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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La chiesa di Baruchella

Dalla prima costruzione ai più recenti restauri, un lungo excursus storico frutto di ricerche appassionate

di Maurizio Tramarin

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 33–35

Da tempo il Prof. Maurizio Tramarin pensava alla opportunità della ristampa aggiornata della sua giovanile storia della parrocchia di San Pietro Martire, fatta e stampata “di corsa” tra il 1976 e 1977, in occasione della prima visita pastorale del vescovo Sartori.

Il tutto era partito “da una breve ricerca affidatagli dal parroco Don Nelido Cardinale” per la pratica del restauro della facciata presso la Soprintendenza ai Monumenti. L’occasione propizia dell’ampliamento della iniziale ricerca si è presentata quest’anno, nella ricorrenza del 25° della prematura scomparsa dell’amato parroco; occasione anche per rendere un pubblico omaggio alla sua memoria.

Il nuovo volume si presenta con il titolo BARUCHELLA E LA SUA CHIESA. CINQUE SECOLI DI VITA PARROCCHIALE.

L’autore – collaboratore assiduo di questa rivista – ha accettato di buon grado di fornire una sintesi della sua ricerca ai lettori del Ventaglio, ripercorrendo le principali tappe dei reiterati interventi di consolidamento e restauro del tempio, che si sono succeduti nell’arco dei secoli, soffermandosi in particolare su quelli del ‘900 protrattisi fino ai giorni nostri.

“I documenti, oltre alle immagini, ritrovati nel corso degli anni negli Archivi di Stato di Rovigo, Ferrara, Modena e Venezia – sottolinea Tramarin prima di addentrarsi nell’iter storico – sono stati più numerosi di quanto si potesse sperare; preziose notizie hanno fornito pure l’Archivio della Curia vescovile, quello del Sodalizio Vangadiciense e l’Archivio parrocchiale, che recentemente ho avuto modo di riordinare”.

Le origini del centro abitato e la prima chiesa

I primi documenti che parlano con sicurezza di località ora ricadenti nell’ambito della parrocchia di Baruchella – e cioè la “Bastia del Roncon” (piccola fortezza poi scomparsa), la “Valle del Corbolano” (zona Via Scavezza-Faro) e la “Valle di Spizene” – sono documenti dell’Abbazia della Vangadizza della fine del ‘300.

Tra le famiglie, a cui il vicino e ricco monastero commissionò, nel secolo successivo, le prime bonifiche nella nostra zona, a destra e a sinistra della Rotta del Castagnaro (il corso d’acqua nato da una grossa rotta dell’Adige, probabilmente molto prima di quella “storica” del 1438) ci furono anche i Cisamini della Fratta detti “Baruchello”, nobili ferraresi ma residenti a Legnago.

Dopo due interventi di bonifica, essi ricevettero un’apposita investitura dall’abate nel 1471, cosicchè diedero – con ogni probabilità – il loro nome al piccolo abitato che andava sorgendo sulla riva destra del Castagnaro. Ciò perché alla fine del secolo vi eressero la prima chiesetta del luogo, dedicata a San Pietro Martire, santo veronese.

La seconda e la terza chiesa

Nel 1528, crollata forse per una nuova rotta la primitiva cappella, fu un parroco della stessa famiglia, Don Ippolito Baruchello, che iniziò la costruzione di una chiesa vera e propria, col beneplacito dell’abate di Badia, sotto la cui giurisdizione ecclesiastica stava anche la nuova parrocchia di Baruchella.

Nei secoli successivi si registrarono la costruzione dell’attuale campanile (1636), nonché ampliamenti e modifiche della chiesa resi possibili soprattutto dalle offerte dei fedeli: non solo baruchellesi ma anche giaccianesi, che la frequentavano perché ancora sprovvisti di una loro chiesa, fino al 1672.

Intorno alla metà del secolo successivo si arrivò, grazie anche alla generosità della nobile famiglia Bentivoglio (che aveva possedimenti pure a Baruchella, oltre che a Giacciano), all’edificazione del tempio attuale. Si tratta dunque della terza chiesa, che presenta uno stile tardo-barocco, con l’interno “a sala veneziana” caratterizzato da quattro altari laterali.

La nuova alta facciata – sormontata dalle tre statue di S. Antonio da Padova, S. Pietro Martire e S. Francesco di Paola ed arricchita dalle due nicchie con i santi Pietro e Paolo, fu però terminata ed inaugurata soltanto nel 1795 (nell’iscrizione della facciata, la fatidica data MDCCXCV ).

La parrocchia era da pochi anni entrata a far parte della Diocesi d’Adria (parroco Don Domenico Zoppellari). Nemmeno in questa occasione, tuttavia, la chiesa parrocchiale, che in passato era stata solo benedetta, fu consacrata. Per ricevere i sacri sigilli riservati alla casa di Dio, si dovette cosi aspettare fino al 1863, con il vescovo conte Camillo Benzon.

I restauri dell’8-900

Ma non erano anni molto felici, purtroppo: la data della consacrazione si colloca, infatti, tra quelle di due urgenti e grossi interventi di restauro (fortunatamente anche allora a carico delle istituzioni pubbliche). Il primo effettuato nel 1845, dopo che un fulmine “tremendo e devastatore” colpì la chiesa e soprattutto il campanile, riducendone definitivamente l’altezza, che fu portata a quella che ancor oggi si vede.

Il secondo, più consistente ma (come vedremo) non definitivo, nel 1864, quando la fabbriceria chiese l’intervento delle autorità per porre rimedio in particolare a delle “crepature” nei muri laterali che si erano aperte già da diversi anni e che inutilmente erano state otturate. Fu interpellato l’ingegner Marignani di Badia, il quale capì che il problema stava nella tendenza del pesante muro della facciata ad abbassarsi in seguito al cedimento delle fondamenta, ciò a causa dell’abbassamento della falda freatica causato anche dal recente scavo della Fossa Maestra. Per arrestare il fenomeno, fu da lui decisa una “arpionatura” dei muri della chiesa, cioè legare la facciata della chiesa al muro del coro mediante quattro tiranti in ferro.

Dopo gli abbellimenti apportati dal parroco Don Gio. Batta Baldini (in particolare il nuovo pavimento del 1877 e il nuovo organo Farinatti nel 1911), ci furono nel tempo altri nuovi interventi alla chiesa e al campanile: i più significativi quelli compiuti da Don Armando Fermaglio, negli anni ‘50-‘60 del Novecento.

Gli ultimi restauri

Si giunge così agli importanti restauri dovuti alla solerte attività di Don Nelido Gardinale. Il primo, iniziato nel 1971, riguardò l’interno per ridare decoro e bellezza alla navata centrale e all’abside. Il secondo – compiuto nel 76-77 col benestare ed il contributo della Soprintendenza ai monumenti e con l’appoggio di un apposito Comitato – relativo alla facciata e al frontone restaurato e abbellito con tre nuove statue dei santi protettori. La chiesa e la facciata rimesse a nuovo furono inaugurate e benedette dal vescovo Mons. Giovanni Sartori domenica 22 maggio 1977.

Passati pochi anni, purtroppo, tornarono a farsi vivi i vecchi problemi statici con nuove fessure e segni di cedimento nel lato sud della chiesa, ed in particolare intorno all’altare della Madonna. Preoccupato per l’integrità dell’edificio, nel novembre del 1984 Don Nelido sollecitò l’intervento della Soprintendenza, del Genio civile e delle autorità locali per prendere gli urgenti provvedimenti necessari.

Nel 1986, dopo un difficile iter burocratico, ottenuta l’autorizzazione ad iniziare la seconda parte dei lavori di restauro, sotto la direzione della Soprintendenza di Verona, il parroco riuscì a far aggiungere un contributo straordinario al finanziamento già concesso, da parte del Ministero competente, dopo che il primo scavo delle fondazioni ebbe a rivelare la gravità della situazione e la necessità di ricostruire le sottofondazioni di tutto il perimetro della chiesa.

Nel 1988, finalmente, la seconda fase dei lavori di restauro si conclude con un collaudo che assicura la piena agibilità dell’edificio sacro, ultima soddisfazione per Don Nelido prima della sua immatura scomparsa l’anno successivo.

Don Claudio Gatti, si è poi attivato per concludere il tutto, provvedendo alla sistemazione della nuova sacrestia e alla realizzazione della nuova cappellina del Santissimo, inaugurata a ricordo e celebrazione del 200° anniversario.

Ma il “romanzo” dei restauri non era ancora finito! Circa 20 anni dopo si sono notate ancora le stesse fessure degli anni ‘80 ed allora, grazie all’attivo interessamento di Don Stefano Marcomini presso la Soprintendenza, si è arrivati ad un nuovo – e si spera definitivo- intervento.

I restauri resi possibili grazie a vari contributi, in particolare della Fondazione CaRiPaRo, sono stati eseguiti nel 2010 sotto la direzione dell’arch. Massimiliano Furini. Su suo interessamento, l’anno successivo è stato possibile far restaurare anche l’affresco del soffitto con “La cacciata degli angeli ribelli e la loro trasformazione in demoni”, di autore ancora ignoto.

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Come citare questo articolo

Maurizio Tramarin. “La chiesa di Baruchella”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-chiesa-di-baruchella/

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