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STORIA - TRADIZIONI

Il centenario dello zuccherificio

Un ricordo indelebile del glorioso stabilimento di Bottrighe irrimediabilmente chiuso nel 1991

di Roberto Marangoni

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 89–91

Molto spesso d’estate, a partire dal mese di Agosto, soprattutto di prima mattina, grazie alla forza delle correnti d’aria, l’odore acre che promana dalla lavorazione della barbabietola da zucchero a Pontelongo, nel padovano (unico stabilimento superstite nel Veneto) arriva anche nelle nostre zone.

E’ un odore che riporta ai nostalgici ricordi di una gloriosa fabbrica che a Bottrighe diede lavoro a tanta gente di tutto l’hinterland, per ben settantasette anni. Zuccherificio e paese erano infatti un tutt’uno dal 1914, sino all’infausto martedì 29 ottobre 1991, quando ne fu decretata la sua definitiva chiusura.

Un colpo al cuore! Con esso se ne andarono colori, rumori, odori, luci, che si accendevano per alcuni mesi dell’anno, tanto che il poliedrico complesso industriale assumeva la fisionomia di una piccola città. Memorabili le lunghe file di trattori, tir e quant’altro lungo le vie Dante Alighieri, Risorgimento e Antonio Gramsci; una frenesia diffusa metteva in moto l’intero paese. Poi tutto è mutato, e solo da poco sono state finalmente tolte le immondizie e gli inquinanti, dopo anni di tante polemiche. Restano solo i due grandi silos dell’ex zucchero, unica testimonianza di una fiorente attività, in mezzo allo spettro di quello che fu.

Lo zuccherificio, costruito nel 1912 dalla società belga “Sucrerie et Raffinerie” di Bruxelles, avviò la sua produzione giusto un secolo fa nell’agosto 1914 sotto la direzione del dottor Bergher.

Nel 1931 la società passò ad un gruppo finanziario italiano guidato dalla famiglia di Ilario Montesi, persona molto legata a questo sito industriale, tanto da creare negli anni successivi Alba Sementi, oggi Aurora, uno stabilimento per la preparazione e selezione del seme confettato di barbabietola.

Nel 1953 veniva avviato lo stabilimento di glutammato monosodico, ricavato in gran parte dalla lavorazione della melassa, tra gli scarti di lavorazione degli zuccherifici, fabbrica oggi acquisita da Mater-Biotech del gruppo Novamont che, a partire dalla primavera prossima, a seguito di un’accurata riconversione da oltre cinquantacinque milioni di euro, diventerà il primo stabilimento al mondo produttore di butandiolo da fonti vegetali, tra i componenti principali per la produzione delle bioplastiche.

Tornando allo zuccherificio, è curioso sapere che lo stabilimento era dotato anche di una propria tratta ferroviaria interna che giungeva sul Po, sostituendo l’attività dei carri trainati dai buoi. Qui, attraverso le due grandi gru fisse sotto l’argine, il trenino con i suoi carrelli veniva caricato di barbabietole, carbone ed altro dai barconi che giungevano sul grande fiume.

Negli anni settanta lo zuccherificio di Bottrighe batteva il primato italiano per produzione e qualità e, dopo gli ultimi lavori di ristrutturazione ed ulteriore ampliamento, portati a termine tra il 1986 ed il 1989, proprio quando lo stabilimento aveva raggiunto la massima efficienza… incredibilmente ne veniva decretata la chiusura, seguendo purtroppo la sorte di tantissimi analoghi stabilimenti italiani. Solo il Polesine ne contava dodici negli anni d’oro della bieticoltura.

Il primo impianto fu quello di Lendinara (vedi Ventaglio n. 49 pag. 64 e successive) che fece la sua prima campagna saccarifera nel 1900, l’ultimo a chiudere battenti, dopo Bottrighe, fu quello di Porto Viro, nel 2006. Oggi solo quattro zuccherifici rimangono in attività in tutta Italia: Pontelongo (Padova), Minerbio (Bologna), San Quirico Trecasali (Parma) e quello regionale di Termoli in Molise.

Ma i bottrighesi non dimenticano. La foto storica che qui pubblichiamo è tratta da una cartolina d’epoca: fu spedita da Bottrighe proprio nel 1914 dal dottor Lenzi, primo capo chimico del laboratorio di fabbrica. Fu ritrovata casualmente nel 1991 dal fotoamatore Mattia Mincuzzi, adriese d’adozione, alla Mostra internazionale della cartolina e del francobollo d’epoca di Riccione, mentre si trovava in ferie. Chi scrive, avvisato di ciò, se la fece acquistare. Una riproduzione della stessa, in formato 50×60, che oggi si può ammirare, insieme ad altre foto storiche di Bottrighe, in mostra permanente presso il Piccolo Bar di piazza della Libertà, donata, in questo modo, alla collettività.

Tantissime sono state le persone impiegate in questo stabilimento: fissi e stagionali, che si alternavano tra capi famiglia, giovani studenti e tanti disoccupati, che in quei pochi mesi all’anno potevano, con questa opportunità, risollevarsi un po’.

Nel rammentare tutto ciò, sarebbe interessante, e doveroso, ricordare i tanti lavoratori dello zuccherificio che, piano piano, se ne stanno andando verso altra vita. Quanto meno sarebbe opportuno dedicare loro una via o un luogo di Bottrighe, nel ricordo incancellabile di quanto è stato vissuto, proprio perché appartenente alla storia di questa comunità.

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Come citare questo articolo

Roberto Marangoni. “Il centenario dello zuccherificio”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-centenario-dello-zuccherificio/

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