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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La Madonna della Salute

L’Oratorio di Villa Rosetta Chiereghin, di rilevante pregio architettonico, fa pensare ad un intervento del Longhena a Polesella

di Ventaglio Novanta

Ventaglio Novanta n. 54 2017 pp. 40–43

A volte testimonianze di una fede con connotazioni tipicamente popolari, altre volte retaggio di un passato veramente antico (con ascendenze addirittura pre-cristiane), altre volte ancora nati per completare il disegno aristocratico della villa padronale, gli oratori punteggiano il territorio polesano. Beni architettonici ritenuti minori e per questo spesso trascurati, che però, fortunatamente, negli ultimi anni sono spesso divenuti motivo di una riscoperta (magari con motivazioni prevalentemente culturali ed identitarie piuttosto che di fede) facendo uscire non pochi di questi edifici sacri da un periodo di oblio.

Tra gli altri – spesso citato anche per la sua possibile ascendenza alla maestria del celebre architetto veneziano Baldassarre Longhena (1598-1682) – spicca a Polesella l’Oratorio della Madonna della Salute presso villa Rosetta Chiereghin. Un complesso architettonico di rilievo questo, risalente alla fine del ‘600, il cui edificio padronale si caratterizza per essere affiancato ad entrambi i lati da un doppio loggiato. E sulla sinistra, in posizione avanzata, prospettando sulla pubblica via, sorge l’originale oratorio dedicato alla Madonna della Salute.

Diciamo subito che gli aspetti più connotanti del sacro edificio sono riscontrabili all’interno, giacché l’immagine esteriore è all’insegna della sobrietà e della mancanza di elementi ricercati. Una facciata che fa pensare al “primo Rinascimento”, caratterizzata da una indubbia armonia ispirata allo spirito classico. Aspetto questo alquanto strano giacché la costruzione – la cui data è iscritta in una lapide – risale al 1727, periodo in cui molti architetti abbondavano in fronzoli, colonne sormontate da capitelli con ricami imprevedibili, curve, frontali interrotti e arzigogoli vari.

Uno stile sobrio, dunque, ma non povero quello che caratterizza l’esterno del tempietto, lungo la cui facciata corrono lesene binate di ordine gigante, sormontate da capitelli ionici su cui si appoggia la trabeazione che sorregge il frontone dentellato sormontato da tre pinnacoli. Limitate concessioni all’estro settecentesco sono riscontrabili soltanto nelle modanature curvilinee del portale e nel rosone ottagonale, i cui lati sono caratterizzati dall’intercalare di linee rette e curve.

Completamente diversa l’atmosfera che si vive all’interno del tempio, reso suggestivo dal ricercato gioco di pilastri, colonne, cornici e rialzi del pavimento, che danno la sensazione di una spazialità ben superiore a quella effettiva.

Il pavimento, caratterizzato da due tonalità di marmo rosso, si alza a metà dell’oratorio per la presenza di un primo gradino all’altezza del transetto. Una balaustra separa questa zona, – che assume la funzione di presbiterio – dal resto del tempio.

Ad entrambi i lati della balaustra si erge una slanciata colonna, affiancata da una parasta, con capitelli ionici. Sopra questi elementi, distanziato da un complesso cornicione, prende vita un grande arco che marca architettonicamente la parte sommitale della navata, congiungendo le due pareti laterali.

Di sicuro effetto scenografico anche il cornicione a più fasce, dentellato nella parte più elevata, che corre lungo tutto il perimetro interno dell’oratorio.

A metà del transetto-presbiterio un altro gradino, su cui poggia la predella dell’altare in marmo. Sopra l’altare spicca il ciborio sul quale si innalza una bella scultura della Vergine con Bambino: la Madonna della Salute a cui è dedicato il sacro edificio.

L’area del presbiterio è delimitata nella zona retrostante da altre due colonne e paraste che sorreggono una seconda grande arcata, oltre la quale prende corpo il catino dell’abside.

La luce interna si concentra in quest’area del presbiterio, dove si aprono due simmetriche finestre laterali oltre l’elaborato cornicione. Un’altra apertura si trova nel catino dell’abside contrapposta a quella del rosone sopra l’entrata.

Le pareti si presentano candide per la mancanza di affreschi o quadri, mentre l’arredo, oggi non più presente, era rappresentato da una struttura lignea, addossata alle pareti, con panche (forse facenti la funzione di coro) e due confessionali: lavori accurati, con intagli di gusto barocco, che hanno fatto pensare all’arte lignea di Andrea Brustolon (1666-1732).

E’ dunque quello di Villa Rosetta Chiereghin un oratorio davvero particolare, di sicuro pregio sotto il profilo architettonico ed artistico, tanto che – come detto – non sono mancati riferimenti al celebre Baldassarre Longhena, autore della famosa chiesa della Madonna della Salute di Venezia. Nei confronti della quale in effetti non mancano alcune analogie, riscontrabili, oltre che in alcuni richiami stilistici, anche nella presenza della statua della Vergine con Bambino: quella che impreziosisce l’altare dell’oratorio di Polesella è stata scolpita da Jacopo Contiero, ad immagine di quella realizzata per la chiesa veneziana da Le Court, scultore di origine fiamminga, operante a Venezia dal 1657 e collaboratore, appunto, dell’architetto Longhena.

Una sosta a Polesella, paese caratterizzato da varie importanti ville venete, è sicuramente da programmare. In tal caso da non dimenticare, dunque, una visita all’Oratorio di villa Rosetta-Chiereghin, che però non è scontata, dato che il tempietto solitamente rimane chiuso, per aprire le sue porte ai fedeli il 21 novembre, giusto nella festa della Madonna della Salute.

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Come citare questo articolo

Ventaglio Novanta. “La Madonna della Salute”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-madonna-della-salute/

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