Il fiume Po, dopo aver attraversato la pianura Padana e percorso circa seicento chilometri, giunto a Papozze, si biforca: dal ramo principale, denominato Po di Venezia, si stacca infatti il Po di Goro, il ramo più meridionale che, oltre a delineare l’isola di Ariano, segna il confine geografico con la regione Emilia Romagna.
Ha così inizio il famoso delta, attualmente tutelato dal Parco Regionale e identificato come Sito di Interesse Comunitario (SIC) nonché Zona a Protezione Speciale (ZPS). Qui le aree golenali sono caratterizzate da una ricca presenza arborea (per lo più boschi igrofili di salici e pioppi) a differenza del corso superiore, piuttosto spoglio e fortemente antropizzato.
Ed è proprio a Panarella (frazione di Papozze), là dove il fiume compie una grande “S”, che si apre un’ampia golena. Un’area di pregio da quasi vent’anni tutelata dal WWF: fu infatti nel 1995 che la Sezione WWF di Rovigo, in convenzione con il Comune di Papozze, istituì una delle prime aree protette del Delta, al fine di preservare questo importante esempio di ecosistema anfibio, sottraendolo all’avanzare della pioppicoltura intensiva. Un’iniziativa che ha preceduto di due anni l’istituzione del Parco Regionale Veneto del Delta del Po, del quale l’area golenale si è ben presto qualificata come uno dei più noti punti di interesse.
L’Oasi WWF di Panarella, con i suoi venticinque ettari, copre circa il 50% della superficie totale della golena, costituendo un sito di notevole pregio ambientale in virtù dei numerosi habitat presenti al suo interno, tra i quali ricordiamo: il bosco igrofilo, il bosco planiziale, il prato umido e il prato arido. Habitat questi sempre più minacciati, sia a causa delle continue evoluzioni naturali a cui sono soggetti, che dall’impatto antropico.
Negli ultimi due anni l’Oasi si ritrova al centro di una serie di attività condotte dai volontari WWF per una gestione mirata alla sua valorizzazione. Tutto ciò ha portato alla nascita di un recente progetto avviato dal WWF nazionale denominato “Giovani protagonisti”. Un progetto sviluppatosi a partire dal 2012, con una serie di incontri, guidati da docenti su diversi temi e aspetti (naturalistici, storici, culturali).
Attraverso visite guidate sul campo, sono emersi numerosi spunti tecnici e creativi, che hanno permesso di stilare linee guida fondamentali per un concreto piano di gestione. Tutto ciò ha determinato la nascita di un nuovo Comitato locale denominato “Terra e Libertà”, formato da attivisti di varie età ed estrazioni sociali, accomunati dall’amore per il proprio territorio. Ne è scaturito un programma di importanti attività per la manutenzione, promozione e vigilanza dell’oasi.
Una flora diversificata
Dal punto di vista naturalistico l’oasi di Panarella rappresenta un ambiente diversificato, in cui si riscontrano tutte le varie fasi evolutive della zona umida: dallo stagno, al prato umido, dal bosco igrofilo al bosco planiziale maturo.
Diversi sono gli stagni presenti nell’oasi, alimentati sia dalla falda sottostante che dalle periodiche piene del Po. In essi è possibile riscontrare una comunità vegetale (fitocenosi) costituita da specie adattate a vivere in ambienti umidi e saturi d’acqua; tra queste la Cannuccia palustre, varie specie di Carice, la Salcerella e l’Iris d’acqua o Giaggiolo; la vegetazione ripariale è costituita da arbusti come la Sanguinella e il Sambuco.
Il bosco igrofilo, formato da Salice bianco e Pioppo bianco, è la componente dominante, mentre il bosco maturo – presenza alquanto rara nelle aree golenali padane – è costituito in prevalenza da: Olmo, Farnia, Frassino maggiore e Acero campestre.
Diversa è la situazione riscontrabile nei prati aridi e nelle radure che intervallano le diverse macchie boscate. Qui troviamo: il Ranuncolo bulboso, varie specie di cardi selvatici, la Linaria, la Carota selvatica, intervallati da arbusti di Rosa canina, Biancospino e Prugnolo, tipica vegetazione eliofila, adattata a vivere in ambienti soleggiati.
Tra le specie alloctone particolarmente invasive si ricorda: l’Amorpha fructicosa o falso Indaco presente in tutta l’area e la Sicyos angulatus, in gergo “Zucca Matta”, pianta rampicante lianosa appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, in grado di ricoprire completamente e soffocare tutta la vegetazione presente.
La ricca fauna
Per quanto riguarda la fauna, passeggiando tra i sentieri dell’oasi è molto frequente imbattersi nel Silvago orientale, detto Mini-lepre, mammifero alloctono di piccole dimensioni, importato dal Nord America a scopi venatori e molto confidente con i visitatori. Altri mammiferi presenti sono il Riccio, la Volpe e diverse specie di pipistrelli che nelle ore notturne si rimpinzano letteralmente dei numerosi insetti, facendo incetta di zanzare.
Dai monitoraggi effettuati dai volontari del WWF sono risultate abbondanti tre specie: il Pipistrello albolimbato, il Pipistrello di Savi e il Serotino comune. I vecchi alberi cavi e la necromassa che caratterizzano il bosco igrofilo e il bosco planiziale rappresentano un ottimo rifugio e sito d’alimentazione, oltre che di riproduzione, per molte specie di uccelli. Tra questi ricordiamo il Picchio rosso maggiore e il Picchio verde, uccelli insettivori particolarmente intelligenti, capaci di scavare con il potente becco cavità nel legno, utilizzate poi come nido o per la ricerca di larve di cui vanno ghiotti.
Nel periodo autunnale e invernale, il bosco si popola di decine di specie migratrici e facilmente osservabili, tra queste: il Pettirosso, il Fringuello, la Cinciarella e il Codibugnolo. Nei mesi primaverili ed estivi tra la folta chioma degli alberi è possibile udire il canto flautato tipico del Rigogolo (Oriolus oriolus), uccello elusivo ma molto appariscente che, con l’inconfondibile livrea gialla e nera del maschio, costituisce la specie simbolo dell’Oasi.
Un altro ospite comune in estate è il Gruccione (Merops apiaster), uccello migratore africano dal piumaggio variopinto con tonalità gialle, rosse, blu e verdi. Quest’ultimo è solito nidificare in cavità scavate negli argini sabbiosi e si alimenta soprattutto di Imenotteri come Vespe e Calabroni.
Nell’area fluviale è possibile osservare diverse specie di Ardeidi quali l’Airone cenerino, la Garzetta e la Nitticora, oltre ai numerosi Cormorani, uccelli ittiofaghi, soliti a colonizzare nei mesi invernali le sponde del fiume Po e le aree umide interne. Abbondante è anche la presenza degli Anatidi come il Germano reale e l’Alzavola, rintracciabili a centinaia nelle acque tranquille ricche di papiri all’interno della ex ansa del Po, vasta zona umida a ridosso dell’oasi stessa venutasi a creare in conseguenza di recenti lavori di rettificazione del fiume.
Costante è anche la presenza della Sterna zampenere e dei limicoli, tra questi: il Cavaliere d’Italia, il Piro piro culbianco e persino la Beccaccia di mare (più frequentemente in prossimità del mare) osservabili nei mesi estivi mentre catturano invertebrati nelle acque limose del fiume Po e degli stagni interni. I cieli diurni sono dominati dai rapaci come l’imponente Poiana, il Gheppio e il fulmineo Sparviero, mentre percorrendo la strada arginale nelle ore crepuscolari è possibile osservare e spesso udire la Civetta e il Gufo comune, rapaci notturni caratterizzati da un alimentazione varia, in cui rientrano: uccelli, rettili, invertebrati e micromammiferi, compresi i pipistrelli.
Le zone umide interne e il ricco sottobosco della golena di Panarella ospitano molte specie di anfibi, tra queste la comune Rana verde, rintracciabile principalmente negli stagni e nelle pozze d’acqua. Altre specie di anfibi trascorrono in ambiente acquatico solo la prima fase larvale, passando la fase adulta nel sottobosco e tornandovi solo nel periodo riproduttivo. Tra queste ricordiamo: la Raganella, il Rospo comune, la Rana agile e il Tritone punteggiato. L’unica specie alloctona riscontrata è la Rana toro, grosso anfibio originario del Nord America e importato in Italia nel secolo scorso a scopi alimentari. Recentemente, a seguito dei monitoraggi condotti, sono state individuate due specie molto rare e minacciate, il Tritone crestato (Triturus carnifex) e l’endemica Rana di Lataste (Rana latastei), oltre ad una popolazione di Testuggine palustre europea (Emys orbicularis), rettile altrettanto minacciato e strettamente legato agli ambienti acquatici a lento corso o stagnanti.
Negli specchi d’acqua ritroviamo invece un’ittiofauna costituita pressoché da specie alloctone, tra queste: il Pescegatto, la Blicca, la Carpa e il Carassio, pesci in grado di tollerare anche basse concentrazioni di ossigeno disciolte nell’acqua.
La Repubblica di Bosgattia
Il prof. Antonio Dimer Manzolli, Presidente dell’Accademia del Tartufo del Delta del Po, già presidente dell’Ente Parco dal 2002 al 2005, nonché grande cultore del delta polesano, descrive così quest’area:
“La golena di Panarella, così come la vediamo oggi, è il frutto del lavoro combinato dell’uomo e della natura. Un tempo era diversa, negli anni ottanta l’allora Genio Civile realizzò in questi luoghi quello che viene chiamato il raddrizzamento dell’ansa di Corbola, intervenendo proprio nella golena di Panarella per motivi di sicurezza idraulica, creando un nuovo canale che praticamente, tra le altre cose, metteva in maggior sicurezza la città di Adria e le aree limitrofe. Venne anche demolito il vecchio ponte tra Bottrighe e Corbola¹ che ora si trova sul nuovo tratto dell’attuale strada regionale 495. Completati i massicci interventi dell’uomo la natura ha fatto il resto, creando questo luogo particolarmente suggestivo, ricco di avifauna e di vegetazione autoctona.
Un tempo parte della golena era anche abitata e coltivata come avviene ancora oggi in molte parti lungo il Po. Qui tra il 1946 e il 1955 il prof. Luigi Salvini, slavista di fama internazionale, diede vita alla Repubblica di Bosgattia, un luogo del sentimento dove da giugno a settembre si viveva a contatto con la natura, mangiando quello che la terra e il fiume offrivano. La repubblica aveva propria moneta (Il Cievaloro) e francobolli².
Nel 1960 in questi luoghi il regista Luigi Comencini girò alcune scene del famoso film “Tutti a Casa” con Alberto Sordi. Una curiosità: la golena di Panarella è attraversata dal 45° parallelo Nord, significa che si trova esattamente a 5000 Km dal Polo Nord e 5000 Km dell’Equatore. A tale proposito l’Accademia del tartufo del Delta del Po che ha sede a Papozze (Ristorante Le Magnolie) ha ideato un apposito attestato da consegnare gratuitamente ai visitatori dell’oasi interessati”.
Una coscienza ritrovata
Eddi Boschetti, presidente del WWF Provinciale di Rovigo, traccia questo ritratto dell’area: “L’Oasi Golena di Panarella, è un sito emblematico, su cui è scritto a caratteri indelebili il lungo e controverso rapporto tra i Polesani e il loro più importante Fiume.
Frutto dell’azione incrociata di imponenti opere di ingegneria idraulica e della generosa facoltà riparatrice dell’ecosistema fluviale, questo territorio ha attraversato stagioni in netto contrasto fra loro: da una “stagione eroica” durante la quale al Grande Fiume si doveva rispetto e reverenza perché da Lui dipendevano la prosperità e la miseria, la vita e la morte, all’ottusa stagione dell’oblio, quando la golena venne declassata a discarica, sede di ogni tipo di abusivismo e luogo di ritrovo per balordi. Per fortuna il peggio sembra essere passato e in questi ultimi tempi la sensazione è di entrare nella stagione della “coscienza ritrovata”.
Sebbene le ferite più recenti e profonde non siano ancora del tutto guarite, la gente del Po ha ristabilito un contatto più sano con la sua terra, vivendola a piedi, in bicicletta, a cavallo, o in barca, organizzandovi giornate ecologiche, feste paesane, mercatini di prodotti della terra e quant’altro possa celebrare questo ritrovato incontro fra il fiume e suoi abitanti.
Già nel 1995 risultava evidente che non ci si trovava di fronte alla classica area incontaminata da destinare a tutela integrale, pertanto con coerenza il WWF ha scelto fin da subito di non limitarne drasticamente l’accesso all’uomo, sperimentando e incoraggiando, assieme ad associazioni, enti e singoli cittadini che a vario titolo frequentano l’area, nuove forme di gestione, più aderenti alla natura stessa di un territorio che è in continua evoluzione.
Non si può fare a meno di tentare un approccio neanche quando il Po mostra i muscoli e per qualche giorno sembra inghiottirsi boschi e canneti, per poi restituirceli, un po’ “spettinati”, ma più vivi di prima. Alcuni angoli volutamente lasciati allo stato selvaggio, dove sono insediate le specie più rare, restano comunque inviolabili, assicurando la conservazione della sorprendente comunità di specie animali e vegetali che popolano uno dei tratti più interessanti dell’intero corso del Po.
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Come citare questo articolo
Alessandro Micheletti, Michele Zanotti. “L’Oasi di Panarella”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/loasi-di-panarella/