Chi percorre la strada provinciale tra Lendinara e Canda, dopo aver superato la località Quattro strade e il vicino sottopasso della superstrada, trova sulla sua sinistra una piccola chiesa: una facciata semplice, caratterizzata da quattro lesene che affiancano a due a due l’unica porta centrale; la sommità è conclusa da un timpano lineare con tre tozzi pinnacoli ad ogni vertice che sorreggono tre piccole croci; sul retro, un piccolo campanile barocco a chiusura cupoliforme.
Si tratta dell’Oratorio dei Cuori, come viene definito nella cartografia, “romita chiesetta di verdi prati cinta, nel crocicchio di agresti strade” come ebbe a scrivere nella sua ode “La Madonna dei Cuori in Canda” Michelangelo Bellinetti, maestro e direttore didattico oltre che poeta, scrittore e giornalista, medaglia d’oro della Pubblica istruzione, nato a Canda nel 1867 e morto a Rovigo nel 1956 (vedi “Ventaglio 90” n. 17).
La sua prima costruzione risale al 1739, voluta dal conte Filippo dei nobili Nani di Venezia, i quali qui nella zona avevano diversi possedimenti terrieri, come pure altre famiglie veneziane, quali Venier, Corner, Loredan, Mocenigo, Grimani.
Il conte si rese interprete della necessità della povera gente di questa località, dispersa nella campagna polesana all’estremo limite degli acquitrinosi fondi di sua proprietà “Fusa” e “Quori”. Toponimo quest’ultimo che originariamente non si riferiva al cuore – a cui rimanda il nome della chiesetta – ma derivava da “cuora”, cioè fanghiglia. Si trattava di un capitello, nella cui nicchia era affrescata una immagine della Madonna, presso cui la gente del contado soleva recarsi a pregare.
L’origine di questa prima edicola si perde tra storia e leggenda. Si narra, infatti, che essa fu costruita molti anni prima, per accogliere un quadro con l’immagine della Madonna e del bambino, entrambi con un cuore in mano, trovato da un contadino del luogo in un vicino vigneto.
L’uomo riferì l’accaduto al parroco di Canda che fece portare l’immagine sacra presso la chiesa parrocchiale, ma il mattino successivo il quadro fu trovato nuovamente nel posto in cui inizialmente era stato rinvenuto. La storia si ripeté ancora nei giorni successivi per cui il parroco e la popolazione decisero di costruire un oratorio votivo nel luogo del ritrovamento, lo stesso in cui si trova ora la nuova chiesetta ricostruita dal conte Filippo Nani. (E’ una storia simile a quella della vicina Madonna del Pilastrello di Lendinara).
Poiché mancavano i dovuti permessi delle autorità religiose e civili, l’edificio fu aperto al pubblico due anni dopo, nel 1741, quando il vescovo Soffietti ordinò al parroco di Canda di benedire l’oratorio.
Dai documenti risulta visitato dal vescovo Speroni nel 1772. Altri documenti del 1884 riportano che ha un altare in cotto, datato 1745, sopra il quale si trova un affresco con le immagini della Madonna e del bambino di autore ignoto.
Queste immagini originali sono state sostituite nel 1950 da un nuovo quadro dipinto dal pittore Ivan Tardivello di Badia Polesine, il quale ha modificato completamente le sembianze di Maria e Gesù. Quelle primitive, di fattura artigianale, sono state riprodotte su uno stendardo fatto dipingere ad olio da suor Teresa e sorelle Elisabettine dell’Istituto Caenazzo di Badia Polesine.
Nel 1911 l’oratorio viene chiamato “Madonna Assunta dei Cuori”. E’ molto frequentato dalla gente del luogo, dimostratasi sempre devota e fiduciosa nell’aiuto di Maria, come evidenziato dai numerosi ex voto. Ora è chiamato “Regina dei cuori” come “la somma di tutti i cuori del mondo, capaci di bontà”.
Per favorire la popolazione della zona, data la grande e disagevole distanza dalla parrocchia di Canda, nella chiesetta veniva celebrata la messa alla domenica e nelle altre importanti ricorrenze dell’anno liturgico, i “fioretti” del mese di maggio e la recita del rosario nel mese di ottobre.
Il grande fervore religioso della gente aumentò ulteriormente dopo il 25 aprile 1945 con i tragici avvenimenti che hanno concluso la seconda guerra mondiale e hanno interessato anche queste terre polesane. Fu infatti nella notte tra il 25 e il 26 aprile che i tedeschi in ritirata fecero saltare i numerosi depositi di munizioni esistenti in queste campagne attorno alla chiesetta dei Cuori, disseminati nei territori di Canda, Ramodipalo, Salvaterra, Crocetta e Presciane.
Gli abitanti di queste località attribuirono alla Madonna, da loro invocata, la protezione e un vero miracolo per essere stati salvati da una immancabile catastrofe, per non aver avuto alcuna vittima ma soltanto lievi danni ad alcuni fabbricati.
Da allora ogni anno accorrono numerosi il 25 aprile presso l’oratorio, per testimoniare la loro riconoscenza e la loro devozione alla sacra immagine.
Nell’anno 1950 fu posta sopra la porta della chiesetta questa lapide commemorativa: “Gli abitanti di Canda Crocetta Presciane Ramodipalo e Salvaterra rimasti tutti incolumi nella notte tremenda del XXV aprile MCMXLV tra il fragoroso scoppio di polveri micidiali e il sinistro divampare degli incendi provocati dalla rabbia dei nemici in fuga promettono solennemente di raccogliersi qui ogni anno a rendere grazie alla loro Celeste Salvatrice Maria Regina Sovrana di Cuori”.
Per i festeggiamenti fu nominato un apposito comitato che organizzò cerimonie religiose e solenni processioni per le strade circostanti, addobbate con archi e fiori, e, nei primi anni, anche sfilate di carri allegorici e i tradizionali giochi di quel tempo (come la cuccagna).
Nei ricordi degli anziani sono rimaste famose le feste organizzate in quei primi anni. Numerosi carri e carrozze, trainati da cavalli, due per carro (in tutto una cinquantina), e perfino landau per accogliere Re e Regina. In una edizione la coreografia si ispirò all’opera lirica: su un carro aveva preso posto l’orchestra che suonava la marcia trionfale dell’Aida”; su un altro, ispirato alla “Tosca”, era rappresentata la scena del pittore Mario Cavaradossi che dipinge la Madonna, impersonato da un giovane della località “Giare”, che sarebbe poi diventato il valido pittore badiese Walter Dacome.
Molte persone di quei tempi emigrarono per lavoro verso le città del Nord d’Italia ma, seppur lontane, ritornavano sempre per i festeggiamenti.
Sono passati settant’anni da quegli avvenimenti e degli abitanti di allora ne sono rimasti ben pochi, ma la ricorrenza viene festeggiata ancora, organizzata da coloro che sono rimasti ma anche dalle nuove generazioni, per mantenere la promessa fatta e per rinnovare la devozione ed il ringraziamento alla Madonna.
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Paolo Zambonin. “La Madonna dei Cuori”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-madonna-dei-cuori/