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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

I gorghi di Trecenta

Una decina di laghetti danno luogo ad un piacevole paesaggio, tuttora oggetto di riferimenti leggendari

di Adriano Romagnolo

Ventaglio Novanta n. 54 2017 pp. 34–35

Nel numero 53 abbiamo preso in considerazione i gorghi per lo più scomparsi – “I Gorghi e il Mito” (pag. 86 e successive) – dei quali esistono tuttora delle memorie scritte o orali, nonché un ampio repertorio di riferimenti mitologici. Ora intendiamo richiamare l’attenzione sui gorghi ancora attivi che si estendono da Sariano a Trecenta.

Lungo il grande dosso fluviale, ricordato con il nome di “Po di Adria” s’incontrano i gorghi di Trecenta. Sono un complesso di una decina di laghetti tra i quali citiamo il Gorgo Zucolo, il Gorgo Malopera, il Gorgo Bottazza, il Gorgo Gaspera, il Gorgo Magon, il Gorgo Magarino, il Gorgo della Sposa. Danno luogo ad un complesso paesaggistico dei più ameni ed affascinanti di tutto il Polesine. Vi si accede per una strada semi sterrata che si perde nella campagna. Lungo le loro sponde ogni tanto si incontrano delle garritte per il birdwatching.

Geologicamente sono delle pozze d’acqua, a volte molto vaste e profonde, formatesi per la naturale bonifica della palude, a volte per l’affioramento della falda acquatica sotterranea. Deriverebbero l’acqua dal Canalbianco o meglio, come si dice nel luogo, dal Tartaro che scorre lì nei pressi; altri dicono che le loro acque sono addirittura quelle del fiume Po. Si dice anche che esistano nel sottosuolo dei cunicoli o dei sifoni naturali attraverso cui l’acqua li terrebbe a livello con i fiumi circostanti come fossero vasi comunicanti.

Quale sia la loro origine, danno luogo a un particolare paesaggio che rende tutta la zona amena e piacevole e d’estate una vera oasi di frescura e di silenzio.

Anche a questi gorghi sono legate tradizioni, storie, leggende che i vecchi abitanti dei luoghi tramandarono ed arricchirono con particolari a volte reali, a volte fantasiosi.

Leggende antiche e moderne

Sembra che nel XVIII secolo la bella Contessa Grimani, moglie del conte Cornelio Pepoli, signore di Trecenta, amasse recarsi in carrozza fino a questo luogo per trovare un po’ di refrigerio anche per la nostalgia di Venezia, la patria lontana. Figlia di Leonardo Grimani nobile veneto, Marina Grimani appena ventiduenne sposò, infatti, il senatore bolognese e nobile veneto, conte Cornelio Pepoli.

Con l’intervento della nuova giovane contessa, la ormai decadente residenza di campagna dei Pepoli si trasformò in un accogliente e sfarzoso palazzo signorile, dimora abituale soprattutto di lei. Marina fu nominata nel 1768 dal marito Cornelio amministratrice unica del patrimonio, nonché beneficiaria, vita natural durante, del Palazzo di Trecenta. Palazzo Pepoli divenne la sua residenza quasi abituale.

Si dice anche – e qui il racconto della sua vita a Trecenta si fonde con la leggenda – che la contessa fosse solita arrivare a Sariano percorrendo con la sua carrozza dal Palazon un passaggio sotterraneo che coincideva con il tracciato di superficie dell’antica strada dei gorghi.

A proposito di questo condotto sotterraneo c’è chi assicura che, durante la lotta partigiana, là molto spesso trovarono rifugio i partigiani impegnati nella lotta per la liberazione dal nazifascismo. Si vocifera ancora che qualcuno in tempo di guerra vi nascose le paghe dell’esercito tedesco in fuga e che dopo la guerra recuperò, divenendo di colpo ricco. Tutte voci poco controllate e poco documentate, davvero solo voci, come quella riguardante il Ciaveghin del Diavolo tra Salara e Sariano: qui si è visto non pochi decenni fa sostare, proprio lui, il diavolo in persona. Resta un fatto che i gorghi sono ancora visibili con i loro paesaggi e le loro acque, come pure con le loro leggende.

Il più significativo ed il più famoso dei gorghi di Trecenta è il Gorgo della Sposa. E’ il più grande; si allunga attraversando completamente il dosso del Po di Adria e, nella parte più profonda, raggiunge e supera la profondità di 12 metri. Una strada d’asfalto che va verso Sariano oggi ne spezza il paesaggio.

Per secoli questo lago ha rappresentato un confine fra le popolazioni ferraresi (a ovest) e quelle "veneziane" (a est). La tradizione popolare vuole che una ragazza, innamorata di un giovane, bello ma povero, vi abbia trovato la morte gettandosi dalla carrozza che la stava conducendo alle nozze con un ricco signore che le era stato imposto dalla famiglia. Da tale luttuoso evento il gorgo prenderebbe il nome.

Il fantasma della sposa infelice, così tragicamente immolatasi in nome del vero amore, ogni tanto riapparirebbe veleggiando sulle acque del suo gorgo protagonista del suo sacrificio.

Ora i tempi sono cambiati. Dai gorghi sopravvissuti e da quelli scomparsi non si sente più salire dal profondo il suono inquietante delle campane. E anche se fosse, nessuno più ci baderebbe; forse qualcuno ci pianterebbe vicino, un chiosco di bibite o una gelateria alla moda per richiamare i turisti. Ben altre ragioni ha trovato la gente per cadere in ansia, ma si è spenta una tradizione e, con essa, anche i sentimenti, anche i timori.

Legate al culto delle acque sono presenti in Polesine ancora due storie ricche di fantasia che sfiorano il mito. Si tratta delle vicende del serpente coronato e della mitica storia dell’uomo rettile che furoreggia da secoli nel basso delta e nella zona di Loreo. E di queste intendiamo parlare nel prossimo numero del Ventaglio.

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Come citare questo articolo

Adriano Romagnolo. “I gorghi di Trecenta”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-gorghi-di-trecenta-2/

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