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ARTEOGGI

Giovanni Trevisan, pittore… e altro

Spirito libero ed anticonformista, l’artista della “Colombara” trova nella pittura un magico mezzo di espressione

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 54 2017 pp. 105–108

Il look è quello di un patriarca, dominus de “La Colombara”, una corte storica, che sorge non lontano dal Po in quel di Occhiobello: più precisamente nella popolosa frazione di S. Maria Maddalena, da cui però il complesso architettonico è discosto, lungo la via Piacentina che porta a Fiesso Umbertiano.

Il personaggio – capelli canuti, mossi ed inanellati fino alle spalle, volto abbronzato, segnato da solchi che fanno pensare ad una molteplicità di esperienze, unitamente alla determinazione nel progettare e nel fare – si presenta quasi come un’icona vivente di tempi eroici, quando vissero grandi artisti, quali Michelangelo, Leonardo, o Caravaggio, per citare quelli da lui più amati.

Stiamo parlando di Giovanni Trevisan, Gianni per gli amici, una sorta di demiurgo nell’antica corte, già dimora, a cavallo tra Sette e Ottocento, di Carlo Cavriani, al tempo proprietario anche di una flottiglia di mulini sul Po, nonché personaggio legato alla Carboneria.

Questo ambiente, che rimanda a intrepide vicende storiche e a mitiche presenze, è stato fatto rinascere una ventina di anni fa dall’arch. Trevisan con l’idea di attivare un centro di accoglienza e di studio, dando vita nel contempo ad un importante polo per attività sportive e ricreative.

E in questo luogo, in cui passato e futuro hanno trovato un solido punto di equilibrio, c’è uno spazio particolare dedicato alla pittura, attività che occupa un posto non secondario nel cuore e nei pensieri di Giovanni Trevisan. Il quale, nonostante abbia raggiunto già da tempo l’età della pensione, è tuttora impegnato nell’attività di progettazione, curando, fra le altre, un’importante iniziativa nell’isola di Malta.

La pittura dunque, come momento creativo e balsamo per uno spirito mai domo, sempre pronto a spaziare ben oltre i confini del Polesine. La pittura come mezzo per attingere al mondo della fantasia, per realizzare immagini suggestive in grado di appagare in primis l’autore ma sicuramente anche quanti ad esse si accostano.

Quello che Gianni Trevisan mette sulla tela è mondo sospeso tra realtà e sogno, un mondo che spesso ha un nome ben preciso, noto in ogni continente per la particolarità del suo essere: Venezia, la “serenissima”, città fatta di fantastiche architetture sorgenti dalle acque; città ove realtà e mito si fondono e dove, fra l’altro, vanno cercate le stesse origini di Gianni Trevisan che proprio a Venezia ha a lungo vissuto dirigendo un fiorente studio di architettura. C’è chi ha paragonato Trevisan a Canaletto per le sue ampie vedute veneziane. Paragone solo parzialmente vero, legato proprio alle suggestive immagini della città dei sogni; con una sostanziale differenza: Canaletto dipingeva in loco, con grande attenzione al reale da riprodurre nella tela; Trevisan dipinge per lo più a memoria, riportando nel quadro l’incanto delle architetture piuttosto che la realtà particolare. Le opere dell’artista dimorante alla Colombara propongono infatti spesso fascinose immagini di scorci veneziani impressi nella sua mente, con l’aggiunta di presenze di fantasia: per lo più figure femminili dai corpi nudi, spesso dalle forme abbondanti, che fanno pensare a raffigurazioni michelangiolesche.

Emblematico a tal proposito il dipinto dedicato alla magnifica piazza di San Marco, con la secolare basilica sullo sfondo: in primo piano, sulla destra, una accosciata presenza femminile dalle forme generose, che sembra in procinto di alzarsi per fuoriuscire dal quadro; verso sinistra, leggermente arretrati, i quattro cavalli, magicamente scesi dal terrazzo della cattedrale, reinventati vivi e scalpitanti nella piazza deserta.

Un’immagine dalle suggestioni metafisiche, che però rimanda alla pittura classica. Non a caso infatti sono i grandi del Rinascimento a costituire i riferimenti culturali ed emotivi sedimentatisi nell’animo di Trevisan, il quale si manifesta indifferente e critico nei confronti degli sperimentalismi e delle correnti del ‘900. Anche se forse nel suo operato possiamo trovare influssi del movimento pittorico dell’Espressionismo fiorito a cavallo tra Otto e Novecento. E ciò sia per l’idea che la pittura deve essere prima di tutto “espressione” dell’animo dell’artista, sia ancora per la pregnanza dei segni e la predilezione di colori vivaci. Un’evidenza questa che balza agli occhi in particolare nel quadro che raffigura il mitico rapimento di Europa da parte di Giove fattosi toro.

In ogni caso Trevisan non è personaggio da farsi incasellare all’interno di un movimento o di una corrente di pensiero: spirito libero ed anticonformista, l’artista della “Colombara” trova nella pittura un magico mezzo di espressione con cui realizzare visioni e sogni. E, a dispetto dell’avanzare dell’età, non mancano nuovi progetti. Tra i quali quello, in fase di realizzazione, di raccogliere le sue tele in un ambiente appositamente individuato presso la Colombara, aggiungendo anche la documentazione dei suoi progetti architettonici, nonché la raccolta di vari studi compiuti da giovani architetti che con lui si sono confrontati per le loro tesi di laurea… ed altro ancora.

L’idea è quella di dare vita ad una sorta di innovativo Museo-laboratorio, aperto agli studiosi e più in generale alle persone di buona volontà che possono qui sostare in piena autonomia per accedere alle documentazioni presenti, ma anche navigando in internet per portare la mente a nuovi inesplorati approdi.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Giovanni Trevisan, pittore… e altro”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/giovanni-trevisan-pittore-e-altro/

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