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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Rovigo e il Rinascimento

Lo splendido piatto istoriato, realizzato nel XVI secolo da Xanto Avelli, icona del nuovo percorso, presso il Museo dei Grandi Fiumi

di Sarah Lanzoni

Ventaglio Novanta n. 51 2015 pp. 8–11

Il Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo si è recentemente arricchito della nuova sezione dedicata al Rinascimento, il cui simbolo principale è rappresentato da un’opera, acquisita qualche anno fa, consistente in un meraviglioso piatto istoriato che propone il mito di Ero e Leandro. L’opera – che fa bella mostra di sé nella terza sala di questa nuova sezione – è stata realizzata dal celebre pittore di maioliche Xanto Avelli da Rovigo, attivo in particolare alla corte di Urbino nella prima metà del XVI secolo.

La prima sala

Iniziamo dunque il percorso del Rinascimento dalla prima sala – che potremo definire la sala delle architetture – in cui il visitatore viene accolto da un interessante accorgimento scenografico che, concepito nel rigore di una ricostruzione prospettica e delle proporzioni della sezione aurea, suggerisce l’ingresso ad uno spazio che celebra sullo sfondo una veduta del prospetto dell’elegante facciata di palazzo Roverella, prospiciente Piazza Vittorio Emanuele II di Rovigo. Un’immagine questa accompagnata da quella del primo Chiostro del Museo dei Grandi Fiumi, entrambe pregevoli costruzioni rinascimentali attribuite al celebre architetto della corte estense Biagio Rossetti¹.

Fondamentale il principio della prospettiva, che interessa tanto l’architettura quanto la pittura, quale fondamentale invenzione dell’epoca. L’impressione della profondità rappresenta infatti una delle grandi rivoluzioni del periodo storico a cavallo tra XV e XVI secolo, segnato da grandi cambiamenti in tutti i campi del sapere, dalla rinascita culturale di arti e scienze e dal recupero della classicità.

La seconda sala

Nella seconda sala, concepita come un viaggio nelle nuove terre e nella cartografia che per la prima volta le ha descritte, il visitatore si troverà di fronte alle nuove scoperte dell’epoca, come l’affermazione della polvere da sparo in campo bellico e l’invenzione della stampa a caratteri mobili, grazie all’orafo tedesco Johann Gutenberg, che stampò la prima Bibbia del 1456, dando grande slancio alla circolazione di idee e contenuti. Viene dato esempio dell’importanza della nuova arte tipografica attraverso due riproduzioni di carte storiche dell’Europa e del Nuovo Mondo, i cui originali sono conservati presso l’Accademia dei Concordi di Rovigo, quali testimonianze dei grandi viaggi di esplorazione delle nuove terre ad opera di Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Vasco de Gama e Ferdinando Magellano, che compì la prima circumnavigazione del globo.

E’ questo il periodo in cui la Repubblica Serenissima inizia a guardare con interesse al Polesine, da secoli sotto il controllo di Casa d’Este, dando infine luogo ad un conflitto (la guerra del sale 1482-84) che la porterà a conquistare buona parte del territorio tra Adige e Po. Fondamentali furono poi le opere di bonifica attuate dagli ingegneri idraulici veneziani nel fertile territorio del Polesine, ove iniziarono ad essere conosciuti nuovi prodotti provenienti proprio dalle Americhe, come la patata o il mais, coltivati nelle campagne del Monastero Olivetano di San Bartolomeo, come attestano documenti dell’epoca. Vennero introdotti anche i fagioli, i pomodori, la zucca, il cacao e altri alimenti che trasformarono radicalmente la dieta alimentare del Vecchio Continente.

In questa stessa sala è esposto l’originale della celebre mappa di Rovigo, che rappresenta la città nel 1670 circa, stampata dal tipografo olandese Pierre Mortier nel 1704 (conservata in Accademia dei Concordi fino all’inaugurazione della Sezione) che illustra l’aspetto della città con le trasformazioni urbanistiche avvenute già tra XV e XVI secolo.

Sono inoltre presenti riproduzioni fotografiche di dettagli – relativi al Polesine – tratti da alcuni dei grandi teleri del ricco ciclo pittorico secentesco che adorna gli interni del Tempio della Beata Vergine del Soccorso di Rovigo.

La terza sala

Al tempo, la penisola italica era suddivisa in numerosi Principati e Signorie, retti da importanti famiglie di nobili che ospitavano nelle loro corti pittori, architetti, letterati, poeti e artisti di grande fama. E, a proposito di mecenatismo, accompagnando il visitatore all’interno dello spazio domestico della villa (tipologia edilizia apparsa per la prima volta in quegli anni ad opera dell’architetto Andrea Palladio), nella terza sala troviamo l’eccezionale opera di Xanto Avelli, pittore di maioliche di fama internazionale, che vide i suoi natali in terra rodigina.

Il piatto in maiolica, acquistato grazie all’intervento della Fondazione Banca del Monte di Rovigo², è dedicato al mito greco di Ero e Leandro, la cui tragica storia d’amore appassionava molti altri artisti dell’epoca. E’ esposto in una teca, rivelando tutta la brillantezza dei caratteristici colori rinascimentali, giallo, verde e blu, riportati al loro originario splendore dopo il recente restauro.

Avelli, che aveva dedicato la sua produzione al genere dei piatti istoriati, assunse il nome d’arte di Xanto ispirandosi alla lingua greca, e firmò le sue opere principalmente come Francesco Xanto Avelli da Rovigo o Rovigese, rivelando un profondo legame con la sua città natale, mai dimenticata anche dopo il trasferimento a Gubbio e Urbino, principali centri di produzione ceramica nel Rinascimento.

Proprio attraverso la firma che poneva sul retro delle sue opere, per esteso o a monogrammi, il nome di Rovigo è noto in tutto il mondo, poiché Xanto Avelli gode ancor oggi di una fama eccezionale e i suoi piatti sono esposti in alcuni dei musei più importanti del mondo, tra cui i Musei Vaticani di Roma, il Metropolitan Museum di New York, il Louvre di Parigi e il Paul Getty Museum di Los Angeles.

In questa terza sala – sala delle maioliche – le pannellature che circondano il piatto, suggerendo le decorazioni riscontrabili all’interno delle ville padronali, accompagnano i numerosi esempi esposti di diverse tipologie ceramiche: maiolica, mezza maiolica, compendiario, istoriato, grottesca, graffito. Manufatti per la maggior parte riferiti all’uso da tavola, rinvenuti nei centri urbani di Rovigo e Badia, a conferma della presenza in queste città di due importanti fornaci e di botteghe³. Infine sono presenti due riproduzioni di tarsìe lignee realizzate dai fratelli Canozi, abili ebanisti rinascimentali originari di Lendinara.

La quarta sala

La Sezione del Rinascimento si conclude con un’ultima sala dedicata alle bonifiche nel territorio, al taglio di Porto Viro, con l’esposizione di un modellino plastico che riproduce Villa Badoer a Fratta Polesine. Quest’ultima, in particolare, può considerarsi il simbolo dell’importanza centrale attribuita e assunta dall’uomo nel Rinascimento: una persona istruita, che controllava il territorio circostante dall’alto della sua elegante dimora e lasciava in questo modo, con la villa veneta, un segno tangibile della rinascita del suo potere intellettuale.

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Come citare questo articolo

Sarah Lanzoni. “Rovigo e il Rinascimento”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/rovigo-e-il-rinascimento/

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