Cittadina dalle antiche origini veneziane, Loreo ha vari aspetti architettonici ed artistici di rilievo. Negli ultimi tempi – grazie anche all’iniziativa “Giornate FAI di Primavera”, finalizzata alla valorizzazione di aspetti scarsamente conosciuti – è stato portato all’attenzione dei visitatori anche lo storico palazzo delle Ex prigioni.
L’edificio sorge nelle adiacenze del Municipio di Loreo e si caratterizza per la sua sagoma massiccia e imponente: un blocco compatto, con una pianta di forma quadrangolare. Intonacato come da tradizione veneta, risulta austero e privo di decorazioni, con l’unica eccezione della liscia cornice marcapiano tra il piano terra e il primo piano.
Il prospetto è caratterizzato da aperture simmetriche rispetto al portale centrale e presenta finestre quadrate, relativamente piccole ma profonde, sottolineate da una cornice liscia in pietra che sostiene una grata in ferro, testimone della funzione passata.
La storica costruzione (valorizzata da un recente restauro) risulta però consistentemente inclinata su un lato, lasciando trasparire un aspetto problematico.
La costruzione ottocentesca
Le carceri, in genere si presentano come edifici massicci e pesanti, e proprio il peso eccessivo della struttura è stata la causa che ha determinato l’inclinazione del fabbricato di Loreo. Analizzando con attenzione la geometria della facciata si può ipotizzare che il verificarsi dei cedimenti differenziali del terreno di fondazione, siano avvenuti probabilmente già in fase di costruzione. Al riguardo infatti si può notare che la finestra orientale del piano terra è chiaramente inclinata, mentre la corrispondente apertura del primo piano è regolare.
E’ possibile che, come nel caso della Torre di Pisa, già in fase di costruzione, a causa del pesante carico trasmesso nel sottosuolo dalle fondazioni, siano avvenuti importanti cedimenti del terreno. In seguito ad un intervento di risanamento del terreno di base, la costruzione è successivamente proseguita abbastanza regolarmente. A fabbricato ultimato, tuttavia sono ripresi i cedimenti, interessando tutto l’edificio, seppure in misura più contenuta.
Per avere la prova dell’inclinazione è sufficiente salire al primo piano e camminare sul vecchio pavimento in cotto delle celle. Già la salita lungo le scale dà luogo ad una particolare sensazione di vertigine, che prosegue e, in alcuni casi, si accentua poi camminando per le varie celle del primo piano.
Nella parte interna delle ex carceri è possibile individuare un vano di entrata, sede del corpo di guardia e 6 celle, di cui 4 sopra al primo piano e due al piano terra, con la copertura del soffitto del tipo a volta in mattoni.
Sul pavimento del primo piano, in una delle celle, è possibile vedere delle sottili incisioni che rimandano a giochi passatempo dei carcerati come la “tria” e iscrizioni varie, tra cui alcune con croci e date riferite al 1800.
Al tempo della Serenissima
L’esistenza delle prigioni a Loreo è testimoniata in un documento del 1537, nel quale Venezia chiede al podestà locale di destinare alcuni galeotti alla formazione dell’equipaggio di una galea. Nella lettera inviata dal doge Andrea Gritti al podestà di Loreo Nicola Querini, è riportato: “… volendo servirsi da quella Terra nostra (Loreo) d’uomini tre e dal Territorio (Bassopolesine) d’uomini doi per interra le gallie nostre, non derogando per questa volta alli privileggi de quei fedelissimi nostri, vi comendemo che con ogni prestezza ne mandiate de questa Chiesia uomini cinque, sani et sufficienti al predetto effedo, avendo rispedo ai capi di famiglia e soli in casa…”.
Un successivo documento datato 1565, riporta che i loredani chiedono al Collegio della Milizia da Mar di Venezia di ridurre da venticinque a dodici i galeotti ordinari i quali, con altri sei galeotti di respetto, sarebbero stati chiamati in caso di assoluta necessità.
In precedenza abbiamo come riferimento la data del 6 settembre 1498, quando il podestà di Loreo Girolamo Bondumier, ricevette l’ordine di catturare gli schiavi fuggitivi etiopi o saraceni. Si raccomandava di consegnare tali schiavi all’ufficio dei provveditori di Comun perché fossero puniti e restituiti ai legittimi padroni. Questa affermazione lascerebbe presupporre, che all’epoca Loreo non era ancora dotato di carceri.
Anziché rinchiudere tutti i prigionieri nelle carceri, a partire dal 1545 una parte di questi (presumibilmente i più vigorosi) iniziarono ad essere impiegati come rematori forzati nelle galee veneziane (da qui il termine galera). Verso il 1580 le ciurme forzate con i galeotti incatenati, costituivano il principale fondamento dell’armata veneziana. Poiché molti condannati non sapevano remare, per legge i sopracomiti che armavano una galea dovevano assoldare un volontario ogni tre forzati.
La galea (o galera) sottile o da combattimento veniva costruita solo all’Arsenale di Venezia. Lunga circa 50 metri e munita di vela triangolare, aveva normalmente 162 rematori. La ciurma ordinaria di una galea, a partire dal 1593, fu portata a 192: 48 esperti e 144 forzati.
Il problema della Giustizia a Loreo
Nel XVI e XXVII secolo, Loreo, borgo isolato e di frontiera, lontano da Venezia, era frequentato da personaggi veneziani non sempre affidabili: non mancavano pertanto i colpevoli di reati contro il patrimonio e contro la persona. Era anche luogo di transito di parte della malavita ferrarese, nonché veneta comprendente padovani e veronesi. Non solo: poiché il territorio di Loreo era molto vasto – in quanto il Polesine di Loreo comprendeva allora molti dei comuni del delta del Po – si caratterizzava come un’area percorsa da eserciti, milizie e soldati, che in parte contribuivano ad alzare il tasso di criminalità. C’è inoltre da ricordare come dal Cinque al Settecento, nonostante i controlli imposti dalla Serenissima Repubblica, si praticava diffusamente il contrabbando, i dazi erano molti e anche le proibizioni che andavano dal tabacco (erba regina) ai libri dei filosofi francesi.
Una facile deduzione-derivazione porterebbe ad individuare nel toponimo Loreo, il reo ovvero il colpevole o locus rei, il luogo dei colpevoli. In realtà, è consolidato che il nome deriva dal bosco di alloro, pianta molto presente nel bosco primario.
Resta comunque il fatto che il problema era molto sentito, e va detto che la giustizia veneziana sembrava tenere molto alla legalità, ma non la perseguiva efficacemente. La costruzione delle carceri a Loreo, venne vista come una possibile soluzione e contribuì ad una parziale soluzione del problema.
Da ciò si può desumere che la Serenissima fece sicuramente costruire un edificio carcerario a Loreo, ma quello che possiamo oggi visitare è – come detto – di origine ottocentesca.
Un ponte dei sospiri in Polesine
In occasione delle giornate del FAI 2015, del 21 e 22 marzo scorso, è stato aperto il collegamento sopraelevato tra l’adiacente Municipio e le vecchie prigioni austriache: una sorta di “ponte dei sospiri” nel delta del Po. Davvero notevole è stato il flusso di visitatori attratti dalla possibilità di visitare il bene storico pressoché sconosciuto.
Recentemente restaurate, le ex carceri di Loreo ospitano oggi la biblioteca civica comunale dedicata allo studioso di Loreo Piergiorgio Bassan.
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Come citare questo articolo
Daniele Bergantin. “Le ex carceri di Loreo”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-ex-carceri-di-loreo/