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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Le rose antiche di San Bellino

Una coltivazione estesa su 1700 metri, realizzata per godere della bellezza e dei profumi di questi fiori regali

di Paolo Zambonin

Ventaglio Novanta n. 49 2014 pp. 32–35

Percorrendo la strada che scende dall’argine del Canalbianco, in località Ca’ Peretto di Castelguglielmo, per raggiungere il paese di San Bellino si fiancheggia una fila di case e villette contornate da orti e giardini. In una di queste, al civico numero 9, mi attende la signora Orietta Galvani, con la quale ho fissato un appuntamento per indagare su un originale aspetto di interesse ambientale: una singolare coltivazione di rose antiche.

Mi accoglie la signora Orietta assieme al marito Mauro Pistolin: lei originaria di Castelguglielmo, lui di San Bellino. I due coniugi attualmente vivono a Castelfranco Veneto, ma mantengono la proprietà a San Bellino, destinata primariamente a soddisfare la loro passione di coltivatori di rose. Con il solo scopo di godere della bellezza e dei profumi di questo fiore regale.

Dopo i convenevoli di rito, mi accompagnano nel giardino adiacente alla abitazione per ammirare queste piante, alle quali negli ultimi anni gli appassionati coltivatori hanno rivolto molto interesse e grandissime cure.

Il roseto si estende su una superficie di 1700 mq. ed è tutto una macchia colorata: fiori rosa, lilla, gialli, bianchi, rossi; fiori che svettano dai verdi cespugli, ben allineati, raggiungibili da appositi vialetti; oppure, quelli rampicanti, aggrappati a colonne, piante o sostegni più disparati.

Ma non ci sono soltanto rose nella piantagione. Spiccano infatti tanti iris, anch’essi molto variopinti e multiformi, alternati ad alberi in miniatura: meli e peri, alcuni con propri frutti quasi maturi.

La signora Orietta è pronta a soddisfare le mie curiosità, che crescono mano a mano che ci si addentra in questa polesana oasi di colori e di profumi.

Immancabili quindi le mie domande.

Quando è nata questa passione?

“Tutto è cominciato nel 2008 – mi spiega – dopo la morte dei miei suoceri, che avevano questa proprietà, ereditata quindi da mio marito. Noi abitavamo, come adesso, a Castelfranco, a un centinaio di chilometri di distanza da qui. Non volevamo chiudere i nostri contatti col Polesine alienando la proprietà; data la distanza era però impensabile, coltivare questo terreno in modo tradizionale, adibendolo ad orto. Abbiamo allora interpellato un giardiniere dell’orto botanico di Padova che ci ha indirizzato verso la coltivazione di piante antiche, poco bisognose di cure e molto resistenti ai mutamenti climatici”.

Ma perché proprio le rose?

“La scelta è caduta sulle rose antiche in quanto ne possedevo già alcune varietà trovate a Castelguglielmo negli anni ‘70, piante che non mi avevano mai deluso per rusticità e profumo”.

Quanti esemplari sono presenti nel vostro originale giardino?

“Sono circa 200, di una cinquantina di varietà diverse. Predominano ceppi dell’800, ma c’è anche la rosa gallica officinalis considerata un fossile vivente. Altra varietà interessante è la centifoglia muscosa del 1600, i cui boccioli sono ricoperti da muschio. E’ presente pure la rosa Celsiana del 1750: è una rosa Damascena di origine medio-orientale, introdotta in Europa durante le crociate. Essa è stata recuperata a Fano, nella Marche, ed è interessante per l’intenso profumo. Altra varietà presente è la rosa Chinensis Viridiflora i cui piccoli fiori sono composti interamente da sepali (quindi verdi); è considerata una bizzarria della natura”.

Come si apprende l’arte del coltivar rose?

“Ho partecipato a incontri specifici su questo tema in varie parti del Veneto. Il mio diploma di agrotecnico, conseguito presso l’Istituto agrario di Trecenta, mi è stato molto utile. Ho acquistato diversi testi specifici e visitato vari roseti per cogliere spunti. In qualche occasione ho avuto l’opportunità di prelevare delle talee che poi ho fatto radicare con appositi ormoni. Queste talee provengono da roseti-collezioni del trentino, del bellunese e del trevigiano. Notevole è stata la difficoltà di recuperare nuove piante in quanto questo è un settore di nicchia e la richiesta è limitata”.

Il giardino si estende su 1700 mq di terreno, un’area che richiede una presenza non trascurabile…

“L’impegno è notevole perché la potatura e lo sfalcio dell’erba richiedono tempo ed energie. All’inizio il problema principale è stato quello di creare zone d’ombra per attenuare la siccità estiva”.

Come è stato risolto questo problema?

“Una valida soluzione è stata l’introduzione di numerose piante di iris che, avendo un apparato radicale profondo, non entrano in competizione con le radici delle rose e, nel contempo, offrono un discreto ombreggiamento. Per creare zone d’ombra più consistenti abbiamo pensato di inserire antiche varietà di frutta; queste richiedono pochissime cure e pochi trattamenti antiparassitari. I vivai specializzati sono pochissimi: alcune piante provengono da Budrio, nel Bolognese, alcune ci sono state donate da Veneto Agricoltura, altre le abbiamo acquistate nel trevigiano. Tra le varietà di frutta spiccano vari tipi di mele: cotogne, il melo Decio, il Campanino, la mela Rosetta bellunese; vari tipi di pere: San Germano, pera Ciuccia della valle del Brenta, pera Giugnola.

Come è stata accolta questa vostra passione?

“Finora abbiamo riscontrato molta curiosità da parte di amici e conoscenti che ci raggiungono a San Bellino da diverse parti del Veneto. Alcuni ci regalano talee di rose appartenute a nonne e bisnonne e ciò ci emoziona. Abbiamo avuto delle visite anche da gruppi da fuori provincia organizzati appositamente per vedere il nostro roseto; turisti che poi hanno colto l’occasione per visitare ville e palazzi in paesi limitrofi, in particolare Fratta Polesine con la sua Badoera”.

Qual è il periodo più indicato per una visita?

“Il clou è il mese di maggio, in quanto le rose antiche fioriscono unicamente in questo mese. Il profumo dei fiori colpisce molto, perché rievoca i tempi passati. Noi lo associamo ai “fioretti di maggio” che frequentavamo quando eravamo bambini”.

Coltivar rose in Polesine: una passione, ma anche un impegno non indifferente…

“E’ un lavoro molto interessante ma impegnativo, da tutti i punti di vista. Impegnativo per il tempo e le prestazioni di cui abbisogna in continuazione; lo scorso anno, per esempio, abbiamo dovuto procedere a drastiche potature dopo i danni causati dalla tromba d’aria che si è abbattuta su buona parte di questo territorio polesano. Impegnativo inoltre, dal punto di vista finanziario, perché pesa molto sulle nostre tasche per le ingenti spese necessarie a mantenere questo terreno e il fabbricato annesso, che è tassato come seconda casa e quindi comporta il pagamento di Imu, di Tares e di tutte le altre bollette. Per noi diventa un costo molto significativo. Ci resta però una grande soddisfazione”.

Soddisfazione ripagata anche dai favorevoli commenti dei visitatori, alcuni dei quali non trascurano di citare i versi di Ludovico Aristo, relativi al ‘bel produr di rose’ di Rovigo, ma oggi, grazie a questa innovativa iniziativa, estendibili anche a San Bellino.

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Come citare questo articolo

Paolo Zambonin. “Le rose antiche di San Bellino”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-rose-antiche-di-san-bellino/

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