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UN RICORDO

Loris Passini

Nel centenario della nascita, a Ficarolo un ricordo dell“uomo del grande fiume”

di Giuseppe Pietroni

Ventaglio Novanta n. 51 2015 pp. 107–110

Cento anni fa, nel luglio 1915, veniva alla luce a Ficarolo un personaggio da non dimenticare, che ha dedicato tutta la sua vita al Po: Loris Passini, animato da vera passione e dedizione verso il maestoso corso d’acqua, tanto da essere definito “l’uomo del grande fiume”.

Fin da piccolo prende confidenza con il Po: i genitori infatti lo portano sulle rive del fiume, insegnandogli a conoscerlo: ad osservarlo, a sentirlo, a toccarlo e ad amarlo. Un incontro ed un amore durato tutta una lunga vita, che per Loris si è conclusa quattro anni fa, all’età di 96 anni.

I genitori gli insegnano anche i mestieri, quelli che hanno attinenza col grande fiume, e Loris passa sempre più le sue giornate in simbiosi col Po, di cui non ha paura: non si ha paura di un padre, di un amico.

Loris impara ben presto a conoscere le acque del fiume nel variare delle stagioni: i periodi di magra e le piene con le acque turbinose. E impara a conoscere la ricca fauna ittica, la vegetazione spontanea sulle rive del fiume e gli animali che in essa trovano ricetto.

La pesca e la caccia diventano pertanto due attività naturali per lui che vive sul Po e per il Po. Pronto a seguire ogni richiamo e, se è il caso, a soccorrere chi si trova in situazioni di pericolo. Lui è un barcaiolo provetto, e col suo barchino gli capita di dover portare aiuto a persone in difficoltà anche di notte, perché egli spesso vive senza una dimora stabile: dorme nelle stalle, un tempo molto numerose, e d’estate in giacigli d’erba nelle fitta vegetazione delle golene.

Allora il Po era più bello – mi ha confidato Loris in uno degli incontri avuti negli ultimi anni della sua lunga vita -. Gli argini magari erano meno sicuri, ma il fiume aveva un sapore davvero genuino ed era frequentato da persone uniche: come la “Nena”, la leggendaria traghettatrice, personaggio sui generis, alquanto burbera, dall’aspetto strano, ma sicuramente molto buona.

Loris abitava vicino al grande zuccherificio di Ficarolo, sorto nel 1901, ed anch’egli ha partecipato attivamente alla vita di questa importante struttura industriale, facendo le sue belle campagne saccarifere, un lavoro stagionale importantissimo per molte famiglie che ogni anno trovavano un fondamentale sollievo alle problematiche economiche.

Pesca, caccia, campagne dello zuccherificio, qualche iniziativa di tipo agricolo: una vita senza pretese, legata alla magia del grande fiume. E le amicizie di quanti vivono le stesse passioni, alcuni dei quali poi magari hanno abbracciato altre professioni, portando però sempre il Po nel loro cuore, come Nino e Dino Occhi, il giovane “Chignin”, “Dayan”, con una benda nera su un occhio, e altri uomini del Po, alcuni dei quali chiamavano Loris “Lettore”, forse perché del fiume sapeva leggere ogni variazione e rivelarne il carattere.

Per anni la località Tontola è la zona prediletta da questi uomini forti e passionali. Quando operano di notte usano la lanterna, e la pesca è un autentico motivo di vita. Sono questi uomini che a Ficarolo hanno dato impulso alla “Festa dello storione”.

Nonostante questa vita sicuramente originale e priva di costrizioni, anche Loris mette su famiglia e diventa padre di ben sette figli, di cui uno, Mauro, morirà in età matura a 56 anni, lasciando una inconsolabile pena nel cuore di Loris, che trova serenità solo nel contatto col fiume.

Caccia, pesca, procurar legna sono le attività di una vita. E per la caccia Loris possiede più di un fucile: riposti in un ordinato armadio, me li ha mostrati soddisfatto alcuni anni fa, quando mi ha accolto nella sua abitazione assieme al figlio Italo.

Tanti gli episodi legati al grande fiume: nel 29 aveva 14 anni, e ricorda bene il Po ghiacciato, momenti magari anche di divertimento, ma pure di tragedie sfiorate, per cui il ragazzo Loris si trova a salvare persone inghiottite dal ghiaccio in quell’ambiente da fiaba, ma anche infido.

Poi i tempi inquieti e tragici della seconda guerra mondiale con fascisti e partigiani che si fronteggiavano anche sul Po, sulle sue rive e nella vegetazione. E i cadaveri dei tedeschi annegati portati a valle dalla corrente. Poi i bombardamenti mirati allo zuccherificio. Ed inoltre un fatto raccapricciante, restato ben impresso nella sua mente: l’uccisione del direttore della “Fecola”, la storica fabbrica di Castelmassa, probabilmente per motivi di vendetta per ragioni accadute prima e durante la guerra. Loris aveva trovato lungo il Po gli occhiali spezzati del direttore: un episodio su cui non si è fatto mai piena luce.

Dopo la guerra, il ritorno alla serenità dura poco. Ecco una nuova tragedia, quella dell’alluvione del ‘51, e Loris è pronto a raggiungere con la barca luoghi isolati e soccorrere persone in grave difficoltà. A differenza di altri, non ha mai ottenuto un riconoscimento ufficiale al merito, e negli ultimi anni della sua vita se ne rammaricava un po’. Lui, infatti, con altri uomini del Po, impersonava la protezione civile del tempo, quando la solidarietà nasceva da iniziative spontanee dei più generosi e coraggiosi.

Durante il nostro incontro, il suo ricordo ovviamente è andato anche alla moglie Gina, scomparsa da qualche anno. Loro due si intendevano ed erano complementari: Loris, pescava, cacciava, raccoglieva legname e Gina pensava a vendere quanto il marito le portava a casa, in modo da assicurare un’entrata utile per la famiglia. Gina era instancabile: oltre a ciò, badava alla casa, ai sette figli e trovava modo di svolgere anche altre attività, come lavorare la canapa e andare alle risaie.

Ma, nei ricordi di Loris, il protagonista è sempre il Po, e sul suo volto si stampa un bel sorriso rammentando certe cadute in acqua dalla barca per movimenti bruschi. Ma bastava una nuotata e un po’ di allegria per riprendere il controllo della situazione.

Loris non si è mai perso d’animo, ha sempre vissuto con serenità e coraggio il proprio ruolo, aiutando tutti coloro che si trovavano in situazioni di bisogno.

Fino all’età di 75 anni la sua simbiosi con il Po è stata intensa, poi una malattia e forse un intervento medico sbagliato lo ha portato ad una progressiva cecità, ma lui non si è mai perso d’animo. Operare per il bene e la pace è sempre stato un obiettivo da perseguire, consigliando a tutti di vivere semplicemente, avendo a cuore il rispetto dell’ambiente. “Il grande fiume – ha sottolineato nel nostro incontro – è un essere vivente, può considerarsi di famiglia. Nessuno che viva nelle zone toccate dal Po può dire che non lo riguarda, che è indifferente, e pertanto ognuno deve agire per tutelare quello che la natura ci ha dato ”.

Questo il suo messaggio da tenere ben presente, rivolgendo un ricordo grato all’uomo del grande fiume, magari – in occasione del centenario – affiggendo una targa alla memoria, in una via del paese che egli ha profondamente amato.

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Come citare questo articolo

Giuseppe Pietroni. “Loris Passini”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/loris-passini/

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