Meta di frequenti escursioni in bicicletta, Pradespin è una località paesaggisticamente piacevole, che si estende alla base dell’argine dell’Adige tra Saguedo e Campomarzo, nel territorio più settentrionale del comune di Lendinara.
Nella maniera dialettale, Pra de spin significa Prato di spini: più precisamente indicava, in antico, un terreno di boschi ad acacie. La zona, causa alluvioni, era anticamente una palude dove proliferarono la canna, il pruno e l’acacia; solo nel 1600, queste terre divennero salubri grazie all’escavazione di fossi e canali per lo scolo delle acque stagnanti.
A Pradespin non si trovano, dunque, più le piante spinose. La località è caratterizzata soprattutto da ampio prato sul quale sorge un oratorio in cotto dedicato alla Madonna del Pilastrello di Lendinara.
Uno spazio verde inusuale, spesso scelto come meta o sosta di escursionisti in bicicletta, per l’amenità e la pace che ispira il paesaggio. Un luogo un tempo frequentato soprattutto per interessi legati alla fede e alle ricorrenze religiose che si svolgevano nell’oratorio.
Ma pochi sanno che in realtà gli oratori sono due: sorgono a breve distanza e hanno una storia che merita di essere portata a conoscenza non solo dei lendinaresi, ma più in generale degli amanti del territorio polesano legato alle vicende del fiume Adige e alle periodiche rotte che hanno caratterizzato nei secoli la vita del grande fiume.
Nel passato le inondazioni furono frequenti in Polesine e a volte anche molto gravi, distruggendo ciò che trovavano sul loro passaggio. Le rotte o disalveazioni del fiume Adige (Flumen vetus, così chiamato anticamente), causate principalmente dalle piene, si possono enumerare, iniziando dall’anno 579 sino al 1844, in n° 105. E’ da ricordare l’inondazione del 1402 che ridusse l’intero Polesine in un immenso lago o quella verificatasi a Lusia nel 1774 che, ancora una volta, allagò tutto il territorio polesano. A Lusia, le rotte dell’Adige, si verificarono negli anni 1516, 1636, 1648, 1751, 1753, 1774 e vi depositarono uno strato di sabbia che, in certi punti, raggiunse i due metri di altezza. In altre occasioni gli allagamenti furono artificialmente provocati, per impedire il passaggio di truppe.
Le due sacre costruzioni, volute da cittadini Lendinaresi, onorano l’intervento della Madonna del Pilastrello che, implorata dal popolo, difese la città e dintorni da pericolose inondazioni.
Il primo oratorio
Cominciamo a tracciare la storia dell’oratorio più antico, meno conosciuto anche perché più distanziato rispetto al fiume, e raggiungibile dopo essere giunti all’oratorio più grande, quest’ultimo ben noto perché sorge nel prato che richiama il toponimo Pradespin.
Per quanto riguarda la costruzione di questo primo oratorio il riferimento è una temuta inondazione registrata nel giugno del 1837. Le acque impetuose del fiume, che da qualche tempo continuavano a crescere, minacciavano ormai d’esondare e di aprire dei varchi negli argini. Erano trascorsi solo cinque anni dalla precedente inondazione, avvenuta nell’ottobre del 1832 sopra la Bova a Badia Polesine. Era pertanto ben vivo negli animi della gente un ricordo amaro di distruzione causato dall’acqua limacciosa e irruente che, fuoriuscendo dalle sponde, aveva recato gravi danni ai raccolti, raggiungendo l’altezza del tetto delle case coloniche.
In quel mese di giugno del 1837, in seguito alle abbondanti piogge, l’Adige aveva raggiunto livelli di guardia notevoli e gli argini manifestavano importanti cedimenti ed infiltrazioni. Per scongiurare il peggio le autorità preposte decisero di trasferire la gente rivierasca, con masserizie e bestiame, sopra gli argini del fiume ritenuti più sicuri.
Fu allora che una vecchia contadina – così si racconta – salì sopra l’argine più martoriato e, al richiamo della gente, di dover lasciare quel posto e di mettersi in salvo, la signora rispose sorridendo: “L’Adige dice che da questa parte non romperà: ve l’assicuro”. Inutilmente cercarono di dissuaderla dal rimanere su quel tratto arginale così precario, ma lei continuò dicendo: “Credete a me l’Adige di qui non rompe; non temete figliuoli, acqua non inonderà il pavimento della Santissima Vergine del Pilastrello” e se ne partì. Le acque nel frattempo calarono visibilmente, sollevando gli animi della gente che, al ricordo di quello che aveva profetizzato la vecchia signora, si mise a gridare: “Ci ha salvato la Madonna”; erano le ore 9 del 20 giugno 1837.
Il prodigio fu onorato da alcuni cittadini lendinaresi (Paolo Fasiol, Mario Nob. Mario, Giulio Nob. Conti, Sebastiano Nob. Milani, Francesco Miotto, don Angelo Guaita, Stefano Leopardi e Giuseppe Bonincontro), che, in quello stesso anno, si prodigarono alla raccolta di fondi per edificare una chiesetta a ricordo dello scampato pericolo.
L’Oratorio fu dapprima costruito sulla sommità dell’argine, in località Pradespin, ma a seguito d’urgenti lavori di rinforzo degli argini venne demolito nel 1892 e ricostruito a valle un anno dopo.
Nella primavera del 1893 la nuova chiesetta fu inaugurata, tra la gioia e l’entusiasmo dei fedeli e popolo tutto ma soprattutto degli abitanti costieri locali che parteciparono alla costruzione con spontanee offerte. L’incarico del progetto per la nuova chiesetta fu assegnato al Prof. Carlo Monti, che non vide eseguiti completamente i lavori da lui pensati per mancanza di fondi dei committenti: abbellimenti e decorazioni furono rinviati all’affacciarsi di un’adeguata disponibilità finanziaria.1 L’anno 1908 si provvide a sostituire l’altarino in legno con uno in pietra.
Il 20 giugno del 1937, in occasione dei festeggiamenti del primo centenario del Prodigio, un’interminabile fiume di folla accompagnò la statua della Madonna Nera del Pilastrello alla chiesetta di Pradespin. Solenni celebrazioni, con la presenza d’importanti autorità ecclesiastiche, si compirono poi presso il Santuario di Lendinara dove la sacra statua riprese il suo alloggio.
Il secondo oratorio
Intanto nasceva tra la popolazione rivierasca di Pradespin l’esigenza di avere un oratorio più capiente, che avrebbe risposto ai loro bisogni spirituali, in quanto la lontananza dalla chiesa parrocchiale di Saguedo era notevole.
Per far fronte a tale richiesta si costituì un comitato composto da tre persone: Giuseppe Bonafin, Barnaba Tosetto ed Angelo Marchetto, residenti in loco, che si attivarono per l’edificazione del nuovo tempio. La porzione di terreno su cui si eresse questo secondo fabbricato fu donata dal sig. Sebastiano Meneghini di Lendinara; altri oblatori contribuirono con offerte in denaro o regalando mattoni, calce, tegole ect. Il progetto di costruzione affidato all’Ing. Capo del Comune di Lendinara, sig. Aldo Chieregato, che vi diresse a titolo gratuito, vide la posa della prima pietra il 22 aprile 1938, alla presenza del Vescovo diocesano.
La chiesetta2, al suo interno custodisce una statua che riproduce la Madonna di Lendinara, eseguita dallo scultore Antonio Musner di Valgardena, e un dipinto d’ignoto autore ritoccato nel 1908 da Mazzucco Giacinto.
Nel 1939, terminati i lavori, si festeggiò l’inaugurazione del nuovo tempietto, e fu grande la partecipazione del popolo. Fu celebrata la S. Messa cantata, i vespri, il panegirico e la parte religiosa terminò con la processione che si distese lungo gli argini del fiume3. Tra le diverse bancherelle presenti, che proponevano svariati generi alimentari, si rinnovava la costumanza incominciata nel 1837 di proporre ai presenti i tradizionali divertimenti popolani: cuccagna, corsa con i sacchi, ed altri ancora.
Purtroppo questo secondo oratorio, costruito negli anni 1938-39, allo stato attuale non è agibile. Un po’ dimenticato e solo sopravvive muto nel verde prato circostante, attendendo un intervento di restauro oramai indilazionabile.
Viceversa, l’oratorio più antico, costruito nel 1893, – che era stato abbandonato dalla popolazione in seguito alla realizzazione del secondo più ampio – dopo un periodo di abbandono, è stato ripristinato dalla famiglia che risiede nelle sue vicinanze e si presenta in ottimo stato.
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Come citare questo articolo
Renato Scarpi. “I due Oratori di Pradespin”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-due-oratori-di-pradespin/