949, dopo essere state rifuse. Il “campanone” non fu asportato forse perché le grandi dimensioni non consentivano di farlo passare attraverso le aperture della cella campanaria.

Riprendiamo l’itinerario alla volta dell’altra fondamentale località del comune di Porto Viro, ovvero CONTARINA. La parte storica sorge nei pressi di villa Contarini Carrer, edificio cinquecentesco ristrutturato ed ampliato in stile neoclassico alla fine del 1700. Accanto alla villa sorge la parrocchiale dedicata a S. Bartolomeo, costruita nel 1726 in sostituzione della precedente, danneggiata irrimediabilmente da una piena del Po. Poco più di un secolo dopo, essa subì un restauro radicale con profonde trasformazioni interne. Questo spiega la presenza contemporanea di elementi settecenteschi e ottocenteschi. Nel frattempo (1782) era stato eretto il campanile.

La primitiva chiesa (quella che andò distrutta) si trovava più ad est, quasi certamente di fronte alla villa dei Contarini. Di essa restano alcune testimonianze come il grande crocifisso in legno, probabilmente della fine del Seicento o di inizio Settecento, e la statua di san Bartolomeo della fine del Seicento, attribuita al grande intagliatore di legno Andrea Brustolon (Belluno 1660-1732).

Il Settecento, oltre che dall’impianto architettonico dell’edificio, è rappresentato dalla statua di San Bernardino a destra dell’ingresso, dal fonte battesimale, dai due angeli dorati appesi alle pareti del coro, dalle statue di san Giovanni Battista e di san Giuseppe, ai lati dell’altare maggiore, sculture provenienti da una chiesa veneziana dismessa, arrivate a Contarina nel 1813. Tutti gli altri arredi sono ottocenteschi: l’altare maggiore, il baldacchino dell’altare, la balaustra, il pulpito, i quattro altari laterali, tutti gemelli, recanti al centro, in alto, un cartiglio a forma di scudo araldico con indicazione degli offerenti e la data (DIVOTI 1812). Sono dedicati a San Francesco d’Assisi, al Crocifisso, alla Madonna, a sant’Antonio di Padova.

Di elevata qualità artistica il bassorilievo seicentesco con san Francesco che riceve le stimmate, opera dello scultore Michele Fabbris detto Ongaro (1644-1684); una lapide ne ricorda la collocazione nel 1815.

Molto belli i quattro confessionali, purtroppo restaurati in modo improprio.

Dell’ottocento anche i quattro tondi a tempera (a finto mosaico), con gli evangelisti, che ornano le vele dell’abside.

Nella navata, dipinti ad affresco sul soffitto, tre episodi della vita san Bartolomeo: la nascita, il martirio e la gloria, attribuiti a Giovanni Battista Canal (Venezia 1745-1825). Una data presente nel dipinto della nascita fa però pensare che siano stati completati nel 1829.

Due antichi dipinti di scuola veneta sono appesi alle pareti laterali del presbiterio; raffigurano il “Riposo nella fuga in Egitto” e il “Sogno di san Romualdo”, un santo monaco di Ravenna, vissuto intorno all’anno Mille, fondatore dell’eremo di Camaldoli e dell’ordine dei Camaldolesi.

La cantoria lignea ospita un prezioso organo di Gaetano Callido, datato 1787.

Uno stendardo della confraternita della Buona Morte e alcune insegne della confraternita del Santissimo Sacramento (ora custodite nel Museo diocesano) documentano la presenza, in passato, di queste associazioni di fedeli.

Come altre storiche chiese polesane, la parrocchiale di Contarina è stata purtoppo più volte vittima di furti che ne hanno depauperato il patrimonio artistico.

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Come citare questo articolo

Luciano Scarpante. “Da Donada a Contarina”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/da-donada-a-contarina/

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