E’ una peculiarità del Polesine lo stretto legame acqua-territorio, così come il lavoro dell'uomo che – in un rapporto di timore e di rispetto – da sempre si cimenta nel controllo di fiumi e canali, regolando il flusso delle acque per proteggere le terre o irrigarle. Le idrovore sono manufatti importanti che l’uomo, in epoca nemmeno così lontana, ha inventato per tale controllo e fanno ormai parte del paesaggio polesano.
Per conoscere meglio il sistema della bonifica (essenziale per il nostro territorio) gli impianti idrovori e il loro funzionamento, l’Associazione Amici della bici di Rovigo-FIAB, in collaborazione con il Consorzio di Bonifica Adige Po, ha proposto, anche nel 2016, la consolidata iniziativa BICI & BONIFICA, percorso in bicicletta e visita guidata alle idrovore. Quest’anno meta di visita è stato il nodo idraulico di Botti Barbarighe a Pettorazza Grimani, in particolare le idrovore Tron e Bresega. Un’escursione davvero interessante, svoltasi la scorsa primavera, che intendiamo qui ricordare, anche per proporre il piacevole itinerario ai lettori del Ventaglio.
Appuntamento iniziale a ROVIGO in Piazza Garibaldi con una breve visita a Palazzo Bonanome-Ravenna, sede del Consorzio di Bonifica Adige-Po, che sorge sulla storica piazza, a cura dell’ing. Giovanni Veronese. Il palazzo fu la residenza dei Bonanome dal XVI secolo fino al 1848 ed era famoso soprattutto per le pitture che decoravano il salone dopo il restauro del 1793.
In seguito all'estinzione della famiglia Bonanome, dal 1848 al 1858 fu utilizzato come alloggio del comando militare durante la dominazione austriaca. Restaurato nel 1853 a spese del Comune, il palazzo fu acquistato nel 1858 dalla famiglia Ravenna, che ne trasformò l'aspetto originario su progetto di Pietro Mola: venne rialzato di un piano e, per la prima volta a Rovigo, venne usata la ghisa come elemento decorativo, sia all'esterno che all'interno. I lavori terminarono nel 1859. All'inizio del XX secolo la proprietà passò alla Cassa di Risparmio di Rovigo. Dal 1951 è divenuto sede del Consorzio di bonifica Adige Po. Sulla facciata del palazzo, nel 1957, è stato posto un busto bronzeo raffigurante Giovanni Battista Casalini, personaggio di rilievo vissuto a cavallo tra Otto e Novecento promotore di importanti iniziative nell’ambito della bonifica del territorio.
Acquisite le prime fondamentali notizie sull’attività del Consorzio di Bonifica, si parte. Alla guida del gruppo di ciclo-visitatori, Giuseppe, socio Fiab che ha studiato nei dettagli itinerario e soste.
In zona San Bortolo imbocchiamo la pista ciclabile che si snoda sulla sinistra dell’Adigetto pedalando fino in località BUSO, toponimo che probabilmente deriva da buxus ovvero bosso, cioè una zona un tempo – prima delle bonifiche – caratterizzata da una vasta area boschiva con piante di bosso.
Si pedala veloci raggiungendo CANALE, denominazione che chiaramente deriva dal corso d’acqua (l’Adigetto appunto) che la interseca e che in Polesine viene spesso indicato come il Canale per eccellenza.
Raggiungendo il territorio di VILLADOSE (Villa ducis o Villa del doge) l’attenzione corre verso alcune importanti corti rurali sorte dopo gli importanti interventi di bonifica promossi a partire dalla metà del XVI secolo dalla Serenissima con la guida dell’apposita Magistratura delle Acque da poco istituita. E’ così che, prima di raggiungere il centro, il nostro sguardo è attratto da Corte Frassino (ex Penelazzo), che deve la sua attuale denominazione alla presenza di una vetusta pianta di frassino sul lato destro della grande corte.
Al centro del paese ecco Ca’ Patella sede del Municipio seguita, sul lato sinistro dell’Adigetto dall’ex complesso architettonico di Corte Donà, oggi denominato Piazza Barchessa.
A seguire altre corti rurali legate al grande sviluppo dell’agricoltura, successivo ai molteplici interventi di bonifica susseguitesi dal Cinquecento al Settecento e mai più interrotti per garantire la salubrità del territorio. Di interesse architettonico il Rustico Suman, caratterizzato dalle linee neoclassiche della facciata, poi, sempre sulla riva sinistra dell’Adigetto, Corte Casalini con l’imponente barchessa connotata da ben 25 arcate.
Giungiamo così a CAMBIO che deve il suo nome al cambio dei cavalli un tempo utilizzati per il traino delle imbarcazioni che fino alla metà del secolo scorso solcavano le acque dell’Adigetto ricolme di derrate alimentari e di vari altri prodotti.
Seguendo l’Adigetto raggiungiamo, CA’ TRON, seguita da CA’ EMO, località che prendono il nome dalle nobiliari famiglie veneziane che acquistarono i terreni in seguito alla bonifica realizzata da consorzi attivati dalla Serenissima.
Superiamo poi FASANA, toponimo che ricorda la presenza di molti fagiani, finché, dopo una tranquilla pedalata di circa due ore, raggiungiamo la nostra meta, ovvero l’importante nodo idraulico denominato BOTTI BARBARIGHE.
Ci portiamo innanzitutto presso l’impianto denominato “Tron”. Il fabbricato si presenta nella sua forma rettangolare, di tipica architettura industriale degli inizi del secolo scorso, costruito con mattoni faccia a vista e con ampie vetrate che ne rendono l’interno molto luminoso. Qui vi sono grandi turbine azionate, di volta in volta a seconda delle necessità, da potenti motori che sollevano le acque provenienti dallo scolo Tron per scaricarle nel bacino antistante ad una quota superiore per il deflusso verso il mare.
Successivamente, ci avviciniamo all’idrovora “Bresega” che ha la medesima tipologia costruttiva e funzionalità dell’idrovora “Tron”. In questo caso, però, l’impianto ha dimensioni più ridotte e riceve le acque dallo scolo Bresega. A fianco sorgono altri fabbricati, in passato adibiti ad abitazioni per il personale del Consorzio pronto ad intervenire con la massima tempestività nel caso di urgenze, e ora, in parte, utilizzati come magazzini idraulici. Attualmente gli impianti, mediante le nuove tecnologie, sono costantemente monitorati con sistemi telematici computerizzati ed azionati a distanza ma la presenza di personale è sempre opportuna per vigilare sul corretto funzionamento degli impianti.
Quello delle Botti Barbarighe è un luogo davvero particolare per il suo isolamento e per l’insolito paesaggio dato dal fitto intrico di canali che vi confluisco e vi dipartono:
– il Ceresolo, innanzitutto che ha origine a Badia Polesine e finisce nel laghetto dove si affaccia una trattoria;
– nello stesso laghetto confluisce lo Scolo Tron;
– dal bacino si diparte lo Scolo Botta Rovigata, diretto verso il canale di Loreo, un grande canale in cui si unificano Ceresolo, Bresega e Adigetto per andare poi a gettarsi nel Canalbianco in località Voltascirocco, ad est di Adria.
Il nome della località deriva dalla presenza di due botti, ovvero sifoni, inizialmente in legno, che consentivano l’incrocio di canali e scoli di bonifica mantenendo indipendenti i loro flussi e la loro regolazione; la prima, costruita dai Veneziani nel 1557, permetteva al Ceresolo di sottopassare l’Adigetto; la seconda, più a sud, costruita nel 1785, serviva per il sottopassaggio dell’Adigetto da parte della Bresega.
Ambedue furono distrutte dall’alluvione del 1951. Della seconda sono superstiti i ruderi, che si possono vedere al centro di un piccolo bacino di fronte all’idrovora Bresega.
[Note tratte da “Il Polesine e il Delta del Po”, Turismo e Cultura edizioni].
Conclusa la visita agli impianti prendiamo la via del ritorno, diversa da quella dell’andata, creando una sorta di percorso ad anello. Dopo qualche chilometro, troviamo alla nostra destra il gorgo Leze, un laghetto formato sull’antico corso fluviale dell’Adigetto ed originato dall’alluvione del 1951. Attraversata la strada provinciale, saliamo sulla strada arginale asfaltata che costeggia l’Adige e che rappresenta l’itinerario ciclabile Destra Adige (di complessivi km 83 che da Badia Polesine arriva a Rosolina seguendo, appunto, il fiume Adige.
Lungo il percorso di tanto in tanto troviamo delle aree attrezzate con panchine e tavoli in legno, dove ciclisti e pedoni possono sostare per recuperare forze ed energie.
Dall’argine scorgiamo i centri abitati alternati ad ampie zone di campagna. Dapprima PETTORAZZA GRIMANI, dal cui toponimo si intuisce quale famiglia nobile avesse in loco consistenti proprietà, testimoniate dall’imponente corte che si individua chiaramente dall’argine.
Poi PETTORAZZA PAPAFAVA con il Santuario della Madonna delle Grazie, costruito dai conti Papafava dei Carraresi nel XVI secolo e connotato da un caratteristico campanile con la cupola a cipolla. Infine la località PALAZZO CORNI, che prende il nome dal palazzotto settecentesco che la caratterizza.
A questo punto scendiamo dalla strada arginale per proseguire sulla ciclabile che affianca la provinciale sino a BEVERARE. Qui prendiamo la direzione per Cà Emo e, raggiunto lo scolo Tron, lo seguiamo per alcuni chilometri in un lungo rettilineo per attraversarlo al ponte successivo e seguire un altro scolo, il Ceresolo, sino alla località di SARZANO, frazione alle porte di Rovigo, città nella cui piazza Garibaldi si conclude il nostro interessante circuito. Un percorso di circa 60 km complessivi, differenziato tra andata e ritorno per renderlo più interessante dal punto di vista dell’osservazione del paesaggio, allietato dal ristoro che il Consorzio ha messo a disposizione dei partecipanti presso l’idrovora Tron.
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Come citare questo articolo
Cinzia Malin, Giuseppe Bozza. “Bici e bonifica”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/bici-e-bonifica/