La storia più antica del Delta non è segnata da eventi noti e documentati, ma lascia spazio ai miti, ambientati in luoghi dell’immaginario, dell’indefinito.
Delta è sinonimo di terra giovane, mutevole e per questo sfuggente alle definizioni, alle caratterizzazioni, ai limiti intesi come confini fra terre incise e divise dai fiumi. Qui il paesaggio ha contorni sfumati, con estremi e instabili lembi di sabbie, dove acque dolci e salate si rimescolano continuamente.
Terre mutevoli, dunque, che però in antico furono considerate tutt’altro che inospitali, e, per la loro vicinanza al mare, furono sede di un’ampia rete di scambi commerciali e culturali con popolazioni diverse. La documentazione archeologica attesta una frequentazione di queste terre da parte di popolazioni provenienti dal Mediterraneo orientale e dall’Etruria.
Navigando lungo il fiume di Adria – un antico ramo del Po – pregiate merci prodotte dai Micenei giunsero nel XII secolo a.C. a Frattesina di Fratta Polesine, una vera metropoli del protovillanoviano. Qui esistevano officine per la produzione di monili d’ambra, resina fossile, preziosa per gli antichi più dell’oro, che veniva estratta nel mar Baltico, per essere lavorata nelle forme e nei modi tipici della cultura micenea, creando perle simili a quelle trovate a Tirinto.
Mito e realtà
L’Egeo si può considerare la culla della cultura europea, dove hanno avuto origine i miti, giunti fino a noi grazie alla letteratura e all’iconografia dell’arte greca e romana. La mitologia, in base a recenti studi, può essere intesa come la trasposizione del reale in un mondo idealmente perfetto, dove trovano posto e senso di essere tutte le inclinazioni del genere umano, ma anche la sua storia, le sue origini e persino i luoghi più remoti, conosciuti o idealizzati dai naviganti dell’epoca. L’Eridano era uno di questi, un fiume ideale, che si collocava a Nord, lontano dai porti della Grecia, nelle altrettanto mitiche isole Elettridi, feconde di ambra.
Fetonte, nel suo folle viaggio con il carro paterno, precipitò e morì in queste aree remote, ma ricche di approdi accessibili ai navigatori greci. Viene spontaneo identificare l’Eridano con il Po che scorreva presso Frattesina, luogo reale, documentato da preziose e significative testimonianze archeologiche, ma sicuramente anche luogo del mito per le popolazioni che scambiavano merci provenienti dall’Egeo, con queste terre lontane.
Questa diramazione fluviale dagli studiosi è stata denominata ‘Po di Adria’, in quanto, attorno il VI secolo a.C., lungo le sue sponde si sviluppò Adria antica, importante centro portuale, crocevia di popoli, di lingue, di culture diverse.
La storia antica di questo centro è da tempo cosa nota, grazie alle ricerche condotte fin dal XVIII secolo dalla famiglia Bocchi, ma scoperte recenti provano l’esistenza di insediamenti tipici della civiltà terramaricola databili al Bronzo recente, anteriori di qualche secolo allo sviluppo di Frattesina. Secondo le attuali conoscenze questi antichi insediamenti, scomparvero, e per un lungo periodo, che va dal XII al VI secolo, non vi sono testimonianze significative.
Un crogiuolo di popoli
Quando nel VI secolo a.C., Adria ricompare nel panorama della storia, ha la fisionomia di un centro di primo piano, caratterizzato da una notevole varietà culturale. La cultura dei Veneti antichi, che fiorì nei vicini centri di Este, Padova, Altino, lambisce marginalmente quest’area, dove le testimonianze archeologiche sono espressione molto più pregnante di popoli greci ed etruschi.
Queste antiche civiltà furono attratte qui dalla possibilità di ampliare la loro rete di scambi, tramite una complessa rete di percorsi fluviali, che dall’Adriatico poteva raggiungere i centri più interni dell’area padana per arrivare infine, tramite i passi del Brennero e di Resia, nelle aree alpine e transalpine.
Adria fiorì dunque nell’antico Delta e divenne così importante da dare nome a quella parte di mare in cui sfociava il suo fiume. ‘Adria, il suo fiume ed il suo mare’ sono strettamente connessi, come affermano Ecateo e Teopompo, storici del V e IV sec. a.C.
La città, grazie alle caratteristiche del suo territorio, fu particolarmente attrattiva per le popolazioni attive nel bacino del Mediterraneo. Un passo di Erodoto ricorda in particolare i Focei, giunti dall’area ionica fino alle coste dell’Adriatico.
Il primato di Adria
Pochi frammenti di ceramica, databili ai primi trent’anni del VI secolo, provenienti da Corinto, tramite l’isola di Corfù, fissano l’inizio di una storia destinata in breve tempo a divenire illustre.
Il culto di Apollo caro agli Egineti, la tecnologia tipicamente etrusca della lavorazione del bronzo, il rituale del banchetto caratteristico del mondo greco, convivono assieme nell’antica Atria, restituendoci l’immagine di un luogo vivo e ospitale, tutto immerso in un fervore produttivo da tempi moderni.
Qui giungevano pregevoli ceramiche create nella regione di Atene ricolme di olio, vini, e profumi preziosi per essere scambiati con i prodotti della fertile terra padana, ma anche con i metalli estratti nell’Etruria, ricca di minerali.
La fisionomia spiccatamente mercantile che caratterizza questo centro è quella tipica degli emporia, un sistema di scali portuali basato sul libero scambio tra popoli di etnie diverse.
Da questa particolare situazione trae beneficio il territorio circostante, dove si sviluppano altri insediamenti minori nell’entroterra, e presso l’antica linea di costa. Questi centri costieri rivestono una particolare importanza per la loro posizione geografica, che li qualifica come bocche di porto di un’ampia area lagunare, che aveva come fulcro l’antico scalo portuale.
L’economia florida di scambi commerciali si mantiene, anche se con fasi alterne, fino alla fine della prima età imperiale, lasciando tracce consistenti di infrastrutture e monumenti pubblici nell’antico centro urbano. Nelle aree rurali spiccano ancora oggi, grazie all’analisi di foto aeree, i segni di tracciati stradali e di ripartizioni agrarie di epoca romana.
Le testimonianze dell’antico passato
Le testimonianze di questo glorioso passato non sono oggi visibili in superficie, per cui, si devono ricercare tra le vetrine del Museo Archeologico Nazionale della cittadina, che oggi è posta nella parte più occidentale del Delta del Po.
Indagare sulle cause di una tale mancanza e restituire alla cittadinanza e ai visitatori l’immagine di monumenti documentati da ricerche archeologiche, ma sepolti sotto strati di terra o edifici moderni, è oggi possibile grazie anche all’uso di nuove tecnologie.
Questo si prefigge un progetto denominato “Adria nascosta” promosso e finanziato dalla Fondazione Scolastica Carlo Bocchi che è in fase di attuazione e sarà illustrato nel prossimo numero di questa rivista, in cui ricorderemo anche un itinerario che, partendo dall’ostello dell’Amolara, si snoda lungo le vie della città alla ricerca di qualche traccia del passato.
Prima di compiere questa escursione, sarà però bene portarci al Museo Archeologico per sostare presso alcuni dei più importanti reperti esposti, che documentano la straordinaria ricchezza della storia di Adria antica.
Referenze fotografiche: Adria Museo Archeologico Nazionale, Archivio fotografico del Polo Museale del Veneto, su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
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Come citare questo articolo
Sandra Bedetti. “Atria e il Delta antico”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/atria-e-il-delta-antico/