Dopo il successo di una articolata esposizione nelle sale del chiostro di San Bartolomeo, Andrea Pirani ha presentato in Accademia dei Concordi una piccola mostra dei suoi ultimi lavori e di due opere donate alla stessa Concordiana. E questa donazione assume anche un valore altro, riallacciandosi a una tradizione, ahimè, perduta, quando cioè artisti di fama e di interesse lasciavano, al termine di una esposizione nelle piccole sale dell’Accademia dei Concordi, un’opera, che andava ad arricchire le collezioni della pinacoteca.
Andrea Pirani è artista giovane, non d’età ma di temperamento, come dicono in Spagna. E questa giovinezza artistica impastata di curiosità ed entusiasmo e soprattutto fiducia nel colore caratterizza una produzione che è ormai consistente ed è, per così dire, in movimento, nel senso che si rinnova in continuazione, rinascendo ogni volta da se stessa.
La forma si può raggiungere a condizione di una perdita di quello che si credeva definitivo. È anche per questo che le opere di Andrea Pirani si collegano e si richiamano l’una con l’altra, giocando su piccole variazioni e digressioni e, sempre, sulla eccitazione del colore, in una trama continua di accostamenti e separazioni, lasciando campo libero all’informale, ma con un’acuta nostalgia della figura. Così, poco per volta, quelle forme, dilapidate in certi furori cromatici, riappaiono quasi di sottecchi, tanto che non è sempre facile riconoscerle, perché si tratta di sembianze e figure illusorie, allusive, sogni dissolti, fughe e ripensamenti. E proprio queste sembianze e figure diventano la chiave di lettura del senso stesso dell’opera e del suo disporsi. Con queste sue opere (alcune di grandi dimensioni e tutte realizzate dipingendo su fogli poi applicati su un diverso supporto) l’artista ci accompagna lungo il percorso di una forma ormai logorata dal rapporto con una società in crisi che, gradualmente, si dissolve e si perde, per poi essere riconquistata, dopo una serie di attraversamenti,
Emerge subito il senso di una essenzialità visiva, solo apparentemente confusa, ma strutturalmente connessa a una concezione ironica e dinamica dell’esistenza, che si rivela in una gestualità, che tuttavia lascia poco respiro al caso e all’improvvisazione. L’alternanza tra segno segreto e colorismo acceso e incontenibile, esprime l’atteggiamento e l’anima stessa di un artista esuberante ed entusiasta, che nella pittura ritrova e sfoga gli impulsi del cuore.
Macchie, colature veloci, aggressività cromatiche ridefiniscono lo spazio che stenta a contenere un movimento ininterrotto, che gioca su continui rimandi.
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Come citare questo articolo
Sergio Garbato. “Andrea Pirani ai Concordi”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/andrea-pirani-ai-concordi/